Maybe made in Italy

Maybe made in Italy

Emilio Pucci, Fiat Ferroviaria, Bottega Veneta, Fendi, Peroni, Acciaierie Lucchini, Benelli, Carapelli, Sasso, Bertolli, Galbani, Fiat Avio, Fastweb, Belfe, Lario, Gancia, Fiorucci, Parmalat, Bulgari, Brioni, Wind, Edison, Mandarina Duck, Loquendo, Eridania, Star, Ducati, Valentino, Ferretti, Coccinelle, Sixty, Richard Ginori, Loro Piana, Pernigotti, Il Gallo Nero, Pomellato, Roma, e infine anche l'Inter. L'elenco sicuramente è incompleto, mancano tutte le piccole e medie imprese che non hanno marchi famosi ma magari nel loro settore sono all'avanguardia.

Se non è un outlet di qualche azienda italiana ceduta all'estero, certo è, ed è stato, un supermarket del quale i nostri governanti vanno chissà perché orgogliosi. Mario Monti prima ed Enrico Letta adesso, pensano, evidentemente, di aver gabbato ricchi scemi vendendogli la Fontana di Trevi e il Colosseo. Ma la verità, come ha ammesso finalmente Romano Prodi quest'estate, è che quando verrà la ripresa il Made sarà in Italy, ma il Money, i profitti, andranno in tasche straniere.

About the Author

Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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