Il taumaturgo della politica italiana

Il taumaturgo della politica italiana

Berlusconi fa incetta di interviste e comparsate televisive, passa da 7 a 70mila followers su Twitter in una notte e Fini se la prende. Adesso è davvero cominciata la campagna elettorale.

Per Silvio Berlusconi il nuovo anno inizia esattamente come è finito il vecchio, cioè tra radio, tv e primi cinguettii su Twitter. Si vede che è tornato il solito vecchio Silvio soprattutto da come s'arrabbia l'ex compagno di merende Gianfranco Fini su Twitter

Del resto, con la campagna elettorale incombente (a proposito: ma alla fine si candiderà a premier oppure no?), il Cavaliere deve necessariamente fare i salti mortali per compensare il doppio nemico - quello storico, "i comunisti", e il nuovo "leaderino" Monti - per cui nessuna vacanza esotica ma in viaggio per l'Italia col popolare Frecciarossa insieme all'ormai fidanzata ufficiale. Si arranca anche in tv, luogo sacro all'ex premier: attacchi a 360 gradi a tutti e tutto, Silvio non si contiene.

Tra ieri e l'altro ieri abbuffata in radio e tv, oggi su Sky ha fatto capire quale sarà il suo programma elettorale e, speriamo, come farà ad eliminare l'Imu senza far soffrire un'altra volta i comuni come cinque anni fa con l'Ici. Stavolta però sembra diverso, c'è Monti a far da contrappasso con l'elettorato di centro-destra: il premier dimissionario potrebbe fare la differenza tra il populismo berlusconiano e le vere esigenze del Paese (e di una parte di elettori di destra).

Il taumaturgo italiano ha parlato: Monti? È «uno dei tanti leaderini», destinato a fare da «ruota di scorta al Pd», «comprimario di Fini e Casini» che restano la soltia «iattura, con un programma privo dei temi etici tanto cari a loro e al Vaticano». E poi continua: uno che «taglia la sanità ma trova i soldi per le banche». Ma i suddetti tre «sono avversari, solo in quanto tentano di portare via dalla coalizione dei moderati dei voti per aiutare la sinistra. Il vero avversario è il Pd di Bersani, un voto al "centrino" è dannoso per l'Italia».

En passant, non esclude che l’Italia possa essere costretta a uscire dall’euro se la Bce non garantirà i debiti dei Paesi sovrani. Ribadisce che la magistratura è «un cancro che affligge la democrazia» poiché implica «un uso politico della giustizia», che la candidatura di Ingroia con la Lista Arancione è «inaccettabile», e garantisce - facile crederci - che lui non candiderà nessun giudice o pm. Discorde il giudizio - anche se le conclusione sono pressoché identiche - per Pietro Grasso, il procuratore antimafia candidato con il Pd: «Lo stimo perché è un tipo di magistrato ben diverso dagli Ingroia, dai Di Pietro o dai Caselli, ma avrei preferito non vederlo scendere in politica. Io non lo avrei candidato». Mentre fa capire che con la Lega dietro le quinte la trattativa prosegue. Insiste che con il Porcellum va indicato il nome del leader della coalizione, che è lui, e - udite! udite! - non quello del premier «che verrà scelto successivamente».

Tra una stoccata e l'altra, Berlusconi ha trovato il tempo di benedire la candidatura di Francesco Storace in Lazio e - "se la base capisse..." - quella del segretario leghista Bobo Maroni al Pirellone. Ma se per la Lombardia la fiducia per una vittoria elettorale è decisamente alticcia per via degli equilibri politici di Milano e del Senato romano, per il Lazio il discorso è completamente diverso dato che, a conti fatti, la regione è data per persa proprio per la candidatura di un eterno nemico come l'ex ministro della salute: «Siamo amici, ha molta esperienza, è stato perseguitato dalla giustizia e può farcela». Il bacio della tarantola...

Berlusconi però gioca anche su Twitter. Non esistono campi preclusi all'ex premier, ed eccolo riappropriarsi del mezzo con un balzo poderosissimo sul micro-blogging passando da 7mila a 70mila followers nella sola notte di capodanno. Le malelingue dicono che se li sia comprati quei sessanta e passa mila followers, del resto Twitter è famoso per il mercato nero dei seguaci in blocco. Il caso vuole, però, che lo spin doctor del Cavaliere nonché guru tecnologico del Pdl, l'onorevole Antonio Palmieri, abbia smentito quasi immediatamente l'attribuzione di quei falsi followers: «@Berlusconi2013 non è del Cavaliere, è un account riconducibile a un gruppo di volontari». Colpa dei fan, insomma. È la campagna elettorale, bellezza.

About the Author

Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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