Monti tra la riforma del lavoro e il consenso del Pdl

Monti tra la riforma del lavoro e il consenso del Pdl

Monti: «Più protezione ai lavoratori in cambio di una maggiore mobilità». Cauto ottimismo del premier ma i sindacati restano critici. «Puntiamo a chiudere il negoziato con le parti sociali entro marzo» conferma il ministro del Welfare Elsa Fornero. Nel Pdl crescono i malumori. Cicchitto: «da parte nostra responsabile appoggio al governo tecnico». Frattini avverte: «se stacchiamo la spina prendiamo la scossa».

Alla vigilia del cruciale consiglio europeo di domani a Bruxelles, Mario Monti affronta il capitolo forse più arduo dell'agenda di governo: quello del mercato del lavoro.

«Il confronto con le parti sociali parte in salita - dice il premier - ma sono fiducioso. Dobbiamo rendere compatibili le diverse esigenze di efficenza e di maggiore equità sociale - spiega il professore - ma credo che sia possibile. Per creare occupazione e produrre, l'Italia deve diventare più competitiva» la premessa di Monti. E poi occorre che la protezione delle persone nel mercato del lavoro non diminuisca, ma diventi più equilibrata e con una protezione meno concentrata sul singolo posto di lavoro, e più concentrata sul singolo lavoratore. Quindi con un'esigenza di mobilità nel tempo.

Parole caute che tuttavia inducono il Partito Democratico a tirare il freno e porre un altolà sul contestato tema dell'articolo 18: «In questa situazione di crisi - è l'avviso a Palazzo Chigi - occorre facilitare le assunzioni con incentivi alle imprese, non facilitare i licenziamenti».

Sull'altro fronte della maggioranza, si conferma intanto la divisione del Pdl strattonato dall'ex alleato leghista.

Dopo l'attacco a Berlusconi, definito da Bossi "mezza cartuccia", Calderoli usa toni più soft ma ugualmente ultimativi: «per le Idi di marzo Berlusconi farà cadere Monti, se non lo farà andremo da soli alle amministrative e a quel punto le nostre strade si divideranno per sempre». L'ex Ministro della Semplificazione aggiunge un duro attacco a Napolitano, accusato di aver partecipato ad un disegno per far cadere Berlusconi e di usare due pesi e due misure consentendo a Monti, dopo averlo impedito al cavaliere, di governare solo per decreti. Accuse condivise dall'ex Ministro Brunetta, mentre Cicchitto ricorda alla Lega che proprio il suo no alla riforma delle pensioni ha contribuito alla caduta di Berlusconi, e conferma il responsabile appoggio del Pdl al governo tecnico.

Intanto però lel partito crescono malumori e riserve.

Il prossimo terreno di confronto tra governo e partiti sarà indubbiamente quello che riguarda la riforma del mercato del lavoro, ma gli spunti per le cose già fatte fin qui non mancano: un dialogo in fondo c'è tra Pd, Pdl, Terzo polo e Monti, la Lega invece resta all'opposizione e non manca di ricordarlo.

Ieri Calderoli aveva annunciato «entro il 15 marzo Berlusconi staccherà la spina». E poi ha aggiunto «se non lo farà le nostre strade si divideranno per sempre». Ma Berlusconi la spina ancora non è pronto a staccarla anche se all'interno del Pdl le posizioni e i malumori iniziano a farsi sentire sempre di più. «Quello lanciato ieri al Pdl non è un ultimatum - dice oggi Roberto Maroni da Verona impegnato a sostenere la lista per la campagna elettorale del sindaco Tosi - è piuttosto un auspicio, e ora il Pdl deve fare le sue valutazioni. Certo è - continua Maroni - che Monti con il Pdl ci ha messo due dita negli occhi». Il riferimento è al Federalismo, e Maroni sottolinea la complicità tra il governo Monti e l'ex alleato del Pdl.

Ma nel Pdl all'orizzonte non sembrano esserci imminenti spaccature, il malcontento però cresce. Marzo resta una dateline: in quel mese si chiuderanno i congressi provinciali del partito, si valuteranno pesi e contrappesi delle varie anime e correnti. E sempre a marzo è previsto il passaggio del varo delle liberalizzazioni: «aspettiamo risposte, poi decideremo cosa fare» dice il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto. Tra coloro che credono sia giusto continuare c'è anche Alfano, Gasparri, Scajola e Frattini che avverte: «se stacchiamo la spina prendiamo la scossa». I conti sono sui consensi che il Pdl potrebbe perdere. Già ora è ai minimi storici, dunque ci si avvicina ad una specie di "verifica di primavera": «il sostegno c'è, ma non è scontato, verificheremo in Parlamento» - dicono i fedelissimi di Berlusconi. L'altra metà dei pidiellini spera però nella spallata.

«Sono per andare al voto - dice l'ex Ministro Rotondi - ma non voterò contro Monti perché seguo le indicazioni di Berlusconi». Poi Rotondi ricorda il vecchio sogno: realizzare subito una nuova DC. E le sirene tornano a suonare per Pier Ferdinando Casini.

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Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

3 Comments
  1. Hirondo
    29 gennaio 2012 at 19:38
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    amico mio, è dagli anni novanta che in Italia c'è un mono partito, l'ex DC di centrodestra e l'ex DC di centrosinistra. del resto, in una società votata all'ideologia mercantile non può essere altrimenti.  

    • Giacomo
      30 gennaio 2012 at 15:11
      Reply

      Si ma non chiamarla Dc è già una gran cosa :)

      • Hirondo
        30 gennaio 2012 at 22:25
        Reply

        :D è vero! dopo l'ennesima trasformazione di nome, adesso è la PDc. un compromesso insomma, fra un pdf e un jpg. 

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