Quanto è grande il Grande Gatsby?

Quanto è grande il Grande Gatsby?

Non è tutto oro ciò che luccica, nemmeno quando a luccicare è lo splendore, l'eleganza e la briosa follia degli anni Venti. Baz Luhrmann porta in scena tutto il breve ma essenziale romanzo di F. Scott Fitzgerald, dimenticandosi, però, del suo cuore.

In mezzo a tanti effetti è sfuggito ciò che contava di più. Nonostante la fedeltà al testo originale il film appare incompleto. Il biografo dello scrittore americano, Andrew le Vot, recensì il romanzo scrivendo: «Riflette meglio che in tutti i suoi scritti autobiografici il cuore dei problemi che lui e la sua generazione dovettero affrontare... In Gatsby, pervaso com'è da un senso del peccato e della caduta, Fitzgerald assume su di sé tutta la debolezza e la depravazione della natura umana».

Beh, chi ha visto il film tutto questo non l'ha trovato. Ha pensato solo che si trattasse della storia di un illuso che vuol rivivere un amore che tale non è.

I critici americani lo hanno stroncato, forse avevano troppa aspettativa o più semplicemente la visione decadente del mito americano appariva eccessivamente semplificata ed il romanzo appariva privo di molti momenti essenziali per la comprensione del contesto storico. La lettura dell'immagine ce ne da conferma. Sfondi sfocati e volti sempre in primo piano. Un omaggio alla Hollywood drammatica o il chiaro segno che tutto ciò che conta esce dalla bocca e dall'espressività del viso dei protagonisti e non dall'osservazione dell' ambiente circostante?

E cosa dire di quanto è accaduto a Cannes? Neanche lì è emerso molto entusiasmo. Accoglienza gelida con unico riconoscimento all'interpretazione di Leonarado Di Caprio. Eppure i risultati ai botteghini parlano chiaramente di un grande successo di pubblico con i suoi 207 milioni di dollari d'incasso ottenuti in soli venti giorni dall'uscita. Tiffany ha dedicato addirittura una collezione di gioielli ispirati al personaggio di Daisy Fay Buchanan. Un tripudio di eleganza e spirito nostalgico.

C'è da chiedersi a cosa servisse il 3D. Il film è confezionato con una maestria rara e magnifica ed è intriso di una vitalità intensa. Montaggio e fotografia sono ineguagliabili e in fondo si tratta di un grande classico, di una grande storia. Ma dov'è finita la passione dello scrittore? dove sono i sentimenti? dove sono le storie dietro le storie?

Carry Mulligan, che già fuori dal set è talmente eterea da esser pronta per il museo delle cere, compare meravigliosa fatua e deliziosamente frivola, ma il suo personaggio è completamente privo d'anima. Quella di Daisy e Gatsby non compare nemmeno come una storia d'amore (può passare al massimo come la storia di un incontro tra due che in passato si sono piaciuti) epurata da qualsiasi sentimento. Fitzgerald ha voluto la sua protagonista più concreta di James: è vero, più materialista, certo, ma anche un bel pò più combattuta interiormente!

Nel film di Luhrmann, Daisy ha letteralmente il vuoto pneumatico nel cervello e ispira al pubblico sentimenti non di comprensione ma di aperta antipatia. Nella vita reale sarebbe stato più facile comprendere che Daisy sceglie il certo e non l'incerto, l'infedeltà di un marito per il quale non riesce a negare sentimenti non solo d'amore ma anche di manifesta gelosia piuttosto che l'estrema fedeltà di un uomo con il quale è troppo tardi per costruirsi da capo una vita. Daisy sceglie il lusso ma non i soldi sporchi, sceglie il presente e non il passato, sceglie la vita e non il sogno.

Il punto di vista di Gatsby (Leonardo di Caprio), che arriva a noi attraverso la voce narrante dell'agente di borsa Nick Carraway (Tobey Maguire), rivela il desiderio di reinventare la propria vita di uomo nato poverissimo e divenuto miliardario, sul quale le leggende si sprecano e la cui intera esistenza è annebbiata dal mistero. Il mondo fantastico che lui crea per Daisy, dall'altra parte della baia dove lei vive, è l'illusione di cui si nutrono la New York dell'epoca e il pubblico in sala.

Eppure Nick non è solo un narratore: nel romanzo anche lui ha una vita piena d'avventure amorose che qui vengono totalmente ignorate. Complesso ed intrigante è anche il suo rapporto con Jordan (Elisabeth Debicki) che nel film è quasi inesistente. Assente è anche la parte riflessiva che segue la morte del nostro eroe romantico, un momento essenziale in Fitzgerald. E intanto tra musiche e ritmi travolgenti ed effetti scenici di sicuro impatto scivoliamo sempre più in atmosfere da moderno videoclip, trascinati da quella colonna sonora che lo stesso Luhrmann aveva annunciato piena "dei più grandi artisti contemporanei": Fergie, Lana Del Rey, Florence and the Machine, Jay-Z, Nero, The xx, will.i.am e Beyoncé.

«La sua ambizione è stata quella di “tradurre la sensibilità Jazz del romanzo di F. Scott Fitzgerald alle equivalenti musiche del nostro tempo, attraverso la fusione di hip-hop, jazz tradizionale e altri testi musicali contemporanei [...] La questione per me nell’approcciarmi a Gatsby - ha dichiarato il regista - era come suscitare dal nostro pubblico lo stesso livello di eccitazione e immediatezza pop culturale verso il mondo che Fitzgerald era riuscito a creare per il suo pubblico nella nostra epoca, l’energia del jazz è stata tramutata in energico hip-hop». Obiettivo raggiunto.

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Il cinema, poi io e infine Bianchina

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