L’India giustizia il colpevole dell’attentato al Parlamento del 2001

L’India giustizia il colpevole dell’attentato al Parlamento del 2001

L'impiccagione di Muhammad Afzal, noto come Afzal Guru, militante di 43 anni del gruppo Jaish-e-Muhammad, ha avuto luogo dopo più di un decennio dall’attentato suicida contro il Parlamento indiano, avvenuto il 13 dicembre 2001, in cui cinque miliziani armati di granate, pistole ed esplosivi aprirono il fuoco uccidendo nove persone, la maggior parte dei quali funzionari della sicurezza. L'impiccagione ha provocato proteste da parte dei gruppi per i diritti umani, preoccupati per il crescente uso della pena di morte in questi casi.

Afzal era stato riconosciuto colpevole di cospirazione e condannato a morte da un tribunale speciale nel 2002. Nel 2004, la Corte Suprema indiana ha confermato la sua condanna a morte. Dopo l'esecuzione sono scoppiati scontri nella città di origine di Afzal, Sopore, nella parte settentrionale dello Stato di Jammu e Kashmir, e la polizia e unità paramilitari sono state chiamate per ristabilire l'ordine. Alcuni giorni prima dell'esecuzione, il Presidente indiano Pranab Mukherjee aveva respinto la richiesta di grazia presentata dalla moglie di Afzal, secondo quanto riferito da The Press Trust of India, aprendo la strada per la sua impiccagione nel carcere di Tihar, vicino a Nuova Delhi.

Gli scontri nella città di Afzal dopo la sua morte si sono verificati nonostante l'imposizione di un rigido coprifuoco nella regione, per prevenire azioni dei separatisti. Le autorità di Srinagar, la capitale estiva del Kashmir, avevano chiesto ai residenti di rimanere in casa ed avevano chiuso la strada statale per un giorno. Omar Abdullah, primo ministro di Jammu e Kashmir, aveva fatto appello per la pace e la calma: «Capisco che vi è un certo grado di angoscia e ci sono alcune persone che vorrebbero approfittare della situazione - ha detto Abdullah - Faccio appello al popolo per permetterci di superare tutto questo con la pace e di non ricorrere a proteste violente».

Rappresentanti del Partito del Congresso, al governo, hanno detto che l'esecuzione è un segno che l'India non tollera atti di terrorismo: «Chiunque commetta atti di terrorismo sarà punito - ha detto Rashid Alvi, portavoce del Partito del Congresso - La gente ed il governo del nostro Paese hanno tolleranza zero nei confronti del terrorismo».

L'opposizione del Partito Bharatiya Janata ha criticato il ritardo del governo nel praticare l'esecuzione: «L'attacco al Parlamento indiano è avvenuto nel 2001, cioè 12 anni fa, ed è stato un attacco contro l'India» afferma Ravi Shankar Prasad, uno dei portavoce del partito. Lo scorso 21 novembre, l'India ha impiccato il pakistano Ajmal Kasab, unico uomo armato superstite degli attacchi terroristici del novembre 2008 a Mumbai, mettendo fine ad una moratoria delle esecuzioni di otto anni. «L'impiccagione di Afzal Guru, che segue di poco l'impiccagione di Ajmal Kasab nel mese di novembre, indica una tendenza molto preoccupante da parte del governo indiano», ha dichiarato Meenakshi Ganguly, direttore per l’Asia del Sud di Human Rights Watch.

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