La Nato si ritira da Kabul

La Nato si ritira da Kabul

Pochi minuti fa il generale John Allen, comandante del contingente militare della Nato, ha annunciato il ritiro di tutte le forze Isaf presenti a Kabul: «Per ovvie ragioni di sicurezza ho assunto la decisone immediata di richiamare tutto il personale Isaf distaccato nei ministeri e intorno a Kabul».

La Nato ritira il contingente Isaf

Le proteste a Bagram hanno fatto 4 morti

«Sono qui per scusarmi a nome del Dipartimento della Difesa per quanto accaduto in una base militare americana in Afghanistan». Sono state queste le parole del generale John Allen, comandante del contingente Isaf della Nato, all'indomani del rogo del Corano nella base americana di Bagram, in Afghanistan.

Il Pentagono ha spedito l'alto ufficiale Peter Lovoie fin dentro la moschea di Washington per provare a fermare la rabbia e l'indignazione dei musulmani. Con poco successo però, perché le violenze e gli scontri, dopo il rogo di alcune copie del Corano ordinato nella base Usa di Bagram, non accennano a diminuire.

Per il quinto giorno consecutivo in Afghanistan migliaia di persone sono scese in piazza, gridando slogan contro l'America e contro il presidente afghano Karzai. Nella città di Kunduz, a nord del paese, i manifestanti hanno circondato il complesso di edifici che ospita la rappresentanza delle Nazioni Unite. L'assalto è fallito per la risposta della polizia afghana, mentre altre sedi governative in città erano prese di mira con lanci di pietre e bottiglie incendiarie.

Sul terreno sono rimasti i corpi senza vita di almeno due manifestanti; un altro è stato ucciso e altri due sono invece rimasti feriti nella provincia di Logar, a sud della capitale Kabul, dove centinaia di persone hanno attaccato le forze di sicurezza.

Nella tarda mattinata i guerriglieri talebani hanno attaccato il ministero degli Interni afghano. I ribelli hanno poi rivendicato l'uccisione di due consiglieri militari americani - attribuendo il delitto "all'eroico mujahed Abdul Rahman" - anche se, a quanto sappiamo, sarebbe stato un poliziotto locale a far fuoco contro i due diplomatici statunitensi. Secondo il comunicato degli ex studenti coranici, i morti sarebbero addirittura quattro e non solo i due resi noti ufficialmente.

Ieri invece era stata Herat, la sede del contingente italiano in Afghanistan, il centro della rivolta con almeno sette morti. Ormai il numero delle vittime, dopo cinque giorni di scontri, ha superato le trenta unità e i feriti sono centinaia. Gli appelli alla calma da parte del presidente Karzai e del generale Allen, comandante in capo della forza multinazionale, le scuse formali del Pentagono e dello stesso Obama, non hanno sortito nessun effetto.

L'inchiesta sul rogo di Bagram, quello che le autorità di Washington definiscono "un incidente", dovrà essere rapida ed efficace, fare chiarezza su chi e perché ha deciso di dare fuoco al testo sacro dell'Islam dentro una base militare statunitense in un paese come l'Afghanistan potrebbe essere utile a placare gli animi, o almeno a impedire che la protesta oltrepassi i confini afghani per estendersi al Pakistan e ad altri paesi della regione.

Pochi minuti fa il generale John Allen, comandante del contingente militare della Nato, ha annunciato il ritiro di tutte le forze Isaf presenti a Kabul: «Per ovvie ragioni di sicurezza ho assunto la decisone immediata di richiamare tutto il personale Isaf distaccato nei ministeri e intorno a Kabul».

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Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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