Nel segno di Mohammad Bouazizi

Nel segno di Mohammad Bouazizi

Il 17 dicembre del 2010, un anno fa oggi,  un piccolo commerciante di frutta di Sidi Bou Said, in Tunisia, si diede fuoco davanti alla sede del governo locale in segno di protesta contro i soprusi e le malefatte subite. Il piccolo commerciante di frutta si chiamava Mohammad Bouazizi. Quel suo gesto, un anno fa, diede inizio alla Primavera Araba.

Bouazizi era un ambulante abusivo di frutta, il 17 dicembre di un anno fa la polizia gli confiscò tutta la merce - per lo più datteri, mele e arance - perché sprovvisto dei permessi necessari. Si parlò anche di molestie e pestaggi nei suoi confronti, queste angherie portarono Bouazizi a protestare contro le autorità locali, ma senza ottenere risultati.

Quel giorno stesso Bouazizi andò a comprare una tanica di benzina dandosi fuoco di fronte al palazzo del governatore locale. Morì il 4 gennaio di quest'anno a causa delle ustioni riportate.

Il gesto del giovane ambulante ha dato inizio alla sommossa tunisina che ha cambiato politicamente, economicamente e socialmente il volto del paese africano, riuscendo nel suo intento di estromettere il presidente Zine El-Abidine Ben Ali al potere da ben 23 anni. Il suicidio di Mohammad Bouazizi è stato la scintilla per tutti i moti rivoluzionari nel Nord-Africa e nei paesi arabi vicini: nasceva ufficialmente la Primavera Araba.

Oggi è l'anniversario della morte di un uomo, ma è soprattutto l'anniversario di un periodo così importante per la storia araba, nel quale si è riuscito a cambiare drasticamente e totalmente le fondamenta culturali e politiche di una zona del Sud del mondo in cui la dittatura sembrava non potesse finire mai.

Mohammad, prima di uscire di casa quella mattina, disse qualcosa alla madre che è sembrato quasi premonitrice: “Con i soldi che farò dalla vendita ti comprerò un regalo. Oggi sarà un bel giorno”.

Time - che ha scelto come persona dell'anno i manifestanti della primavera araba - ha intervistato Mannoubia, la madre di Bouazizi, e la frase che secondo me racchiude tutte le proteste è questa:

Mohammad ha sofferto molto, ha lavorato duro, ma quando si è dato fuoco non si è trattato solo della sua merce confiscata. Era per la sua dignità. La dignità veniva prima del pane. La prima preoccupazione di Mohammad era la sua dignità. La dignità prima del pane.

La dignità viene prima del pane? Non tutti la pensiamo così, ma nel caso di Mohammad Bouazizi è servita a far scoppiare una protesta che ha riguardato centinaia di milioni di persone soggette a regime. E allora sì: la dignità prima del pane.

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Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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