Il piano di riforme economiche in Cina

Il piano di riforme economiche in Cina

Il Partito Comunista cinese ha approvato, dopo un incontro a porte chiuse durato quattro giorni, dal 9 al 12 novembre 2013, un piano economico decennale di riforme strutturali che un think-tank governativo ha addirittura definito "senza precedenti". Secondo quanto scrive la Xinhua, l'agenzia di stampa governativa cinese, il 18° Comitato centrale del politburo ha approvato un piano che prevede “riforme profonde” e che porterebbe ad un potenziamento dell'economia cinese e ad rafforzamento del potere del Partito Comunista di Pechino nel mondo.

Pechino, che è la seconda potenza mondiale, ora teme un rallentamento della crescita dopo un trentennio di espansione. Per questo il governo ha messo a punto una serie di riforme per dare nuovo vigore all'economia lasciando però al mercato il compito di gestirsi autonomamente: «L’economia è un punto centrale della riforma. E stabilire il giusto rapporto tra governo e mercato è il centro della soluzione: si tratta di lasciare al mercato il ruolo di allocare le risorse», afferma la Xinhua. Il problema principale rimane la perdita di competitività, di sovrapproduzione industriale e, per ultimo ma solo in quanto una novità, l'aumento del debito pubblico che ha raggiunto cifre preoccupanti.

Che la riunione del plenum cinese era molto importante, lo si era capito anche da ciò che la Reuters scriveva lunedì: «Si è parlato soprattutto di economia nel ‘conclave’ che ha riunito i 376 membri del Comitato centrale del Partito comunista cinese. Il congresso si è svolto a porte chiuse nell’hotel Jingxi, a Pechino, con misure di sicurezza strettissime». Misure che però non sono servite ad arginare i rumors attorno alle riforme “senza precedenti” come le aveva definite un dirigente del partito appena un mese fa. In realtà gli analisti finanziari tendono a ridimensionare le aspettative, tuttavia le riforme potrebbero avere delle conseguenze importanti sul lungo periodo.

I cambiamenti che la riforma porterà li ha spiegati bene Zhang Ming, vicedirettore di due istituti di ricerca dell’Accademia delle scienze sociali cinesi, su China Files: «Il concetto di ‘riforma basata sul mercato’ sottintende tre cambiamenti cruciali: il primo consiste nell’accelerare l’implementazione della riforma affinché sia il mercato a determinare i prezzi dei fattori produttivi; il secondo è rappresentato dalla necessità di infrangere il monopolio delle imprese statali in un certo numero di servizi; il terzo corrisponde a ridurre l’intervento del governo nelle attività economiche, rafforzando la capacità di innovare dei soggetti economici di piccole dimensioni».

Il mese scorso è stata presentata una prima bozza di riforma su settori come la finanza, le tasse, l’agricoltura, il patrimonio pubblico, il welfare, l’innovazione e gli investimenti stranieri, e si sa che nell'incontro a porte chiuse è stata data una particolare valenza a questi temi. Inoltre, nella stessa riunione, si è deciso di istituire un comitato per la sicurezza nazionale che dovrà implementare i sistemi di sicurezza nel paese dopo che il 28 ottobre a piazza Tienanmen sono morte cinque persone per un attentato.

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Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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