L'Iran verso la rivoluzione

Green victory
[#Iranelection by harrystaab]

Sono passati 30 anni dalla rivoluzione islamica in Iran e nel Paese si fiuta nuovamente l'acre odore del sangue. Dapprima fu la guerra tra il Re e il Santo (così chiamava il filosofo Michel Foucault lo Shah di Persia Reza Pahlavi e l'Ayatollah sciita Ruhollah Khomeini) con la prima - e probabilmente unica - rivoluzione a ritroso della storia, negli anni a venire si fece sempre più spazio l'idea che la rivoluzione islamica in realtà è stato lo scontro tra due grandi uomini di fede e di potere: il capo carismatico Khomeini e il suo braccio destro e primo consigliere Hossein Ali Montazeri. La storia ci ha detto che il primo ha vinto e il secondo è caduto in disgrazia con la morte di Khomeini. Nei giorni nostri però la figura di Montazeri è legatissima alle manifestazioni di questi ultimi mesi, e la sua morte ha fatto aprire nuovamente il braciere della protesta nella regione asiatica.
Dopo le manifestazioni in piazza contro i brogli elettorali che hanno riportato Mahmud Ahmadinejad alla presidenza della Repubblica Islamica, e l'arresto dell'altro candidato - il moderato Mir Hossein Mussavi - ritenuto il fomentatore delle proteste e i migliaia di morti causati dalla milizia Basiji, l'Ayatollah Khamenei ha deciso, dando mandato a Ahmadinejad, di stroncare sul nascere qualsiasi protesta dei dimostranti nelle piazze di Teheran e nelle città dove gli oppositori del regime scendevano in massa per le strade.

Khamenei ha spostato l'agitazione da protesta per i diritti civili a protesta contro l'Islam, per cui, anche se l'ala moderata è ancora con gli Ayatollah, presto si potrebbero rivedere nelle piazze i guardiani della rivoluzione - i temuti Pasdaran - proprio contro quegli iraniani favorevoli finora alle gesta conservatrici dei capi sciiti. Questo potrebbe avvenire soprattutto dopo la notizia che Sayed Ali Moussavi, nipote 35enne di Mir Hossein Moussavi, è stato colpito vicino piazza Enghelab e morto dopo essere stato trasportato all'ospedale Ebnesina di Teheran. In questi giorni di disordini anche i più lontani alla protesta sentono l'odore del sangue, ma stavolta la rivolta potrebbe non fermarsi alle prime dure rappresaglie dei pasdaran, ma continuare fino a quando non verranno sterminati o fin quando il regime non abdichi a favore della libertà.

Dalla morte dell'Ayatollah Montazeri, tutti i giorni i protestanti scendono nelle strade per gridare contro Ahmadinejad, e gli scontri con la polizia sono frequenti al punto che i morti e i feriti sono decine, e e gli arresti superano ormai le tre cifre solo nell'ultimo mese, compresa Nooshin Ebadi, sorella di Shirin Ebadi Nobel per la pace 2003. Le autorità di Teheran hanno soppresso l'Ashura per la morte dell'Ayatollah onde evitare continui disordini e manifestazioni a sfondo politico, incolpando a sua volta l'occidente di fomentare la rivolta in Iran. Ma l'onda verde non si arrende, e al grido di "Marg bag diktator!", morte al dittatore, i manifestanti sognano un altra rivoluzione come quella che depose lo Shah a favore della Repubblica Islamica, solo che stavolta la rivoluzione potrebbe non essere a ritroso ma in avanti.

About the Author

Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

3 Comments
  1. 30 dicembre 2009 at 22:07
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    Sinceramente sono poco fiducioso, come hanno dimostrato di scrupoli ne hanno pochi e non dimentichiamo l'appoggio degli estremisti.

  2. 31 dicembre 2009 at 14:27
    Reply

    Al Qaeda e qualunque altro grupo estremista islamico che ha tutto l'interesse che esiste un paese dove di collaborare con gli USA neanche se ne parla.

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