Salgono le quotazioni per un Papa americano

Salgono le quotazioni per un Papa americano

Forse non è ancora arrivato il momento del Papa nero, ma lo è sicuramente per un Papa americano. Almeno è quello che si legge nei giornali oltre l'Atlantico sul Conclave che inizia oggi alle 16 quando il maestro delle celebrazioni liturgiche darà l'extra omnes.

Si parla per lo più di una "realistic possibility" come la definisce la corrispondente vaticana di Cbs EveningNews; il St. Louis Post-Dispatch, quotidiano newyorchese come il Cardinale Timothy Dolan, cita addirittura il vaticanista de L'Espresso Sandro Magister per dar credito all'american Pope: «la scettica stampa italiana, così ossessivamente concentrata sul Vaticano» approva la presenza di Dolan nella lista dei papabili tanto che lo ritengono un Pontefice che «scuoterebbe la Chiesa». Newsday riferisce, sempre su Dolan, che al termine della messa domenicale a Monte Mario, la folla, formata da fedeli italiani e americani, avrebbe addirittura gridato "Habemus papam". Roba che manco il tifo calcistico riesce a trasformare.

I media statunitensi hanno esaltato il sondaggio del Corriere di sabato scorso, in cui cinque degli otto vaticanisti scelti da Via Solferino appoggiano il cardinale bostoniano Sean O’Malley. Lo stesso giorno il Corriere ha proposto online un sondaggio tra i lettori, e il vincitore è sempre Cardinal Sean. L'aspetto particolare della vicenda è che fino a pochi anni fa un tifoso di baseball ed eccellente conoscitore - e bevitore - di birra (Dolan), o un cardinale di Santa Romana Chiesa che si fa semplicemente chiamare col nome di battesimo (O’Malley) e dalla monastica barba bianca (ma dal carattere duro, forte della missione di giustizia nel corrotto arcivescovado di Boston), non avrebbero avuto la benché minima possibilità di entrare nel lotto dei papabili. Oggi, per il Christian Science Monitor, una simile eventualità non è più «pari a zero». Ma già il fatto che se ne parli è un cambiamento davvero epocale in una nazione protestante per antonomasia.

Paradossalmente questo cambiamento non è dovuto ad un aumento della forza statunitense nel mondo, bensì il contrario come spiega il New York Times: l'egemonia Usa è in forte declino e pertanto vengono meno le preoccupazioni di «un papa americano che dia l’impressione di un Vaticano al fianco delle ragioni di Washington». Fattore non indifferente, conclude il NYTimes, che alimenta la percezione che un Papa americano oggi è possibile. Addirittura, per certi versi, l'elezione di un Pontefice statunitense aldilà dell'oceano potrebbe avere un impatto superiore persino dell'elezione che il primo presidente cattolico, John Kennedy, portò nell'opinione pubblica e alla causa della chiesa. Tant'è che da quel lontano 1961 la componente cattolica negli Stati Uniti è cresciuta esponenzialmente grazie all'evoluzione demografica degli immigrati latinos: con oltre 77 milioni di fedeli, gli Usa oggi sono il quarto paese nel mondo dopo Brasile, Messico e Filippine.

I cattolici negli States sono la denominazione religiosa più numerosa; in città come New York, Boston, Los Angeles e Washington, la chiesa ha in mano un potere - sia economico che politico - molto pesante. Per cui, dopo gli scandali sessuali che stavano per stritolarla, la chiesa americana pretende un Papa dal pugno forte in grado di non far recedere lo status conquistato con fatica e duro lavoro (grazie al cardinale O’Malley). I cattolici americani vedono la Curia romana come l'origine di tutti i mali della chiesa; i cardinali statunitensi, a loro volta, faranno di tutto per non far eleggere un Pontefice espressione di quel male, al punto da schierare un proprio candidato.

La scelta porge su molti fattori, non ultimo quello economico. Secondo la rivista Forbes, le quattro ragioni che «rendono sensato» un Papa statunitense è che «Il Vaticano conta pesantemente sul sostegno dei fedeli americani per finanziare le sue operazioni e la sua rete globale di organizzazioni caritatevoli». Aggiungiamo pure il rosso di San Pietro e la facilità dei cardinali americani nella raccolta fondi, a conti fatti avremmo un Papa che parla inglese. Fattore meno noto ma altamente importante è la comunicazione: dopo Ratzinger fin troppo riservato, la chiesa americana vuole un altro Wojtila con un profilo da grande comunicatore, come i cardinali americani sanno essere.

Un esempio? Provate a guardare i profili Twitter qui sotto

@Cardinal_Wuerl Cardinale Donald Wuerl, Arcivescovo di Washington

@CardinalDolan Cardinale Timothy Dolan, Arcivescovo di New York

@CardinalSean Cardinale Sean O’Malley, Arcivescovo di Boston

@CardinalMahony Cardinale Roger Mahony, Arcivescovo di Los Angeles.

About the Author

Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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