Una società di razzisti

Una società di razzisti

Cécile Kyenge è il primo ministro nero della Repubblica italiana. La Kyenge è a capo del Ministero per l'integrazione e sapeva già - o almeno lo immaginava - quanto impervia sarebbe stata la strada per eliminare i molti pregiudizi che la società italiana ha nei confronti degli stranieri. Con tutto ciò ha accettato l'incarico nel governo Letta e sin dal primo giorno si è imbattuta in moltissimi episodi di razzismo verso la sua persona (soprattutto da Erminio Boso e Mario Borghezio della Lega). L'ultimo in ordine di tempo le è stato rivolto da una consigliera leghista di un municipio di Padova, Dolores Valandro, che sulla sua pagina di Facebook ha scritto:

Ma mai nessuno che se la stupri, così tanto per capire cosa può provare la vittima di questo efferato reato? Vergogna

La Valandro è stata espulsa dal partito, ma molti suoi colleghi e amici la pensano esattamente come lei.

Chi è Cécile Kyenge. Nata nella Repubblica Democratica del Congo nel 1964, Cécile Kyenge si è trasferita a 19 anni in Italia laureandosi in medicina e chirurgia all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e specializzandosi in oculistica presso l'Università di Modena e Reggio Emilia. Eletta per la prima volta nel 2004 con i DS al comune di Modena, diventa la responsabile provinciale del Forum della Cooperazione Internazionale ed immigrazione pochi mesi dopo. Nel 2009 diventa responsabile regionale Emilia-Romagna per le politiche dell'immigrazione del PD ed entra a far parte della commissione Welfare e politiche sociali. Nel 2013 viene eletta deputato e immediatamente promuove una proposta di legge sul riconoscimento della cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia (Ius soli). In aprile Enrico Letta la vuole come ministro per l'Integrazione. Cécile Kyenge è naturalizzata italiana per matrimonio (è sposata dal 1994 con un ingegnere cosentino) ed ha due figlie nate entrambe in Italia.

Immigrati. In Italia il 7,5% della popolazione è straniera, più del doppio rispetto ad un decennio fa. Questo è un "fenomeno" totalmente nuovo per il nostro paese: dagli anni sessanta l'Italia ha vissuto un forte richiamo per i migranti, mai però di questa portata. Considerando che la profonda crisi economica di questo periodo ha portato ad un forte ridimensionamento dell'occupazione, la scelta delle aziende di avvalersi di manodopera straniera ha fatto sì che il rancore verso gli immigrati sfociasse in un vero e proprio odio razziale. Il clima di scontento ha perciò creato il capro espiatorio perfetto: lo straniero. La proposta di legge del ministro Kyenge sullo Ius soli è la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso.

«Per la legge italiana è più facile che il nipote di emigrati italiani, residente in altri paesi del mondo, ottenga la cittadinanza, che riesca a farlo un bambino nato e cresciuto in Italia, figlio di immigrati» scrive Elisabetta Povoledo sull'Herald Tribune. E purtroppo è assolutamente vero: da solo un governo non potrà fare granché, devono essere i cittadini che sostengono la tesi dello Ius soli - e sono molti - che devono reagire al razzismo. Il razzismo rappresenta una minaccia per la società, bisogna estirparlo dal profondo.

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Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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