L’italiano perfetto

L’italiano perfetto

«Quando vedo le immagini della Kyenge non posso non pensare alle sembianze di un orango», ha detto il 13 luglio a Treviglio, in provincia di Bergamo, il vicepresidente del Senato e parlamentare della Lega Roberto Calderoli rivolto al ministro dell’integrazione Cécile Kyenge. La notizia, com'era prevedibile, ha fatto il giro del mondo. John Foot sul Guardian ne ha scritto un pezzo molto interessante e particolarmente sensato.

Scrive Foot:

Alla fine degli anni ottanta in Italia c’erano pochi immigrati, le cose sono cambiate negli anni novanta e duemila, quando quattro milioni di persone sono arrivate per fare i lavori che gli italiani non volevano più fare. Lavori di fatica, spesso sottopagati o addirittura in nero. Queste persone erano escluse dal sistema politico e per gli immigrati di seconda e terza generazione, la cosiddetta generazione Balotelli, ottenere i propri diritti era difficile a causa delle restrittive leggi italiane. Anche chi era nato in Italia doveva aspettare di aver compiuto 18 anni per ottenere la cittadinanza. Kyenge è arrivata in Italia nel 1983 come oculista qualificata. Ha spostato un italiano nel 1994, e le sue due figlie sono nate e cresciute in Italia. È italiana ed è nera, e ha promesso di cambiare la legge sulla cittadinanza. Una riforma alla quale la destra italiana si oppone.

E conclude:

La Lega è sempre stato un partito razzista. E lo ha dimostrato con le frasi del suo fondatore Umberto Bossi, quello che nel 2003, parlando degli alloggi popolari a Milano, disse: ‘Case ai milanesi, no ai bingo bongo’. In Italia ci sono stati gesti isolati contro il razzismo da parte di personaggi pubblici. Come quello del calciatore del Milan Kevin Prince Boateng, che, dopo aver ricevuto dei pesanti cori razzisti, ha lasciato il campo durante un’amichevole contro la Pro Patria. Ma il progresso è lento, e l’esclusione degli immigrati dal sistema politico e sociale li rende vulnerabili. L’Italia non è un paese razzista, ma è un paese in cui il razzismo è tollerato e dove una persona come Calderoli rappresenta le istituzioni. Eppure i razzisti non vinceranno, perché il futuro è con l’Italia di Balotelli e Cécile Kyenge. L’Italia è un paese multiculturale, che lo vogliano o no. E quando vedo Roberto Calderoli, non posso fare a meno di pensare a un razzista ignorante.

Dello stesso avviso anche Afrik, il principale quotidiano online francese di vicende africane:

A giugno la consigliera della Lega Nord Dolores Valandro aveva scritto su Facebook: “Ma mai nessuno che se la stupri, così tanto per capire cosa può provare la vittima di questo efferato reato?”, attaccando la ministra dopo un presunto tentato stupro da parte di un africano nei confronti di due ragazze romene. L'Europarlamentare leghista Mario Borghezio il 30 aprile aveva detto: “Questo è un governo del bonga bonga, vogliono cambiare la legge sulla cittadinanza con lo ius soli e la Kyenge ci vuole imporre le sue tradizioni tribali, quelle del Congo”.

Afrik conclude con una domanda che è già una possibile risposta:

Riuscirà la ministra dell’integrazione a fare il suo lavoro, nonostante i ripetuti insulti? Non si può dire con certezza. Ma gli attacchi nei confronti di Kyenge sono così frequenti che, secondo molti, il fatto di essere la prima ministra nera in Italia dà fastidio a qualcuno.

Nel mio piccolo trovo assolutamente perfette le parole di Filippo Facci ieri sul Post:

Lo scalcagnato esercito «razzista» non si combatte contrapponendogli un altro esercito «antirazzista» [...] Per questo le battute sui nani sono peggiori di quelle sui neri: perché le prime mirano a un incolpevole difetto fisico, a uno svantaggio innegabile, mentre le seconde mirano al nulla, perché il colore è un dettaglio senza conseguenze. Non dovrebbe impedirti di diventare ministro, il colore, e neppure aiutarti a diventarlo.

About the Author

Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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