Zuckerberg dichiara 83 milioni di iscrizioni indesiderate su Facebook

Zuckerberg dichiara 83 milioni di iscrizioni indesiderate su Facebook

Facebook Inc. ha rivelato che, secondo stime interne, l'8.7% degli utenti totali è costituito da identità variamente fittizie, profili inesistenti, duplicati, identità pericolose e bot

83 milioni di profili su Facebook sono dei fake users, ovvero identità fasulle. Questo è quanto dichiarato dal team di Mark Zuckerberg che ogni trimestre presenta un rapporto al SEC (Securities and Exchange Commission) per la quotazione in Borsa del più popolare dei social network. Su un totale di oltre 955 milioni di iscritti (di cui 102 milioni che lo hanno fatto tramite dispositivo mobile) che utilizzano abitualmente o saltuariamente il proprio account, il 20% corrisponde ad un' identità inesistente o ad un bot.

Mark Zuckerberg a soli 28 anni si è già guadagnato da sé un posto tra gli uomini più ricchi al mondo, con un patrimonio stimato intorno ai 7 miliardi e 500 milioni di euro. Tutto questo per aver inventato un sistema che mettesse in stretta, ma non troppo stretta, comunicazione persone lontane, che ci permettesse di ritrovare i compagni di scuola perduti negli anni, che ci permettesse di condividere i nostri pensieri ed emozioni con gli amici di sempre, e anche con quelli che la distanza geografica e l'eccesso d'impegni ci fanno frequentare meno. Difficile però prevenire ciò che si può solo parzialmente prevedere: ossia tutti gli altri scopi che gli utenti avrebbero potuto ricavarne.

Attualmente la fitta rete di Facebook ospita qualcosa come 83 milioni di profili fittizi. Un dato che fa riflettere ma che non è tuttavia da considerare eccessivamente allarmante.

È ormai risaputo che esistano persone disposte a pagare ed altre a farsi pagare per diventare l'amico presente e concubinante che ogni identità di Facebook possa desidera all'apice del proprio narcisismo o peggio al margine della propria insicurezza e del proprio atteggiamento cronico da sconfitti. Chi non vuol pagare ma ha inventiva gli amici se li fabbrica anche da sé, inventandoli dalla testa ai piedi e aggiungendo dettagli credibili. Ecco come si ottengono finti fidanzati o spasimanti che animano le discussioni al bar o le telefonate con le amiche; o mariti più premurosi e sdolcinati. In questo caso specifico può bastare pilotare il profilo inutilizzato del coniuge inconsapevole o più spesso indifferente. A volte occorrono mesi perché ci si accorga di non essere in contatto con la persona di cui di pensava aver accettato la richiesta d'amicizia. In realtà in molti casi questo dettaglio è una vera incognita. Quelli più gettonati nell'industria del falso virtuale sono gli amici iper-partecipativi. Ne vengono creati diversi milioni all'anno. Dallo scorso marzo ad oggi questo genere di «iscrizioni indesiderate» ha mosso un inspiegabile salto di tre punti percentuali.

Alcune pagine Facebook nascono per scopi puramente commerciali come sondaggi e inchieste di mercato. Altra polemica nasce sul calcolo degli accessi ai banner pubblicitari sul social network. La giovane società Limited Run, specializzata in siti dedicati al commercio musicale, avrebbe infatti denunciato che l'80% dei clic ricevuti provenivano da bot, cioè software che, evidentemente, presiedono quel 1,5% di falsi account pericolosi.

C'è chi, anche in buona fede, ha registrato il nome di un'azienda come se si trattasse di un profilo personale (azione chiaramente legittima) e chi ha creato un account per il proprio cane (o per più cani nel caso ne possedesse più d'uno), o gatto, coniglio, criceto o altro amico peloso che per ovvie ragioni non si collega e non aggiorna mai il profilo, ne offre alcun segno di partecipazione per quanto stimolato da inviti a eventi o giochi online. Alla lista dei falsi iscritti, il 4,8% è costituito da duplicati, un 2,4% da registrazioni mal classificate e l'1,5% da iscrizioni «cosiddette indesiderate».

Non mancano, infatti, i pirati, quei contatti spia che s'impadroniscono d'immagini e altri dati sensibili per scopi non meglio chiariti, e in alcuni casi immaginabili, e questo perché quando l'utente pubblica contenuti o informazioni usando l'impostazione "Pubblica" concede a tutti, anche alle persone che non sono iscritte a Facebook, di accedere a tali informazioni e di associarle al proprio profilo. Non sono mancati pertanto casi di furti di materiale con scopi morbosi e lesivi della dignità della persona, spamming o altra attività di disturbo. Va chiarito che si tratta di un numero molto ristretto di persone, dei veri casi limite per i quali le molestie non sono quasi mai partite dal web ma semmai ci sono arrivate.

Ciò sui dovremmo riflettere è come degli 83 milioni di falsi contatti su Facebook una parte consistente appartenga a persone che si sono costruite identità alternative. È una tentazione che colpisce sopratutto i giovanissimi. Paradossalmente proprio loro che la loro vita la stanno ancora costruendo, e che non dovrebbero stare su Facebook perché violano la clausola legata all'età, e che sono più suggestionabili e competitivi nel confronto non solo con i coetanei ma anche con ragazzi più grandi.

Per moltissimi Facebook costituisce una vetrina su cui sbattono frustrazioni e sentimenti di inadeguatezza, da cui si traggono informazioni e relative false interpretazioni che anziché facilitare i rapporti li complicano.

Molti doppi profili sono lo specchio di molte doppie identità. Gestire più di un account, si ricorda nei documenti ufficiali di Facebook, contravviene alle norme del sito. In teoria sarebbe sbagliato anche inserirsi con «altri nomi» o «nick» perché va contro tutti i presupposti su cui si basa il sito, ma più che vietata si può definire un'azione sconsigliabile.

Si direbbe che chi non s'iscrive con il proprio nome di battesimo non voglia farsi trovare. Un vero controsenso in un sito nato per allargare la propria sfera sociale, per incrementare amicizie e trovare persone con cui condividere interessi comuni. Il che dovrebbe avvenire in totale serenità poiché il team di Facebook ha messo a disposizione di tutti gli iscritti una Normativa sull'uso dei dati a difesa della privacy. Tuttavia alcuni utenti non abbassano la guardia, avvertendo ininterrottamente minacciata la propria incolumità. Molti si credono monitorati da ex fidanzati, ex amici, enti di spionaggio, datori di lavoro e segreterie politiche. Il complesso sistema della gestione della privacy non compare mai ai loro occhi abbastanza efficiente per proteggerli. Eppure la loro stessa iscrizione ad un social network determina un desiderio di esprimere se stessi e le considerazioni sulla vita che si sta conducendo. Cosa farebbero se fossero coscienti che questi 83 milioni di profili falsi sono in mezzo a noi e quasi mai vengono segnalati?

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Il cinema, poi io e infine Bianchina

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