L’Italia imbarazza l’UE

L’Italia imbarazza l’UE

Quello del direttore generale del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, potrebbe essere lo sguardo più difficile da affrontare a Cannes per il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Più temuto di quello della cancelliera tedesca Angela Merkel, a cui il premier ha ribadito ieri che il Governo varerà presto le misure necessarie per uscire dall'occhio del ciclone dei mercati finanziari.

 L'Italia, che si presenterà al G20 da imputata assieme alla Grecia, potrebbe essere spinta da Usa e partner europei a chiedere subito un aiuto al Fondo con sede a Washington, in attesa che, come promesso dalla stessa Roma, vengano approvate in un paio di settimane le misure di austerità e le riforme strutturali chieste dall'Ue.

Attraverso il Fondo monetario internazionale la Cina, la Russia e il Brasile sarebbero pronti a far affluire il capitale che manca per eventuali aiuti a Italia e Spagna, per i quali l'Efsf sarebbe insufficiente. Inoltre il fondo di salvataggio europeo richiede ancora almeno un mese prima di diventare efficace. Per Roma si parla di linee di credito da Washington "precauzionali" e "flessibili", nell'ordine di 44 miliardi di euro ora e il doppio tra qualche mese. Se l'Italia fosse costretta ad accettare l'aiuto dell'Fmi, avrebbe gli ispettori della Lagarde in casa e aumenterebbero le similitudini con la Grecia, ormai da mesi alle prese con la troika dei creditori (Fmi, Ue, Bce).

L'ipotesi del prestito non è remota. Con il balzo dello spread tra Btp decennali e Bund a 450 punti, l'Italia si è avvicinata pericolosamente a quel 7% di rendimento dei buoni a 10 anni che ha già costretto Irlanda, Grecia e Portogallo ad arrendersi, riconoscendo l'impossibilità di finanziarsi ricorrendo ai mercati. Il Fondo ha già detto di aver rivisto i propri strumenti per un'azione più profonda contro la crisi del debito, anche se senza chiarire il contenuto delle misure, ed è improbabile che non abbia già studiato un eventuale piano di sostegnoall'Italia. Per questo Berlusconi non può presentarsi a Cannes a mani vuote, né di fronte all'Ue, né al cospetto della Lagarde. Anche il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, è tornata a pressare il Governo. "Non si presenti a Cannes senza riforme e una lista di cose da fare", ha detto a margine del B20, un summit delle imprese che ha anticipato oggi a Cannes i leader del G20.

L'Italia è in una posizione scomoda. I soldi della Cina, che ha 3.200 miliardi di dollari di riserve valutarie e che sarebbe pronta a intervenire con 50-100 miliardi, diventerebbero indispensabili in caso di aiuti a Roma. Ma Pechino chiede qualcosa in cambio: il riconoscimento della Ue come economia di mercato, la rimozione delle barriere commerciali e la fine delle pressioni per la rivalutazione del renminbi. Le prime due richieste metterebbero in imbarazzo l'Ue, la terza gli Stati Uniti, che premono da anni su Pechino in questa direzione.

Per l'organizzazione diretta dalla Lagarde passerebbero anche i soldi di Russia (pare pronta a investire 10 miliardi di dollari) e del Brasile. L'Efsf non convince gli eventuali prestatori, anche perché, al di là del ritorno economico, intervenire attraverso l'Fmi aumenterebbe il peso specifico dei Bric (Brasile, Russia, India e Cina) nel quadro economico e politico mondiale. Non è certo una voce di questi giorni l'idea che la prossima direzione generale del Fondo passi ai Paesi emergenti.
[ad#wind-ace-bb1-1311]Dalla Cina arrivano messaggi chiari. "Prima l'Europa beva la sua medicina", ha detto il vice ministro degli Esteri, Fu Ying. La zona euro dovrà farcela prima di tutto da sola. Stesso discorso per l'Italia. Il Governo italiano è pressato dalle imprese, dalla Ue e dalla Bce. A Cannes Silvio Berlsuconi è atteso da un esame ancora più duro di quello di Bruxelles, superato con riserva nella notte dello scorso 27 ottobre. Nel 2012 il Tesoro dovrà collocare 440 miliardi di euro per finanziare debito, ridurre il deficit e garantire il funzionamento dello Stato. Con tassi di interesse che potrebbero allagarsi ancora diventando insostenibili.

[Fonte LaPresse]

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Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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