Papandreou ottiene la fiducia ma si dimette

Papandreou ottiene la fiducia ma si dimette

Il governo greco passa per un soffio lo scoglio della fiducia: tre voti, una maggioranza risicatissima nel bel mezzo di una crisi che più intricata non potrebbe essere. Ed è un esito imprevisto: dopo le ultime defezioni dal suo partito, in teoria Papandreou avrebbe dovuto cadere ieri, all’una di mattina, quando si è votato. Invece se ne andrà tra qualche giorno, forse: “L’ultima cosa che mi importa – ha detto – è la mia posizione. L’ho detto e lo ripeto, lo dico alla Grecia, lo dico all’estero: non mi interessa se potrò mai essere rieletto


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Mentre il premier parlava, fuori fischiavano. I militanti comunisti e dell’estrema sinistra manifestavano chiedendo le dimissioni ed elezioni anticipate. Invece Papandreou ha incontrato il presidente Papoulias, ma non per dimettersi, per informarlo dell’intenzione di avviare consultazioni con gli altri partiti in vista della formazione di un governo di salvezza nazionale. Guidato da lui o, molto più probabilmente, da un altro.

Finito l'incontro con il presidente greco, il primo ministro ha dato il via ai negoziati per la formazione di un nuovo governo di unità nazionale come chiesto dai parlamentari del Pasok in cambio del loro appoggio. Cruciale anche l’appuntamento questa domenica tra il capo di stato e il leader dell’opposizione, Antonis Samaras, che chiede elezioni anticipate e le dimissioni di Papandreou.

Giochi di palazzo che sembrano non convincere i greci, costretti a marciare al ritmo di un’austerity senza precedenti: “Cooperare? Cooperare perché?”, chiede una donna, “Il Pasok ha toccato il fondo. Anche l’opposizione vuole andare a fondo con gli altri? Come può succedere? Come lavorare con qualcuno che vi odia? È stupido, no? È la stessa cosa”.

Priorità del nuovo esecutivo sarà salvare il paese dalla crisi e farlo uscire dal vicolo cieco con l’Europa, imboccato con il referendum che avrebbe dovuto dare voce al popolo ma subito accantonato.

Evangelos Venizelos, o Dora Bakoiannis? I negoziati con l’opposizione per formare un governo di larghe intese sono già partiti, anche se a livello informale. E sono partite anche le scommesse su chi sarà il successore di Papandreou, giacché si dà ampiamente per scontato che l’attuale premier se ne vada.

Già archiviato Papandreou, dunque, analisti e scommettitori puntano su Venizelos, l’attuale ministro delle finanze, numero due di Papandreou.

Uomini dalla cultura estremamente diversa, uniti da una tregua: nel giugno scorso, in occasione dell’ultimo rimpasto, Venizelos entrò nel governo. Ma è l’autore della manovra che l’opposizione, almeno in parte, contesta: sarà possibile una grande coalizione guidata da lui? L’alternativa potrebbe essere l’ex sindaco di Atene Dora Bakoiannis, che non a caso si è già detta pronta.
Ma non avete visto cosa è successo?”, rimbrotta un greco intervistato dalla tv, “Quell’altro, il ministro delle Finanze, è entrato, ha negoziato e ora il paese andrà in bancarotta. Come posso essere ottimista? Nessuno di loro ha idea di che cosa sta facendo. Andrebbero impiccati tutti”.
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Tra le molte aspettative e variazioni sul prossimo esecutivo greco, non sarebbe poi così strano un ritorno di Papandreou a capo di un nuovo e più allargato governo. Del resto il motto dei Papandreou è sempre stato quello di dire "mai più" e sistematicamente ripresentarsi come i salvatori della patria. Vedremo nei prossimi giorni come andrà a finire anche questa partita.

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Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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