L’ingannevole occhio del Pdl

L’ingannevole occhio del Pdl

La pratica quotidiana è terminata e anche in questo caso i sodali hanno risposto alla domanda del capo: Sì!

Non è un caso che anche ieri, per l'autorizzazione all'arresto di Marco Milanese, la Camera, cioè i sodali di Berlusconi, abbiano ancora una volta abbassato la fronte davanti alle insistenze del grande capo Silvio Berlusconi. E non è un caso che anche ieri la posta in gioco era la fiducia al governo in carica.

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Si parla in Transatlantico, e nelle segrete stanze del governo, che il Cavaliere se la sia presa con Tremonti, reo, questa volta, di avergli sbattuto giù il telefono durante una furiosa telefonata tra i due, nella quale Berlusconi si sarebbe infuriato col tenutario dell'Economia per la sua assenza in aula quella mattina. Tremonti aveva la scusa già pronta: un aereo della United lo avrebbe portato, da lì a poche ore, a Washington per un incontro tra i vertici economici del G20. Il premier, molto pacatamente, a quanto si apprende, avrebbe chiesto al buon Giulio di posticipare la partenza a dopo il voto e partire con l'aereo di Stato verso mezzogiorno. Tremonti, sempre secondo voci informate dei fatti, avrebbe messo giù il telefono senza nemmeno dare una risposta al Presidente del Consiglio.

Il dopo-voto pare sia stato incandescente. Durante la riunione del CdM Berlusconi ha chiaramente detto che la testa di Tremonti è appesa ad un filo. O meglio: Tremonti se ne deve andare!

Che tra Berlusconi e Tremonti non corresse buon sangue lo si sapeva da tempo immemore, oggi però la cosa appare più evidente che mai: «Altre domande?» rispondeva ieri il premier a chi gli chiedeva del Ministro dell'Economia. Ma non è solo Tremonti il problema di Berlusconi.

Ogni giorno saltano fuori dei nomi più o meno importanti all'interno del Pdl che chiedono, sussurrando a ma a gran voce, quale sia ormai il futuro del partito e di questo governo. Mario Landolfi, sotto i baffi che non ha, sghignazzava quasi senza volerci credere: «Ognuno di noi ha immaginato, nel profondo, che gli “altri” potessero risolvere i nostri problemi. Noi ci appoggiavamo ai leghisti, i leghisti a noi. Nessuno ha avuto quel che voleva, cioè un arresto che avrebbe provocato uno scossone al governo e di conseguenza a Berlusconi».

Anche Osvaldo Napoli, da sempre strenuo difensore del capo, rivolge le sue perplessità all’indirizzo del premier: «Il voto contro l’arresto? Contento lui… Ormai non si rende più conto di nulla, qui c’è un uomo anziano che non ha nessuna intenzione di creare le condizioni per una successione, nell’idea che il Pdl abbia ancora una ragione straordinaria per esistere. No, lui vive nella sua assoluta conservazione».

Il Cavaliere sembra nemmeno accorgersi della diffidenza generale nei suoi confronti. Anche perché, e lo si nota assai bene, il punto di smacco tra i fedeli sodali e gli strenui oppositori si chiama Giulio Tremonti.

Sono le parole di Sabatino Aracu a farci credere questo. Aracu è arcisicuro che «un drappello dei nostri ha votato per l’arresto, sperando in un crollo generale, di Tremonti che si porta appresso quello più clamoroso del Cavaliere».

Paradossalmente non centra ne' Tremonti ne' Berlusconi. La domanda che tutti si fanno è la seguente: appena pochi mesi fa abbiamo mandato in carcere Papa, oggi ci si chiede di salvare Milanese. Perché? Quali le differenze?

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Qualcuno, sempre sussurrando a voce alta, è convinto che tra le carte in mano alla Procura di Napoli sulla casa a Campo Marzio, ci siano documenti compromettenti e comprovanti che i 400mila euro per la ristrutturazione siano stati tirati fuori da qualcuno di importante, e che riguardano, soprattutto, la sfera intima delle persone in questione. Si dice inoltre che negli incartamenti ci sia addirittura qualcosa di molto imbarazzante, e per questo non si può sbattere la privacy sulla pubblica piazza. Ci risiamo, la solita storia della privacy e delle intercettazioni.

About the Author

Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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