L’eredità di Kim Jong-Il

L’eredità di Kim Jong-Il

Il caro leader non perdeva occasione per dimostrare ai suoi nemici la potenza del suo arsenale militare. Per poi concedersi lusso sfrenato, a dispetto di un paese in crisi.

Kim Jong-il, il caro leader della Corea del Nord, è morto lasciandosi alle spalle un’eredità fatta di bombe atomichemissili, rapporti non proprio amichevoli con gli Stati Uniti e non solo e un popolo affamato. Chi sarà in grado di portare avanti tutto ciò? Le speranze del defunto erano tutte riposte nel terzogenitoo Kim Jong-un, che però sembra un po’ troppo inesperto per farsi carico della pesante eredità del padre. In attesa di vedere come andrà a finire, Wired.com riassume la vita di Kim Jong-il in pochi, bellicosi punti.

La fissazione per i missili. La Corea del Nord ha sempre avuto un debole per i missili. E nonostante i risultati non siano mai stati all’altezza delle aspettative, il regime continua a perseguire il sogno del missile perfetto. Il primo episodio allarmante è del 1998, quando il caro leader fece spaventare non poco i Giapponesi lanciando il missile intercontinentale Taepodong-1 che sorvolò i cieli del Giappone prima di inabissarsi nell’Oceano Pacifico. Nonostante il flop la Corea festeggiò comunque il successo della missione e i Giapponesi corsero subito ai ripari: si misero d’accordo con gli Stati Uniti per avviare lo sviluppo di un sistema di difesa missilistico comune, il Navy Theater Wide Defense. I successivi tentativi diPyongyang non ebbero esito migliore. Nel 2006, un Taepodong-2 (evoluzione a tre stadi del precedente missile) esplose in volo dopo appena 40 secondi dalla partenza e nel 2009 non riuscì a portare il suo satellite in orbita. Per nulla scoraggiata dai continui fallimenti, la Corea non molla: la morte del suo leader è stata festeggiata con un altro test missilistico, la prova che i successori di Kim Jong-il non hanno alcuna intenzione di abbandonare una politica belligerante (perché di questo si ha paura, che i missili non servano a trasportare satelliti, ma armi nucleari). Con buona pace degli Stati Uniti e dei suoi alleati asiatici

La bomba atomica. È stato il padre di Kim Jong-il, Kim II-sung, ad avviare il programma nucleare della Corea del Nord negli anni ’60. Ma solo il caro leader trasformò il sogno in realtà prima nel 2006 e poi, nonostante la promessa che avrebbe abbandonato i test nucleari in cambio di concessioni diplomatiche, ancora nel 2009. La prima esplosione non fu delle più potenti (meno di un kiloton di energia) e secondo alcuni deluse parecchio le aspettative di Kim Jong-il. Ecco perché, a scanso di equivoci, il caro leader condusse il test del 2009, quando a esplodere furono quattro kiloton di energia. Prima di morire, Kim Jong-il ha lasciato una pericolosa eredità: un programma di arricchimento dell’uranio che non fa presagire nulla di buono. Intanto gli Stati Uniti si domandano chi porterà avanti la politica nucleare della Corea del Nord e dove andranno a finire le armi atomiche già create.

L’affondamento della Cheonan. Nel marzo del 2010, la nave della Corea del Sud Cheonan affondò nel Mar Giallo in seguito a una violenta esplosione in cui persero la vita 46 marinai. Essendo stati ritrovati i resti di un siluro di fabbricazione nord-coreana, la colpa andò subito al vicino bellicoso. Ma perché mai Kim Jong-il avrebbe voluto dar inizio a una nuova guerra tra le Coree? Gli esperti credono che il motivo sia il tentativo di rafforzare l’immagine del figlio Kim Jong-un. Preoccupato dalle sue condizione di salute, il caro leader avrebbe voluto aiutare il suo erede a conquistare credibilità agli occhi del suo popolo e della comunità internazionale. Ecco perché avrebbe spinto Kim Jong-un a organizzare l’attacco alla nave sud-coreana in una crudele prova di forza. E ora che il leader di Pyongyang è morto, vedremo se l’erede sarà all’altezza delle aspettative 

L’attacco alle isole Yeonpyeong. Con il medesimo intento nei confronti del successore designato e sempre nel 2010, Kim Jong-il provò una seconda volta a far scoppiare un’altra guerra con la Corea del Sud attaccando l’isola principale dell’arcipelago di Yeonpyeong, situato nel Mar Giallo e di proprietà della Corea del Sud. L’attacco, in cui persero la vita due soldati sud-coreani e due civili, fu nuovamente attribuito al figlio Kim Jong-un e fece temere a tutti un’ escalation sanguinosa degli eventi. A tutti ma non al caro leader, che come nulla fosse trascorreva il suo tempo nell’attività che più gli piaceva: ispezionare le industrie nazionali

Il bazaar delle armi. Tutto si può dire, ma non che il caro leader non fosse generoso. Piuttosto che tenere tutte le armi per sé, Kim Jong-il le offriva a chiunque ne avesse bisogno, in una specie di macabro mercato nero di armamenti. Per esempio, aiutò la Siria nella costruzione di un reattore nucleare clandestino poi distrutto nel 2007 dagli Israeliani. Ma non è stata solo la tecnologia nucleare a essere messa in vendita. L’ Iran approfittò del mercato nero della Corea del Nord prendendo in prestito la tecnologia dei missili No Dong per migliorare i suoi Shahab-3. Anche la Birmania si fece spedire via nave dall’alleato asiatico un cargo di missili. La lista è ancora lunga e comprende, tra l’altro, le armi finite nelle mani di Gheddafi durante la rivoluzione o quelle arrivate sino in Etiopia nel 2007 (un episodio su cui gli Stati Uniti chiusero un occhio perché a quel tempo lo stato africano gli stava dando una mano a combattere gli estremisti islamici in Somalia) 

La bella vita. E mentre il suo popolo soffriva condizioni di vita drammatiche, il caro leader non si risparmiava lussi e capricci. È nota la sua passione per l’ alcool, quello buono però. Nei suoi momenti migliori, era capace di bersi oltre 550mila euro di Hennesey cognac in un anno. La sua passione per i superalcolici divenne così travolgente da convincere il suo medico a consigliargli di passare dal cognac al vino per vivere più a lungo. Un consiglio che Kim Jong-il accettò di buon grado, come testimonia l’episodio in cui si scolò dieci bicchieri di vino durante la visita del Presidente della Corea del Sud. Ma il caro leader era anche un appassionato di cinema, horror e porno. Addirittura costrinse il suo regista preferito a girare un film horror di dubbio valore, Pulgasari. E come non ricordare la sua cineteca di film a  luci rosse. Sempre fatti in casa però, nel rispetto di un regime socialista con tutti i crismi, come testimoniano i severi provvedimenti messi in atto contro il mercato nero della pornografia straniera. Per finire, non si possono non citare le sue favolose feste (o manifestazioni di propaganda), come quella in occasione dei suoi 69 (o 70) anni.

[Via Wired]

About the Author

Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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