Dal 1 febbraio 2013 in Italia c’è più religione!

Dal 1 febbraio 2013 in Italia c’è più religione!

Il 17 gennaio  scorso è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la legge sull'Intesa con l'Unione Buddhista Italiana (3° culto nel nostro paese per numero di professanti) che rende effettiva la sua applicazione. Raggiunta è l'intesa anche con l'Unione Induista Italiana.

Queste due religioni sono state riconosciute e approvate, così come avvenne nel 1989 quando vennero stipulati gli accordi con le Comunità ebraiche.

L'ora di religione a scuola non sarà più l'ora in cui si studia o si dovrebbe studiare la religione cattolica, dal mese di febbraio 2013, anche altri culti avranno il diritto ad essere insegnati nelle scuole, a celebrare le proprie liturgie e ricevere l'otto per mille.

Lo dice la Costituzione italiana: “Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano”.

Lo stesso vale per la celebrazioni di unioni matrimoniali, riti funebri e feste religiose come il il Vesak, che celebra la nascita, l'illuminazione e la morte del Buddha. Garantire lo svolgimento di questa ricorrenza sarà un diritto riconosciuto dallo Stato. Allo stesso modo verranno riconosciuti a pieno titolo i loro diritti di partecipazione attiva a una cittadinanza inclusiva dove la fede e la ricerca spirituale saranno un valore aggiunto.

Non vale analogamente per l'Islam. Nonostante si tratti della seconda religione più diffusa dopo il Cristianesimo un’intesa con lo Stato sembra ancora molto lontana. Il numero di fedeli musulmani in Italia (di cui la maggior parte sunniti) si aggira attorno al milione e duecentomila individui e non gode di un'istituzione unitaria di rappresentanza nei confronti dello Stato benché numerose associazioni rivendicano la rappresentanza degli interessi dei musulmani residenti in Italia.

Si tratta di una situazione alquanto spinosa. Molte delle loro esigenze, infatti, sono più che mai distanti dalla forma mentis occidentale e quando non vengono considerate sessiste o retrograde vengono considerate pericolose: si va dal diritto a portare il velo (visto in occidente come il simbolo dell'oppressione femminile) all'accettazione dei matrimoni poligamici, etichettati semplicemente come «inaccettabili» e considerati «barbari»  (in quanto spesso vengono contratti con ragazze minorenni o addirittura in età prepuberale), improponibili persino in un paese che non ha raggiunto un grado di modernità tale da rivedere i diritti delle coppie di fatto. Per non parlare del diritto alla macellazione durante specifici riti religiosi o all'alternativa da rendere obbligatoria di fornire un menù halal nelle mense scolastiche.

L'arresto di diversi Imam con l'accusa di fomentazione razzista, incoraggiamento alla «guerra santa» e tentato terrorismo hanno provocate nella popolazione reazioni di rifiuto e di paura. Sono sorti svariati movimenti spontanei di protesta, spesso incoraggiati dalla Lega Nord o da altre figure politiche che si sono spinte impunemente fino al vilipendio alla religione. Considerazioni  islamofobe arrivano ogni giorno dai media e da dichiarazioni di intellettuali anche molto popolari come Magdi Allam e l'ormai defunta Oriana Fallaci che non hanno mai fatto mistero delle loro posizioni anti-islamiche. Ad essere preoccupanti, però, sono soprattutto gli atti di violenza verificatisi negli ultimi anni nei luoghi di culto islamici in Italia.

L'integrazione della popolazione buddhista ed induista, al contrario, passa attraverso decenni di serena e pacifica convivenza.

A conti fatti in Italia vivono ormai oltre 74.000 credenti buddisti (dati Cesnur risalenti al 2002) e più di 115.000 fedeli induisti ( dossier 2008 Caritas/Migrantes), mentre l'1,9%  della la nostra popolazione è costituita da immigrati islamici (stima Caritas/migrantes del 2008).

Tra i banchi delle nostre scuole, ad es., siedono in gran parte studenti stranieri, così tanti da avere sconvolto la tradizionale gestione dei programmi e delle attività curriculari ed extracurriculari, infiammando infinite polemiche sulla pertinenza di questi cambiamenti all'interno di uno Stato a prevalenza cattolica. Nel mirino: crocifissi, preghiera prima dell'inizio delle lezioni (ormai abolita in quasi tutte le scuole), presepi e alberi di Natale allestiti all'ingresso dell'istituto e recite scolastiche che hanno per tema la Natività, menù scolastici e altre ricorrenze della cultura cristiana. In molti plessi scolastici sono state prese decisioni drastiche ritenute necessarie per non urtare la sensibilità delle minoranze.

Chi ha optato perché si rinunciasse a condividere la propria tradizione anche con i membri delle altre comunità risiedenti in Italia ha commesso un errore banale: rinnegare le proprie origini è quanto di più diseducativo si possa trasmettere alle nuove generazioni, quanto di più lontano da una sana integrazione razziale che porti, anche se pur lentamente, ad una totale accettazione di tutte le religioni professate nel nostro paese.

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Il cinema, poi io e infine Bianchina

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