La marcia silenziosa di Bilbao

La marcia silenziosa di Bilbao

Le parole nello striscione che sabato pomeriggio portavano i manifestanti silenziosi era perentorio: «Diritti umani, accordo, pace». Diritti umani, accordo e pace per una manifestazione che ha visto uniti, dopo più di quindici anni, tutte le anime del nazio­na­li­smo basco: dai mode­rati del Pnv (mag­gio­ri­tari, al governo nella Comu­nità auto­noma) agli indi­pen­den­ti­sti di Sortu, pas­sando per forze minori come la Eusko alkar­ta­suna, oltre a numerose asso­cia­zioni e ai sin­da­cati non confederali. Il significato era politico, ma assolutamente pacifico.

Tutto è partito in sordina, un corteo imprevisto e improvvisato che fino a due giorni prima non era nemmeno programmato. A determinare la manifestazione è stata la sentenza di venerdì mattina che vietava la mar­cia a favore dei diritti dei dete­nuti dell’organizzazione armata Eta da tempo indetta per la gior­nata di sabato. La reazione di tutte le forze politiche del nazionalismo basco è stata di convocarne subito un'altra, lo stesso giorno e la stessa ora, a difesa del processo di pacificazione in Euskadi (i paesi baschi). E così è stato.

Il divieto ha stupito un po' tutti, compreso il premier spagnolo Mariano Rajoy, anche se fondamentalmente non favorevole alla normalizzazione nei paesi baschi. Negli anni passati, infatti, i cortei per i diritti dei dete­nuti dell’Eta non erano mai stati proibiti, nem­meno nei periodi in cui la ten­sione era altis­sima. «Risulta incomprensibile - scriveva El Pais nel suo editoriale di sabato - che accada ora che le armi tac­ciono, a seguito della dichia­ra­zione (dell’ottobre 2011, ndr) di ces­sa­zione dell’attività armata da parte dell’Eta, a cui hanno recente­mente ade­rito sia gli ex dete­nuti della banda sia i suoi militanti nelle carceri».

La preoccupazione dei manifestanti era che l'immobilismo perdurante del governo Rajoy comprometta l'evoluzione positiva nello scenario basco: «La pace e la con­vi­venza vanno costruite giorno per giorno - ha dichia­rato Joseba Egi­bar, por­ta­voce del Pnv nel par­la­mento della Comunità basca - e dalla manifesta­zione di Bil­bao viene un mes­sag­gio indi­riz­zato sia al governo sia alla magi­stra­tura, ma anche all’Eta, che deve con­ti­nuare nel cam­mino intrapreso». Che tradotto significa: l’Eta dovrebbe comin­ciare uni­la­te­ral­mente lo smantellamento del pro­prio arse­nale, in modo da con­qui­starsi il favore dell’opinione pub­blica e costrin­gere Rajoy ad andare incon­tro alla richie­sta di tra­sfe­rire i dete­nuti nelle car­ceri dei paesi baschi. Che sarebbe il primo passo verso un loro gra­duale rein­se­ri­mento sociale.

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Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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