Un Parlamento di santi poeti e navigatori

Un Parlamento di santi poeti e navigatori

Il razzismo di Calderoli non è nuovo, lo sappiamo. Sappiamo praticamente tutto sull'uomo che ha disegnato il porcellum a sua immagine e somiglianza, e con tutto ciò ogni volta che la spara grossa ci indigniamo, raccogliamo firme (dall'immenso valore assoluto) e poi, dopo poche settimane, facciamo finta che sia tutto passato perché è meglio metterci una pietra sopra. Non c'è da stupirsi, noi italiani siamo un popolo di santi, poeti e navigatori: le tre categorie presenti in Parlamento.

Ma il problema non è Calderoli, come non è Bossi, né l'assessore veneto, e non è nemmeno la Lega. Il problema è che noi italiani siamo un popolo di razzisti. Tutti, nessuno escluso. E della trasfigurazione di quel che siamo ci facciamo pure governare, è logico. Chissà perché ogni volta che un politico di cui conosciamo perfettamente pregi e difetti eccelle in quello che sa fare meglio, ci scandalizziamo come se una cosa del genere fosse addirittura impensabile da sentire, quando in realtà vogliamo che dica esattamente quelle frasi.

Se ripenso al sessismo di Berlusconi e al razzismo di Calderoli Bossi e Borghezio, non posso fare a meno di ripensare alle aggressioni omofobe che tanti emeriti sconosciuti  perpetuano, in ogni città italiana, nei confronti delle persone omosessuali. L'Italia è razzista, c'è poco da fare. Abbiamo un nome per ogni discriminazione - razzismo, sessismo, omofobia e così via - ma non lo abbiamo trovato per il forte disequilibrio sessuale in Parlamento: 45 donne su 315 senatori, 108 donne su 630 deputati. Se la discriminazione è così palese addirittura nel luogo simbolo delle Istituzioni, come possiamo mai pensare che le persone che lo occupano non siano a loro volta figlie di quella discriminazione? Dai discorsi che si fanno sull'argomento, la maggior parte vanno verso il merito più che al sesso del candidato. Giusto, per carità. Significa che le donne non hanno il coraggio di mettersi in luce o che non gli si permette di andare oltre determinate posizioni di vertice? Non lo so, ognuno ha una sua idea lecita, realistica e corretta.

La nostra cultura è questa, è inutile scandalizzarsi. Se così non fosse non mi spiegherei perché Berlusconi non si è dimesso già dopo il primo attacco sessista alla Bindi; oppure perché Borghezio non è stato costretto alle dimissioni quando è andato a spiegare ai fascisti francesi come comportarsi con i negri e i zingari. O ancora Bossi e Maroni a Pontida, l'assessore Pd su Facebook. Insomma, la sub-cultura razzista non conosce appartenenza, la troviamo indifferentemente sia a destra che a sinistra. Il razzismo non ha colore politico: siamo tutti neri sotto quel profilo.

Ogni tanto qualcuno si dimette, di solito i novellini e chi ha già una posizione politica di tutto rispetto, mai però per questioni di razzismo. E comunque, in ogni caso, sono già pronte posizioni alternative.

Non per nulla siamo un popolo di santi, poeti e navigatori presenti in Parlamento.

About the Author

Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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