Il razzismo diventa determinante per l’elezione alla Casa Bianca

Il razzismo diventa determinante per l’elezione alla Casa Bianca

Il razzismo gioca ancora un ruolo determinante nelle elezioni americane. Alla vigilia della sfida tra Obama e Romney, negli Stati Uniti ci sono ancora bianchi che non si fidano di un leader nero e che voteranno repubblicano per sbarrare la strada a «quel musulmano di Obama».

Succede tra i proletari dell’Alabama, del Mississippi e della Louisiana, dove i democratici non fanno nemmeno campagna elettorale dando per scontata la sconfitta. Ma succede anche alla convention repubblicana, dove il fronte razzista si espande: contro i neri definiti «scioperati e nullafacenti» si scagliano anche gli asiatici, una comunità in crescita che sostiene sempre più le tesl del Tea party.

Poi ci sono le storie di razzismo in America: a Birmingham e in Alabama, dove i più esaltati si dicono pronti a imbracciare le armi per impedire un secondo mandato a Obama. Mentre da Tampa, dove si è tenuta la convention repubblicana, gli attacchi ai coloured arrivano persino da un pastore afroamericano.

E il politologo della New York University Charlton McIlwain spiega: «Romney deve convincere a votare per lui gli indecisi, che sono soprattutto bianchi e maschi. Lo fa attaccando le riforme di Obama nel settore del welfare. E siccome afroamericani e latinos sono quelli che ricorrono di più all’assistenza sociale, sono loro i parassiti da colpire».

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Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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