Il mistero mai risolto della TAV

Il mistero mai risolto della TAV


Chiarire la storia dei Treni ad Alta Velocità (TAV) in Italia è difficilissimo. La TAV nasce addirittura negli anni '60 con i super rapidi ETR; la prima linea veloce è datata 1977 e funzionava con i treni veloci ad assetto variabile, i cosiddetti pendolini, con i quali si potevano raggiungere i 200 chilometri all'ora riducendo del 30% i tempi di percorrenza. Oggi si spenderanno circa 50 miliardi di euro per realizzare nuove linee ad alta velocità in Val Susa per il raccordo Torino-Lione.

Senza dover costruire nuove linee, ma potenziando quelle esistenti, col pendolino avremmo praticamente lo stesso risultato dell'odierna TAV. Perché allora investire 50 miliardi di euro (40% pubblico, 60% privato) su un'opera che ne ne sarebbero bastati meno della metà ristrutturando le esistenti? E perché delle menti "pensanti" hanno apparentemente programmato un disastro economico sapendo di farlo? Qual è il trucco?
Semplice: le perdite verranno addossate alla comunità e i guadagni andranno a chi gestisce l'affare. In parole povere: i debiti saranno pubblici, i guadagni saranno privati.

Bisogna ricordare una cosa: nel 2006, con il governo di centro-sinistra, è andato in atto un tentativo di coniugare la necessità di creare il nuovo percorso ferroviario, con le esigenze della popolazione della valle. Alla fine di febbraio 2007, i tre partiti di centro-sinistra che più avevano appoggiato il movimento NO TAV (i Verdi, i Comunisti Italiani e Rifondazione Comunista) accettarono i 12 punti imposti per ricostituire un altro governo al posto del dimissionario governo Prodi. Immediatamente vennero ammainate le bandiere di questi partiti dal presidio No Tav della Val Susa.

E veniamo a noi. I privati sono una bugia. Lo aveva scoperto il ministro Burlando (con il governo Prodl), appena insediato nel 1996:

«Si è detto che c'erano privati disponibili a fare investimenti, ma quando siamo andati a vedere abbiamo constatato che era una cosa falsa... È bene che si sappia che la quota pubblica è finita, e il 60 per cento dei privati non si è mai visto».

Solo quattro anni dopo, l'allora ministro Bersani, azzera i contratti, elimina il general contractor - il firmatario dell’opera o il primo contraente del contratto del progetto - e toma alle gare per i lavori ancora non avviati: tre linee su sette. Ma dura poco. Il nuovo ministro, Pietro Lunardi, rimetterà tutto a posto, tutto come prima.

Oltre al danno casca a fagiuolo anche la beffa. A partire dal '93 lo Stato paga gli interessi bancari (interessi intercalari), che nel 2009-2010 arrivarono a otto miliardi di euro. Ma quando il servizio sarà attivato, quando sarà per esempio completata la linea in costruzione, le banche chiederanno la restituzione del prestito, del capitale. A chi? Alla Tav Spa, cioè alle Ferrovie garantite dal Tesoro. A noi, in pratica.

Tutto questo accadeva prima dell'insediamento dell'attuale governo Berlusconi. Oggi le necessità sono un po' cambiate, la distruzione del nostro pianeta come mi dice un amico è paradossale. Se ci guardiamo intorno ci accorgiamo che il pianeta è ormai sotto il predominio umano, e trovo inutile piangere oggi sui disastri creati e portati dall'uomo decenni fa. La TAV, volente o nolente, ormai è indispensabile per l'economia del paese.

A questo punto è meglio costruire la TAV perché di quei 50 miliardi non ne vedremo un centesimo perché sono soldi in gran parte dell'UE finanziati appositamente per la Torino-Lione, e se facciamo marcia indietro non solo quei soldi spariranno all'istante, ma addirittura dovremmo pagare la penale. Oltre, naturalmente, agli interessi maturati dal '93 ad oggi.


Bio autore

Si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona

Rispondi

%d blogger cliccano Mi Piace per questo:
free vector