Nel limbo della realtà

Nel limbo della realtà

Ieri mi chiedevo come mai stavolta, a differenza di tutte le altre, Berlusconi al ritorno da Cannes non sia passato dalle zone disastrate della Liguria pronto a mostrare quel minimo interesse per Genova come ha fatto con L'Aquila o Lampedusa, solo per citare le due zone più mediatiche. La mia risposta è stata che il premier ormai vive in un limbo dove discerne dalla realtà.


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Credo davvero che viva al di fuori dalla realtà perché sentendo le sue parole sull'economia italiana - «C’è la moda passeggera di assaltare i titoli di Stato italiani» e «non c’è una forte crisi, i ristoranti sono sempre pieni» - l'unica cosa che si possa veramente pensare è che il Cavaliere ormai è ridotto ad una larva di se stesso. Lo stesso direttore del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, l'organismo che insieme all’Unione Europea dovrà monitorare l'Italia per gli impegni di risanamento e rilancio descritti da Berlusconi, ha chiaramente detto che il nostro paese è il sorvegliato speciale dell'Europa. Ma Berlusconi non se ne accorge. Credo che non lo capisca perché vive in una realtà tutta sua in cui il contatto con i cittadini non esiste più.

Anche sul fronte interno il premier crede che vada tutto bene. Durante l'incontro con Verdini e Alfano a Palazzo Grazioli si è mostrato assai fiducioso, non capendo appieno che la sua maggioranza si sta sgretolando giorno dopo giorno. E' convinto che la campagna acquisti possa durare in eterno, e a nulla sono serviti i molteplici consigli dei suoi fedelissimi a fare un passo indietro. E' sicurissimo che in due o tre giorni riuscirà a recuperare quei voti che permetteranno al suo governo di andare avanti. Per quanto tempo ancora non si sa. L'importante, secondo lui, è andare avanti. Non importa se l'Italia è in crisi di credibilità; non importa se la credibilità è dovuta alla scarsa fiducia che l'Europa - e i mercati - hanno nel suo governo. L'importante, il mantra, è andare avanti ad ogni costo.

Pure Giulio Tremonti l'avrebbe messo in guardia sulla situazione disastrosa che attraversa l'Italia. Berlusconi non vuol sentire ragioni: il disastro sui mercati e sulla credibilità in Europa non dipende dal governo ma da una serie di conseguenze funeste che fanno capo alle opposizioni e alla speculazione inopportuna dei mercati. Non guarda al differenziale italo-tedesco che sta toccando quota cinquecento, e non si accorge nemmeno quanto sia ormai difficile piazzare i nostri titoli di Stato pur ad altissime percentuali di rendimento (siamo sull'ordine del 6%). Mentre gli occhi dell'Europa sono puntati su queste cifre, quelli del premier guardano da tutt'altra parte.

Se Francia e Germania, i due paesi più forti, decidessero che non si possono più spendere soldi comunitari per salvare un'incoerente Italia, nemmeno Draghi riuscirebbe a salvarci dal disastro e dal default. Ma da quest'orecchio Berlusconi non ci sente.

Siamo arrivati al punto di non ritorno, e non riesco a spiegarmi come potrebbe salvarsi il paese se il nostro presidente del Consiglio è orfano di comprendonio. Sarebbe sensato fare un passo indietro per il nostro bene, ma anche per il suo: nessuno merita l'agonia che stiamo attraversando, nemmeno Berlusconi.

L'Italia è sfinita, adesso abbiamo solo bisogno di tranquillità e normalità. Che ci pensi, Berlusconi, prima di fare un altro passo avanti.
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About the Author

Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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