Il mio PD

VIVI IL PD, CAMBIA L’ITALIA

Il Partito Democratico è stato fondato su regole democratiche in cui anche i simpatizzanti e gli elettori si fanno carico delle responsabilità di eleggere il proprio segretario. Il nome “Partito Democratico” è molto impegnativo, ma lo abbiamo scelto e dunque dobbiamo tener fede agli impegni che ci siamo prefissati. Non sarà facile ma abbiamo l’obbligo almeno di provarci con le Primarie del 25 ottobre.

Quest’anno, a differenza delle primarie plebiscitarie con cui sono stati eletti Prodi e Veltroni negli anni scorsi, abbiamo la seria opportunità di scegliere da una rosa ampia di candidati tutti credibili: Pier Luigi Bersani, Dario Franceschini e Ignazio Marino. Tutti nomi importanti e conosciuti, ma io ho scelto il Senatore Ignazio Marino perché è l’unico a dire chiaramente come dovrà essere il Partito Democratico del 26 ottobre.

Ignazio Marino è un chirurgo di fama mondiale: è specializzato nei trapianto di fegato ed ha lavorato per quasi 20 anni nelle maggiori Università americane (Pittsburgh soprattutto) e appena tornato in Italia ha fondato a Palermo l’ISMET, il primo centro trapianti del sud Italia. Nel 2006 è stato eletto come indipendente nelle file dei DS al Senato della Repubblica, e nel 2008 ha aderito al PD di Veltroni con cui si è ricandidato, ed eletto, nuovamente al Senato. E’ stato Presidente della Commissione Sanità al Senato ed è stato il fautore della legge sul testamento biologico bocciata dal Governo anche con l’aiuto di esponenti ultra cattolici del Partito Democratico (Binetti, Bianchi, Rutelli, Fioroni ecc.).

Oggi si candida a guidare il Partito Democratico del futuro ed ha il mio completo appoggio.

Un PD che decide. Il PD in questi due anni è stato debole perché al suo interno si sono create delle spaccature che, a loro volta, hanno dato vita a delle correnti di pensiero e di idee che hanno portato alle dimissioni di Walter Veltroni perché non riusciva a governare per via del golpe interno. Nella mozione programmatica del Senatore Marino è scritto chiaramente nero su bianco che l’unica corrente possibile è quella del Partito Democratico. Naturalmente non si possono cambiare decenni di apparati all’indomani dell’elezione di Marino a segretario, ma è importante dare l’input con il quale non sono più gli apparati a fare la differenza, ma le singole idee le quali si metteranno ai voti e da li’ uscirà la linea del Partito espressa a maggioranza, e questa linea dovrà essere condivisa da tutti proprio perché decisa democraticamente e a maggioranza. Questo per tener fede all’impegno preso con gli elettori che ci vogliono decisionisti senza se e senza ma.

Il partito dei SI e dei NO. Il Partito Democratico è stato spesso oggetto di critiche perché non seguiva le linee di principio formulate agli elettori e perché non riusciva a dare una linea sicura e condivisa da tutti gli esponenti.
Il Senatore Marino su queste regole è molto fermo: Sì è Sì No è No, tutto il resto è del maligno!

Lavoro. Per dare maggiori garanzie ai lavoratori, abbassare i costi contrattuali delle imprese e favorire la massima occupazione, si deve fare ricorso alla flessibilità intesa non come precarietà, ma come possibilità di arricchimento personale e professionale.
Diritti della persona. La laicità è un metodo: significa affrontare ogni questione con rigore e con la massima obiettività possibile, nell’interesse generale e non di una parte sola. Significa non porsi nel dibattito pensando di possedere la verità o di avere ragione a priori ma lasciarsi sempre prendere dal dubbio che l’altro può avere ragione.
Giustizia. Uno degli ostacoli maggiori allo sviluppo del Paese e alla costruzione di una società più libera e giusta è l’illegalità diffusa. L’infiltrazione della criminalità organizzata nell’economia (in particolare, ma non solo, del Sud) e nel tessuto produttivo del Paese priva i cittadini del diritto alla libertà personale e di iniziativa economica. Vogliamo processi, sia civili che penali, celeri ed equi, improntati alla certezza del diritto, alla ricerca della verità e al rispetto delle garanzie per ogni parte processuale.
Sanità. La salute è il bene più prezioso e va tutelato e protetto per tutti, attraverso l’accesso universale a tutte le prestazioni fornite dal Servizio Sanitario Nazionale, senza alcuna discriminazione. Al centro del sistema va riportata la persona, che deve poter influire sulle decisioni prese a tutti i livelli e a cui rivolgere politiche di prevenzione e promozione di stili di vita.
Istruzione. Restituire alla scuola una funzione sociale e di sviluppo dei territori per stimolare la mobilità sociale.
Rilanciare la ricerca universitaria, con finanziamenti erogati sulla base di valutazione rigorosa della qualità dei singoli atenei in termini di didattica e ricerca, costruita sull’autonomia degli atenei e capace di promuovere la mobilità di studenti e ricercatori.
Immigrazione. Qualità e innalzamento dei servizi, regole e solidarietà: questo sono le vere risorse per fronteggiare, con sicurezza e serenità, i grandi flussi migratori. Serve una massima durezza contro illegalità e crimine e al tempo stesso occorre facilitare il processo per regolarizzare le tante migliaia di brave persone che sono indispensabili all’Italia e che cercano lavoro e futuro.
Fisco. Usare la leva fiscale, oltre che per reperire le risorse finanziarie, per sollecitare gli operatori economici ad adottare comportamenti virtuosi, corretti ed etici.
Ambiente. L’ambiente è la chiave per affrontare in modo sostenibile e competitivo il futuro, puntando sull’economia verde, su fonti energetiche alternative, sull’innovazione e la ricerca.
Informazione e stampa. Un paese democratico deve garantire la libertà di informazione: dobbiamo risolvere i conflitti di interesse di oggi e prevenire che nello sviluppo delle nuove reti di comunicazione si creino nuovi squilibri, garantendo invece sempre la libertà di informazione e comunicazione di ciascuno.
Politica. Riformare la legge elettorale in senso maggioritario e uninominale. Superare il bicameralismo perfetto, trasformando il Senato in Camera delle Regioni. Ridurre il numero di parlamentari ed eletti a tutti i livelli e semplificare il sistema delle autonomie locali, per ridurre i costi della politica e dell’amministrazione. Promuovere un nuovo e più deciso assetto federale, con maggiore distribuzione di risorse ai comuni, rafforzamento della premialità per gli enti virtuosi, la responsabilizzazione delle sedi politiche locali.

Continua…

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