Obama non è ancora pronto

Obama non è ancora pronto

Tutti i dettagli per sferrare l'attacco ad Assad sono definiti ma la strategia da usare è ancora poco chiara al presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Ieri un alto funzionario americano, citato dalla Nbc, aveva detto che «avverrà entro giovedì». Mentre dalla coalizione  nazionale siriana dicono che «sarà una questione di giorni, non settimane». Il protavoce della Casa Bianca Jay Carney ha ribadito che tra le ipotesi prese in considerazione da Obama non c'era quella di rovesciare Assad; Washington - ha concluso Carney - sta valutando «una risposta a una chiara violazione di uno standard internazionale che proibisce l’uso di armi chimiche». È scontato che l'inquilino del 1600 di Pennsylvania Avenue vuole che Assad se ne vada, ma è ben consapevole che una guerra per un cambio di regime costringerebbe gli Usa a un impegno molto più gravoso. In pratica Obama non vuole un altro Afghanistan e non vuole che la missione Siria abbia l'obiettivo di abbattere Assad come fece Bush Jr. con Saddam: il presidente statunitense vuole una negoziazione politica tra il regime e i ribelli.

Nel frattempo l'attesa è sull'annuncio di Obama. «Quando il presidente avrà un annuncio da fare, lo farà», ha detto Carney. La Casa Bianca ha affermato che in settimana renderà pubblico un rapporto secretato in cui viene svelato l'uso di armi chimiche da parte del regime siriano, ossia la prova definitiva che Assad ha usto armi non convenzionali contro i ribelli. Senza quell'annuncio l'operazione militare non partirà.

Gli alleati hanno confermato la loro disponibilità. François Hollande ha detto che la «Francia è pronta a punire chi ha deciso di gasare degli innocenti», mentre David Cameron ha dichiarato che «il mondo non può rimanere indifferente di fronte all’uso di armi chimiche». L'Italia, per bocca del responsabile della Farnesina Emma Bonino, ha spiegato che «il governo italiano si associa pienamente alla energica condanna internazionale, ma - continua la nota del Ministero - l’Italia non prenderà attivamente parte ad azioni militari deliberate e attuate al di fuori del contesto del Consiglio di sicurezza, che rimane l’unico e imprescindibile quadro di riferimento giuridico». La nostra posizione è coerente con l’atteggiamento tradizionale del nostro paese, ma pone Roma al di fuori di una eventuale “coalizione dei volenterosi” in funzione anti-Assad. Anche la Lega Araba si è unita al coro affermando che armi chimiche sono state usate dal regime di Assad. Ancora contrari all'attacco restano Cina e Russia, anzi Mosca ha avvertito che ci saranno «conseguenze catastrofiche».

(per Globus)

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Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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