I repubblicani costretti a vincere

I repubblicani costretti a vincere

I Repubblicani hanno effettivamente la Casa Bianca a portata di mano, ma stanno conducendo tante di quelle inutili battaglie interne che l'anno prossimo rivedremo Obama quale 45° Presidente degli Stati Uniti.

Obama oggi è debole, debole nei consensi e debole politicamente. Ma i Repubblicani stanno facendo di tutto per perdere l'unica possibilità per mandarlo a casa e mettere un conservatore al suo posto. Paradossalmente il GOP potrebbe lasciarsi sfuggire l'unica possibilità che ha, se non si "rassegna" a nominare Mitt Romney come candidato a sfidare Barack a novembre. Così facendo la campagna elettorale per il 1600 di Pennsylvania Avenue è già bella che scritta: Obama sarà costretto ad inseguire Romney sia nei sondaggi (attualmente 45 a 39 per Mitt) che in politica economica.

I caucus dell'Iowa potrebbero dar man forte a Romney e ai Repubblicani solo se non ci fosse dell'inutile spargimento di sangue tra i sette candidati. Anche perché, oggettivamente, i candidati a queste primarie sono di una modestia imbarazzante. Nel momento in cui i sondaggi dicono che il capo della Casa Bianca è vulnerabile, soprattutto a causa dell’economia, l'errore più grosso, a mio modo di vedere, è non aver richiesto la candidatura di calibri come Mitch Daniels, Paul Ryan, John Thune, Haley Barbour, Jeb Bush, Chris Christie, Bobby Jindal, e la ex Segretario di Stato Condoleezza Rice. Sono scesi in campo invece solo le riserve, e con le riserve Obama ci fa colazione: l’ex governatore del Massachusetts Mitt Romney, già sconfitto da McCain quattro anni fa, l’ex speaker della Camera Newt Gingrich, il deputato del Texas Ron Paul, il governatore dello stesso Stato Rick Perry, l’ex senatore della Pennsylvania Rick Santorum, la deputata del Minnesota Michele Bachmann, e l’ex ambasciatore in Cina Jon Huntsman, uno dei pochi ad avere un background politico di un certo livello.

Il commentatore repubblicano ed ex Pulitzer Charles Krauthammer ha aspramente criticato i conservatori: «In questo modo i repubblicani stanno aiutando Obama ad apparire meglio di quanto non sia. Per due ragioni: hanno dei candidati imbarazzanti, e stanno sbagliando le politiche che conducono alla Camera, dove hanno la maggioranza».

In questo contesto il meno peggio è sicuramente Mitt Romney.

E Stephen Hess, politologo della Brookings Institution, ne spiega i motivi: «perché ha i soldi, l’organizzazione, un’esperienza come uomo d’affari che in tempo di crisi economica giova, ed è abbastanza moderato da attirare il voto decisivo dei centristi».

Ma alla base del GOP è malvisto per via delle inettitudini del Tea Party. Romney è considerato troppo "liberal" per i gusti degli ultra-conservatori: favorevole all'aborto e alla riforma sanitaria di Obama, da mormone non sta aiutando i mormoni ma nemmeno le altre fedi come fanno più e meno gli altri candidati.

Il problema è che non ci sono alternative valide: prima Bachmann, poi Perry, poi Cain, e infine Gingrich che proprio ieri si è sciolto in un pianto ricordando la madre scomparsa da poco (Hillary Clinton fece lo stesso nel 2008 alla vigilia del voto in New Hampshire).

Hanno fallito miseramente tutti. All'appello manca solo Rick Santorum che ad oggi è salito nei sondaggi prendendo la terza posizione appartenuta fino a qualche settimana fa all'ex speaker della camera Gingrich.

Per il texano potrebbe essere l'unica (e ultima, ormai) possibilità di unificare tutti i conservatori sotto la sua bandiera. Se ci riuscirà - è difficilissimo, ma non impossibile - la candidatura di Mitt Romney sarà messa in forte discussione dal Tea Party che come zoccolo duro dei repubblicani porterebbe l'ultra estremista Santorum alla candidatura, ma farebbe perdere tantissimi voti al partito proprio per la natura troppo libertaria del suo candidato. Ma se Santorum dovesse vincere in Iowa, con Mitt secondo, non si potrebbe nemmeno escludere una sua candidatura alle presidenziali come indipendente appoggiato dal Partito Liberale. Anche questa è un'ipotesi, e in più  toglierebbe voti utili al GOP.

Quindi, dando quasi per certa la vittoria in New Hampshire, lo Stato in cui si "elegge" il candidato ufficiale, i pronostici vanno verso una veloce nomination di Romney come candidato a USA 2012. Questo favorirebbe ancora una volta i Repubblicani, perché, come dice l’editorialista del Washington Post E.J. Dionne, «la vera sorpresa è che forse non ci saranno sorprese. Se Romney verrà scelto in fretta, senza i danni economici e politici di una battaglia prolungata con Gingrich, la situazione si complicherà per Obama. È vero che Mitt a novembre potrebbe perdere i voti dei conservatori più arcigni, però ha la capacità di recuperare consensi al centro e mettere in difficoltà il presidente».

Romney ha già iniziato ad attaccare Obama accusandolo di essere "come Maria Antonietta", ossia lontano dalle vere esigenze della gente e soprattutto lontano dalla realtà nella quale ogni singoli cittadino del ceto medio si vede quotidianamente alla ricerca di un lavoro e di una sistemazione economica per il futuro. Rasmussen indica Mitt Romney al 45% dei consensi, mentre Obama è fermo al 39. Vorrà pur dire qualcosa.

In campagna elettorale Mitt sosterrà che con un secondo mandato Obama diventerà ancora più pericoloso realizzando tutti i suoi progetti, compreso il cambio della Corte Suprema. Ripeterà i temi cari ai Repubblicani sostenendo che la politica del presidente è fallimentare: la riforma sanitaria è sbagliata, l’economia è in crisi e l’America in declino. In politica estera i suoi successi sono solo fumo negli occhi: l’Afghanistan è ancora in guerra, l’Iraq è instabile, gli esiti della primavera araba sono assolutamente incerti, Europa e Cina sono sempre meno influenzabili da Washington, e non solo sull’economia. Se fa questo forse qualche possibilità di successo potrebbe averla.

I Repubblicani candidando Romney devono stare molto attenti a non diventare troppo estremisti: non possono commettere l'errore di Goldwater o Buchanan, quando la base troppo estremista fece deragliare il GOP facendogli perdere un'elezione a portata di mano.

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About the Author

Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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