La storia di Jane Birkin e Serge Gainsbourg

Un nuovo tour mondiale per raccontare in musica una lunga storia d'amore iniziata in Francia nel 1968 e finita nel 1981 a seguito di uno scandalo che ha coinvolto, tra gli altri, l'allora minorenne Charlotte Gainsbourg, figlia di Serge e Jane Birkin, per via di un brano che il padre aveva scritto per sbandierare ai quattro venti il suo amore per lei: «Lemon Incest».

Si trattò di una provocazione assai più forte della più celebre e ipnotica «Je t'aime... moi non plus» ma decisamente meno accettabile. Una provocazione eccessiva che indicò alla coppia e a tutta la famiglia che si era superato il limite. Jane e Serge si separarono. Lei intrecciò una relazione con Jacques Doillon, lui in seguito incontrò Caroline von Paulus. Nel 1991 Serge muore, curiosamente a pochissimi giorni di distanza dal padre di Jane.

Ciò che resta di quell'amore è cantato. Jane Birkin che si definisce una donna poco coraggiosa, incapace di sbarazzarsi persino dei brutti ricordi, circa i suoi vecchi amori dichiara: «Non consiglio a nessuna di cadere nella trappola della dipendenza da un uomo che ti vuole costruire, perché poi non potrai più staccartelo dalla pelle»

E così, eccoci qui, ventidue anni dopo la morte di Serge Gainsbourg ad ascoltare l'album live che raccoglie le più belle dichiarazioni d'amore che siano mai diventate canzoni.

Della sua vita leggendaria la Birkin non butta via nulla e raccoglie gelosamente tutti i frammenti. Cosciente di ciò che è stato e non è stato: quattro compagni (il compositore John Barry, il cantautore e regista Serge Gainsbourg, il regista Jacques Doillon e il giornalista scrittore Olivier Rolin), tre splendide figlie donate al mondo della moda (Lou Doillon), della fotografia (Каte Barry) e del cinema (Charlotte Gainsbourg), una quindicina di dischi, sei spettacoli teatrali, più di cinquanta film come attrice e due come regista.

"Jane Birkin sings Serge Gainsbourg" è un omaggio commovente e affettuoso nel quale rivive il loro sodalizio artistico e sentimentale, benché sarebbe più giusto dire rivive ancora. Nel 2002, infatti, la Birkin ha inciso l’album «Arabesque» con il quale ha riproposto una quindicina di brani dell’autore francese rivisitati in chiave orientaleggiante. Una scelta azzeccata e di grande effetto.

Il suo amore per la musica s'incrocia con l'amore per la vita, per quel che ne è stato della sua e per quel che sarà e questa passione si tramuta oggi in impegno sociale. Proprio lei, cresciuta in una spensierata Swinging London ha visto da vicino gli orrori della Bosnia durante la guerra, ha sostenuto la lotta silenziosa di Aun San Suu Kyi in Birmania, ha cantato a Ramallah e anche in Ruanda durante il genocidio.

«È un grande privilegio per me poter arrivare in questi luoghi. Vado con quello che so fare. Posso andare con un solo musicista o anche cantare a cappella in mezzo alla strada. È necessario che io vada, certe cose non si possono dire per lettera, né per telefono e allora divento un messaggero. Posso cantare per la strada, davanti all'università, nelle prigioni, e in questo modo dire alla gente: siamo con voi, pensiamo a voi».

Buona parte dei proventi del tour di "Jane Birkin sings Serge Gainsbourg" andranno al progetto "Via Japan", dedicato alle vittime dello tsumani che ha colpito il Giappone nel marzo del 2011. Un intento benefico che rende l'album doppiamente pieno d'amore. Si può acquistare su Amazon e su iTunes. Qui sotto la playlist su Soundcloud

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Il cinema, poi io e infine Bianchina

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