Lavoro in nero, un grosso danno

Lavoro in nero, un grosso danno

Sempre più alte le percentuali di lavoro nero in Italia, come confermato anche da una denuncia arrivata alla UE. La strada per tentare di arginare tale increscioso fenomeno è tutt'altro che semplice e la crisi che ha colpito il mercato del lavoro fa si che per molte persone, rivolgersi al mercato dei contratti a nero, sia una scelta quasi obbligata, per soddisfare i bisogni primari propri e della propria famiglia. Ciò non di meno tale pratica comporta notevoli danni sul piano della crescita economica e un grave incremento dell'evasione fiscale.

Preso atto dello spessore del fenomeno, una nota pronuncia della Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione (n. 872 del 21 settembre 2007) è intervenuta per riconoscere la sussistenza del reato di estorsione nel caso in cui il datore di lavoro abbia costretto il dipendente ad accettare trattamenti retributivi e condizioni di lavoro contrari alla legge e ai contratti collettivi, o più in generale ogni qual volta lo stesso imponga al lavoratore condizioni vessatorie di ogni genere, con la minaccia – sia pure implicita – del licenziamento.

La giurisprudenza di merito, fino ad oggi, si era mostrata restia ad individuare nei contratti a nero il reato previsto dall'art. 629 del codice penale in ipotesi simili a quella esaminata dalla suddetta sentenza. In particolare si interpretava la scelta del lavoratore di accettare o meno il contratto a nero, basato pur sempre su un accordo bilaterale, come un esercizio della sua libertà di autodeterminazione contrattuale. In tal modo si ometteva però di  considerare che la libertà di determinazione del lavoratore subordinato è certamente limitata dallo stato di bisogno in cui egli versa, che lo porta talvolta ad accettare condizioni contrattuali che in altre situazioni non avrebbe mai accettato.

Questa sentenza apre uno spiraglio alla possibilità di  far emergere, mediante un numero sempre maggiore di denunce, la reale portata dei contratti a nero, con lo scopo di combattere la realtà sommersa dei lavoratori sottoposti quotidianamente alla tacita e insidiosa minaccia del licenziamento nel caso in cui non accettino condizioni che gli vengono unilateralmente imposte da parte del proprio datore di lavoro.

Si rafforzano di conseguenza le possibilità di agire in giudizio nei confronti dei datori di lavoro tramite, ad esempio, la proposizione di denunce penali o la costituzione di parte civile del soggetto danneggiato.

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