Il processo per il naufragio della Prestige

Il processo per il naufragio della Prestige

Il naufragio della Prestige è stato uno dei peggiori disastri ambientali avvenuti in Europa negli ultimi vent'anni. Gli unici tre imputati - il comandante greco Apostolos Mangouras, il capo macchinista Nikolaos Argyropoulos e il direttore della marina mercantile spagnola José Luis Lopez-Sors - sono stati assolti dall'accusa di “disastro ambientale in spazi naturali protetti”. L'unica condanna riguarda il comandante Apostolos Mangouras per “disobbedienza grave alle autorità”: non aveva consentito di rimorchiare la nave prima che si spezzasse, come gli era stato ordinato dalle autorità. Mangouras è stato quindi condannato a nove mesi ma non andrà in carcere a causa dei suoi 78 anni. L’accusa aveva richiesto per i tre imputati tra i cinque e i dodici anni di prigione.

Nella sentenza del giudice Juan Luis Pía c'è scritto: «non sono chiare le cause che hanno provocato il naufragio, ma l’incidente fu favorito dal pessimo stato di conservazione e mantenimento della nave che aveva 26 anni». Secondo la Corte spagnola i due membri dell'equipaggio non erano al corrente delle pessime condizioni della petroliera e non potevano sapere i rischi a cui andavano incontro. Le responsabilità oggettive vanno infatti cercate su chi ha rilasciato il certificato di navigazione della Prestige, ovvero la società statunitense American bureau of shipping.

La Corte ha poi dato parere negativo per l'accusa nei confronti del direttore della marina mercantile spagnola José Luis Lopez-Sors. L'accusa riteneva colpevole il direttore di non aver dato il permesso alla petroliera di attraccare in un porto, i giudici hanno invece dato ragione a Lopez-Sors perché con la sua decisione non ha provocato ulteriori peggioramenti della situazione.

Il naufragio della Prestige. Nel primo pomeriggio del 13 novembre 2002 la petroliera Prestige, che batteva bandiera delle Bahamas, salpata da Ventspils in Lettonia con direzione Singapore, lancia il triplice Mayday a 50 km da Finisterre, in Galizia. Secondo le ricostruzione, il capitano Apostolos Magouras dice di aver avvertito un rumore molto forte a dritta: un colpo aveva aperto una falla nello scafo facendo entrare acqua nei due serbatoi di dritta. Le autorità portuali spagnole chiedono al comandante di spostarsi in mare aperto per non peggiorare la situazione. Da quel momento la nave naufraga. I negoziati tra l’armatore, il Governo spagnolo e le imprese di salvataggio non portano a nulla facendo perdere solo ore preziose. Nonostante la situazione fosse critica e richiedesse soluzioni urgenti, i diversi attori non riuscirono a mettersi d’accordo immediatamente, complice l'alto rischio in gioco: le 77.000 tonnellate di petrolio hanno un valore di 60 milioni di euro. Il 13 novembre l'equipaggio abbandona la nave; in sei giorni alla deriva la nave perde qualcosa come 77mila tonnellate di petrolio, producendo una marea nera che arriva fino alle coste del nord della Spagna e della Francia. Il 19 novembre la petroliera affonda spezzandosi in due tronconi.

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Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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