<i>L’avrai vinta sulla collera quando imparerai a tacere</i>*

L’avrai vinta sulla collera quando imparerai a tacere*

Avrei dovuto essere in Egitto questo fine settimana, a discutere di cooperazione e a parlare di politica. Nessuno dei miei quattro interlocutori è più in carica. La missione è stata conseguentemente rinviata a momenti migliori e politicamente più chiara.

Da responsabile esteri del Pd sarei probabilmente partito lo stesso. Da membro del governo, oggi, non lo posso più fare.

Saltano molti schemi facili quando vedi una piazza di milioni di persone festeggiare con fuochi d'artificio l'annuncio della destituzione di un Presidente eletto da parte di un militare. Quando questo militare si è consultato con i capi dell'opposizione, incluso un Premio Nobel per la Pace. Le transizioni arabe non cessano di suscitare sorprese e meritano perciò attenzione e freddezza di analisi, specie se sotto la lente di osservazione finisce l'Egitto, il peso massimo del mondo arabo, il Paese che ne accoglie quasi il 30%.

Fin dall'inizio è stato così: da un lato la legittimazione rivoluzionaria della prima piazza Tahrir, oggi rilegittimata da Tamarrod; dall'altra la legittimazione elettorale dei Fratelli Musulmani, arrivati alla rivoluzione in un secondo momento ma vittoriosi nelle urne. A fare da arbitro/giocatore con alleanze alterne è stato l'esercito, legittimato da una funzione storica di comando durato 50 anni, prima difensore di Moubarak, poi garante della contesa elettorale, rinnovato infine da Morsi con un patto che ha sostituito il vecchio maresciallo Tantawi con quel Al Sisi che pochi giorni fa ha deposto proprio il Presidente che lo aveva nominato.

Fibrillano i partiti di matrice islamica. Fibrilla Ennhada in Tunisia, è costretta a mutare strategia l'AKP di Erdogan, viene scelto un leader islamico vicino all'Arabia Saudita da parte della Coalizione Siriana.

Per queste sintetiche ragioni, occorre freddezza e prudenza. Ai generali egiziani chiediamo di mettere in libertà i leader islamici poiché nessuna riconciliazione è possibile con chi è agli arresti. Ai leader incaricati di fare uscire l'Egitto dalla crisi politica ed economica chiediamo di tendere una mano e di coinvolgere tutti. Ai leader della Fratellanza chiediamo di prendere atto di un fallimento della loro prova al governo e di non contrapporre piazza a piazza.

È difficile, lo sappiamo, ma non c'è alternativa alla riconciliazione. E la riconciliazione richiede la capacità di fermare la collera e la rincorsa delle parole. 40 morti all'inizio di questa mattina vanno nella direzione opposta, purtroppo.

Lapo Pistelli, responsabile Esteri Pd e Viceministro degli Esteri del governo Letta

*proverbio egiziano

About the Author

Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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