<i>Prêt-à-baiser</i> il bacio gay più poetico del mondo [FOTO]

Prêt-à-baiser il bacio gay più poetico del mondo [FOTO]

Un bacio lungo un'ora su un palcoscenico e a passo di danza, un bacio sensuale tra due uomini firmato da Olivier Dubois, un coreografo dalla luminosa carriera iniziata nel 1999 e considerato dalla rivista Dance Europe: «uno tra i 25 migliori danzatori del mondo». “Prêt-à-baiser” è uno spettacolo politicamente oltraggioso, sconvolgentemente sexy, inaspettato e romantico come solo sa essere l'arte quando è sotto una luce dalla bellezza palpitante. Fulcro della scena è il bacio, qui inteso come un’esaltazione fisica e mentale.

Si tratta di una performance apparentemente molto semplice ma dall'esecuzione faticosa ed impegnativa al tempo stesso, capace di suscitare nello spettatore i più disparati sentimenti e reazioni: desiderio, disgusto, imbarazzo, comunione, passione, incredulità ma anche sforzo atletico e spirito di lotta all'inerstirpato bigottismo.

Questa singolare e provocatoria performance maschile è frutto della creatività di un artista rinomato e premiatissimo che può vantare collaborazioni a livello internazionale in numerosi teatri e festival tra cui il Festival di Avignone, l’Opera National del Cairo, il Centro Nazionale di Danza di Parigi, la Biennale della danza di Lione. Olivier Dubois ha danzato per molti coreografi e produzioni di fama mondiale: Jan Fabre, Sasha Waltz, Angelin Preljocaj, Christophe Honoré, Nasser Martin-Gousset, Cirque du Soleil – Dragone, Marie Pessemier, Charles Cré-Ange, Dominique Boivin, Karine Saporta, Elio Gervasi, l’Opéra National de Vienne, Andy Degroat, Laura Simi e Damiano Foa.

La danza delle labbra acquisisce valore sopratutto se messo in realazione ad altri baci gay ritenuti degni di nota. Se nel 2012 una coppia gay thailandese venne registrata dal Guinness World Record per un bacio durato ben 50 ore nel giorno di San Valentino, qui si tratta di un effusione completamente diversa; non una nauseabonda gara di resistenza fisica ma una prova di forza non priva di poesia e passione accompagnata dalle note dalla “Sagra della primavera” di Igor Stravinsky suggellata da un'emozine che unisce pubblico e ballerini in un'esperienza che non lascia indifferenti nessuna delle due parti.

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Il cinema, poi io e infine Bianchina

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