Raggiunto in extremis l’accordo sul tetto del debito americano

Dopo i numerosi appelli di Obama sarebbe stato raggiunto un accordo fra la Casa Bianca e il Congresso per evitare il default.

Il piano prevede l’aumento del tetto del debito fino a 2.800 miliardi di dollari con l’aggiunta di tagli alle spese. Un aumento che dovrebbe avvenire in due fasi: 1.000 miliardi di dollari subito, mentre gli altri 1.800 dovrebbero arrivare in un secondo momento attraverso la raccomandazione di una commissione. Tagli fino a 1.800 miliardi di dollari per coprire i bisogni finanziari del paese fino a dopo le elezioni. Nel caso in cui il Congresso non approvasse il piano di rilancio entro la fine di dicembre, scatterebbero tagli automatici alla spesa. Se si riuscirà a chiudere i negoziati il Senato potrebbe votare il piano alle 19 ora italiana, poi toccherà alla Camera. Il Congresso dovrebbe votare un emendamento alla Costituzione per un budget bilanciato che consente al governo di spendere solo quanto raccolto con le entrate fiscali, ma l’approvazione non è necessaria.

Un progresso significativo, un accordo preliminare. Comunque lo si voglia chiamare, sembra che il pericolo sia stato scongiurato anche se nessuno, fuori e dentro il Congresso americano, ha ancora cantato vittoria.

Si parla dopo il voto di questa sera, le 19 in Italia, ad ogni modo sembra che i Repubblicani e i Democratici ne siamo finalmente venuti a capo grazie al piano messo a punto dal capogruppo dei Democratici Harry Reid: aumento del debito fino a2.800 miliardi di dollari in due fasi e tagli immediati alle spese leggermente superiori; poi, a novembre, una seconda tranche di tagli per 1.800 miliardi.

Occhi puntati sul voto di stasera quindi, ma dopo le fumate nere dei giorni scorsi la cautela è d’obbligo. Anche perché l’accordo va trovato entro il fine settimana per passare il test delle riaperture delle borse.
In gioco c’è il rating tripla A, e la stabilità dell’economia globale compresa quella cinese. Proprio ieri Pechino ha accusato Washington di irresponsabilità.

Senza un accordo, infatti, il Tesoro americano andrà in insolvenza tecnica: niente soldi per pagare gli stipendi o coprire le scadenze del debito pubblico, o ancora per corrispondere gli interessi agli investitori.

Non è più tempo di pensare agli interessi del proprio partito: è l’ora del compromesso in nome del popolo americano” ha detto l’altro ieri Obama, che da settimane assiste ad un scontro politico che è diventato ormai un tutti contro tutti. “Le parti - ha continuato il Presidente - non sono così lontane tra loro, ma il problema è il tempo“.

Secondo un sondaggio della Cnn il 74% degli americani è favorevole all’emendamento per un budget bilanciato.

Il due agosto ora, è dietro l’angolo.

About the Author

Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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