L’Italia al palo tra crisi e crescita

L’Italia al palo tra crisi e crescita

Ci sono momenti in cui tutto è chiaro e si agisce di conseguenza. Il momento politico attuale dovrebbe essere uno di quei casi: crisi economica a livello globale, crisi occupazionale giovanile, disoccupazione dilagante, produttività statica con le aziende che chiudono o mettono in cassa integrazione i dipendenti per lunghi periodi. Ogni governo cerca di mettere la toppa nei buchi di bilancio tagliando gli sprechi, tassando il tassabile e riformando la crescita economica e produttiva. In Italia pare avvenga esattamente il contrario.

I governi di centro-sinistra sono quelli che notoriamente hanno la fama di tassare i cittadini; al contrario, i governi di centro-destra sono invece quelli che non mettono mai le mani in tasca agli italiani. Si arriva però al punto che le tasse, odiate quanto si vuole, devono necessariamente assorbite dal sistema Italia per compensare la caduta libera. Una maggioranza di centro-sinistra, fosse stata oggi al governo, avrebbe quasi certamente introdotto qualche nuovo balzello e avrebbe indotto l'economia a crescere anche con la forza; l'attuale governo di centro-destra sta facendo esattamente il contrario.

Non voglio speculare su destra o sinistra, voglio solo dire che un esecutivo forte, che si rispetti e che ha veramente a cuore le sorti del paese, oggi avrebbe già pronta una manovra consistente di svariati miliardi senza tener conto delle lamentele di opposizione, cittadinanza e frondisti interni perché quella è la strada da percorrere. La concezione è abbastanza semplice, la realtà è assolutamente diversa.

Nelle ultime tre settimane abbiamo assistito al teatrino della politica fatta di scarsa risolutezza e di politici senza pelo sullo stomaco. Non c'è dubbio che la crisi ha messo in ginocchio l'economia mondiale, a maggior ragione ci si aspetta dalla politica quel colpo di coda che faccia la differenza: una manovra forte e coraggiosa risolverebbe i problemi (potrebbe farlo, certo, ma non è un dogma); l'attuale dialogo irrisolto sta portando alla stagnazione della crescita e ad una profonda crisi che non ci permetterà di rimetterci in carreggiata negli anni a venire.

Serve qualcosa di forte, qualcosa che faccia credere alla gente che il governo sta lavorando con fermezza e con delle idee - giuste o sbagliate che siano - per risolvere i problemi del nostro paese.

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La patrimoniale poteva essere un buon inizio se inserita alla voce "grossi patrimoni"; il contributo di solidarietà era una buona norma che tassava un po' di più chi aveva di più senza toccare il lavoratore dipendente da 1.500 euro al mese - possiamo disquisire ad oltranza se 90mila sono tanti o pochi, ma tant'è... - ma soprattutto "toccava" da vicino i compensi dei parlamentari; flessibilizzare il lavoro con norme snelle riducendo l'iter burocratico non sarebbe male, a patto che i diritti acquisiti rimangano invariati ma più moderni e i nuovi assunti abbiano la possibilità di lavorare per campare e non al contrario (a proposito: l'abolizione dell'Art. 18 del CCNL è una fesseria, sappiatelo); tagliare agli enti locali non è il male peggiore se ridotti gli sprechi come abolire le province e premiare i comuni più virtuosi; tassare le rendite finanziarie è probabilmente la cosa migliore che questo governo abbia fatto, se non si rimangiano pure questa; privatizzare le municipalizzate ci renderà liberi da oneri e costi, ma ci porterà verso una tragicità dei conti futuri non indifferente; le pensioni sono il tassello che finora questo governo non è riuscito ad inserire, vuoi per colpa di Bossi vuoi per colpa dei frondisti, la riforma delle pensioni è primaria per assorbire una parte dei costi che l'Inps ha sul groppone: io sono per l'abolizione della pensione di vecchiaia - quindi solo quella contributiva - a patto che non si tocchino quelle di reversibilità perché, purtroppo, rimane l'unico sostegno per le famiglie disagiate.

Un discorso a parte merita l'evasione fiscale. Si era parlato di uno scudo-bis o addirittura di una tassa agli scudati del 2009.
Sia l'una che l'atra ipotesi sono delle sciocchezze indicibili. Aggiungere l'ennesimo scudo è come dire di continuare ad evadere perché tanto lo Stato prima o poi - più prima che poi - ti grazia; mentre tassare gli scudati dell'ultimo condono, per quanto esotica possa essere, è una tassa che ci farebbe perdere credibilità agli occhi dei contribuenti, sia onesti che disonesti. Per quanto riguarda la lotta all'evasione vi cito un aneddoto accaduto durante le mie vacanze: la mattina all'indomani dell'approvazione in CdM della prima manovra, all'uscita dal bar dopo aver fatto colazione, mi ferma un finanziere chiedendomi lo scontrino. Dopo gli accertamenti chiedo se fosse arrivato il momento dei controlli a tappeto, allorché il finanziere risponde pacatamente "sì, ma non si preoccupi, finirà presto". Ecco, questa è la lotta all'evasione italiana.

Mettere un tetto alla tracciabilità dei denari circolanti è una cosa giusta; aumentare l'Iva di qualche punto va bene se riversata sulle tre aliquote (diciamo 0,5-0,5-1 per cento sui tre scaglioni); va bene anche la tassazione maggiorata all'industria energetica se sgrava i fornitori di energie alternative; e va bene soprattutto una lotta all'evasione a 360 gradi che porti a controlli incrociati tra reddito e patrimonio, perché sono proprio loro i maggiori evasori. Lo Stato ne è perfettamente consapevole, e i politici pure.

Con tutto ciò la manovra appena riapprovata - la quarta se non vado errato - ha tutto il tempo per essere nuovamente cassata e riproposta agli italiani come l'ennesima tegola sulla credibilità politica in Europa. Fino a quando Berlusconi e Bossi, con la trama di Tremonti alle loro spalle, penseranno che le mani in tasca agli italiani non si debbano mettere e non si devono nemmeno toccare le pensioni - anche se lo fanno tutti i giorni - il nostro paese continuerà ad essere lo zimbello europeo perché senza credibilità e senza idee non solo per il futuro ma nemmeno per il presente.

About the Author

Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

4 Comments
  1. Hirondo
    1 settembre 2011 at 22:04
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    aumentare l'IVA anche di mezzo punto sarebbe sbagliato: oltre a contrarre i consumi, darebbe benzina solo al sommerso. perché il problema va guardato dal lato di chi sopravvive con ventimila euro (o meno) all'anno - non al mese! - e che già con l'aliquota più comune (20%) di fronte alla scelta se spenderne 1200 "da bravo cittadino" o 8/900 "con lo sconto" non ha poi molta scelta se, oltre che pagare le bollette vuole anche mangiare. (tutte cose con IVA inderogabile che va a pesare sempre e solo sull'ultimo acquirente) mentre chi ha 90mila euro (o più) all'anno, 1200 li spende per una cena senza batter ciglio. poi con il ventilato contributo di solidarietà - che era infine ben poca cosa e deducibile! - Berlusconi ha spiazzato tutti coloro che si sono opposti, rivalutandosi proprio per la massa dei poveracci. (checché ne dicano i sondaggisti) naturalmente condivido la tua chiosa: come hai sottolineato, i politicanti (che paghiamo profumatamente) sembrano avere il cervello spento.

    • 2 settembre 2011 at 07:56
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      Dunque, non credo che l'aumento dell'Iva contragga i consumi perché oggi sono già contratti per via della crisi, quindi un aumento di un punto non farà tanta differenza al cittadino ma ne farà tanta per le casse dello Stato; chi guadagna 90mila l'anno (7,5 lordi al mese, circa 4,5 netti) ed ha 3 figli vive senza permettersi cene da 1200, chi invece è single con la stessa cifra vive da nababbo ben oltre le cene: quanto valgono 90mila euro l'anno? il contributo di solidarietà poteva essere un buon inizio, anche se deducibile, ma tassando solo il pubblico diventa una manna per i manager del privato (bancari, medici, notai, architetti...) Diciamo che una buona idea sarebbe stata quella di tassare i redditi oltre i 150mila e tassare il patrimonio oltre una certa cifra (un milione? due? tre? sai quanti soldi sarebbero entrati...), l'Iva al 21% è quella che si nota meno perché di largo consumo, mentre un aumento di mezzo punto per l'aliquota del 4 e del 10% si nota molto di più perché solitamente sono equiparate ai grossi costi (vedi immobili, gioielli, auto...).

      • Hirondo
        3 settembre 2011 at 18:38
        Reply

        appunto, i consumi sono già contratti per via della crisi! ovvero, la crisi impone riduzioni di personale o, per i fortunati, riduzione di eventuali straordinari nonché, "di straforo", ci fa tornare velocemente a un sistema perverso di "nuovo cottimo". cioè, prima di lasciare il posto di lavoro devi aver finito il lavoro assegnato per quel giorno.  e se ci stai più di otto ore, comunque otto ore ti vengono pagate. questa è la situazione.  quindi quel punto in più di IVA toglierebbe al dipendente medio da 20mila euro l'anno - che per vivere li spende tutti - più di uno stipendio. (o credi che con 20mila/anno uno che ha famiglia metta via qualcosa?) quindi lo porresti di fronte alla scelta di rinunciare ancora a qualcosa o alimentare il sommerso. e quel punto in più di IVA si risolverebbe in dieci punti di evasione. poi, se tu guadagnassi 90mila euro all'anno saresti fra i privilegiati e, a parlare di aumenti di IVA, dovresti vergognarti, proprio come Casini (et accoliti) dovrebbero vergognarsi! ora, facciamo un discorso etico: da dover nasce la crisi? nasce dai potenti, che mordono il freno per far più soldi e allargare la forbice. la crisi non deriva dall'operaio, né dal contadino o dall'impiegato.  insomma, non deriva dai dipendenti o dai piccoli commercianti che, come i primi, sono contribuenti che non possono eludere alcunché di significante. quindi, se deriva dai potenti, sarebbe giusto che siano i potenti a contribuire in maggior misura al risanamento. ora prova a pensare cosa accadrebbe bloccando l'inflazione per cinque anni.      

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