Il Pd riparte da Firenze

Il Pd riparte da Firenze


Il treno dalla «Leopolda» è partito. I nomi nuovi e sconosciuti che si sono visti in questa tre giorni fiorentina voluta dal rottamatore Matteo Renzi, hanno fatto saltare i gangheri anche alla segreteria del Pd - riunita a Napoli per la presentazione del percorso di formazione politica per i giovani democrat del Sud che durerà un anno denominata, dallo stesso Bersani, «Ricostruttori». Poca diversità nel nome con i «Rottamatori» dello scorso anno, ma per la dirigenza democratica la differenza esiste ed è molto marcata.

L'ottocentesca stazione fiorentina della Leopolda da due anni regge il peso del renzismo politico e rivoluzionario. Ma lo regge benissimo dando un'occhiata ai dati della kermesse: 7500 persone registrate all'ingresso, centinaia gli interventi da cinque minuti ciascuno, oltre cinquemila i siti che hanno trasmesso l'evento in streaming, centinaia di migliaia gli utenti che lo hanno seguito su internet, oltre tredicimila fan su Facebook e il 75% degli interventi e dei presenti al di sotto dei 55 anni. Quel che rimane, però, sono i titoli dei giornali che attaccano Renzi per bocca di Bersani e Vendola.

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I presupposti per far bene c'erano tutti - «Meritocrazia» è stata la parola più usata - e se anche dalla dirigenza Pd sono piovute critiche, qualora ce ne fosse bisogno, il mega-evento di Firenze ha dato l'ennesima dimostrazione che le idee nel centro-sinistra non mancano, anzi abbondano.

Molti i personaggi poco noti, mai visti in tv - imprenditori, professionisti, sindaci di piccole città, micro-quadri di partito, intellettuali, studenti e professori,  ma anche la «iena» Pif, lo scrittore Edoardo Nesi (applauditissimo), il sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio - che fanno proposte di merito dalla stazione Leopolda. Per citarne qualcuno: è stato molto esaltante l'intervento di Alessandro Baricco, molto duro quello dell'ex sindaco di Torino Sergio Chiamparino, molto compromettente l'intervento del deputato Arturo Parisi, ironico e irriverente la Iena Pif, un semplice saluto per l'ex di turno Pippo Civati. Soprattutto Baricco è stato molto applaudito per la metafora scacchistica - «Avevo 30 anni venti anni fa, il mio tempo è finito. Per una vita la sinistra ha giocato di rimessa, ha scelto sempre il "nero" invece del "bianco" per paura di perdere, ha sempre cercato di vincere a tavolino, ma se non rischi non vinci mai» - anche perché il suo intervento è sembrato l'addio ad una classe dirigente che non solo fa fatica a lasciare, ma vuole lasciare ai propri compagni di merenda. Una sorta di feudalesimo d'antàn.

Meritocrazia e diritti sono state le parole scelte da una larga maggioranza di interventi. In tanti hanno voluto far capire che è finita la stagione dei soli «diritti». Puntualmente scartando - ecco la novità di clima - quei toni recriminatori della sinistra per cui la colpa è sempre degli altri e mai la tua. Come ha urlato una studentessa fiorentina, Paola: «Basta lamentele!».

E' stata una tre giorni di idee e di proposte tutte propositive, quasi mai buoniste e quasi mai con l'alibi del "peccato non esserci stato prima". Ironico al punto giusto - Renzi: «Ci dicono che finora sono intervenuti troppo toscani, la parola a un non toscano» - con quella serietà che contraddistingue i "meno vecchi" dalle idee infinite.

Per i media era la strategia di Renzi per dire che si candidava alle primarie, ma i media sono stati disillusi. Nel suo intervento di chiusura l'ha detto esplicitamente: "se qualcuno di quelli che stanno fuori di qui pensava che la Leopolda fosse l'elenco di ambizioni di qualche giovanotto in cerca di poltrone questi tre giorni sono stati una risposta. E se qualcuno pensava che noi scalciassimo in questo ambaradan per candidarci, aveva una pessima idea di noi".

La Leopolda è stato il lancio, sì, non di Renzi però (o almeno non per il momento) ma della gente, degli amministratori locali, dei sostenitori di un centro-sinistra che finalmente vuol dire la propria sui temi che più ci fanno venire gli incubi.

Per il secondo anno consecutivo Firenze è stata la città delle idee e delle proposte da portare in giro per farle comprendere a tutti. Perché se il centro-sinistra vuole vincere davvero le prossime elezioni - che siano tra un mese o tra due anni conta poco - dovrà farsi capire dalla gente comune, quella che vota Lega perché gli sembra l'unico partito capace di parlare alla pancia della gente. E non dobbiamo aver paura, perché correremmo il rischio di rifare lo stesso errore di cui diceva Baricco: «se non rischi non vinci mai».

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Le idee, anche quelle vaghe, già da stasera verranno sintetizzate - per effetto della ossessione semplificatoria di Renzi - in 100 proposte da dibattere in rete.

Il partito aperto rinasce e parte da Firenze. Era ora!


Bio autore

Si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona

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