Riprendiamoci Scampia

Riprendiamoci Scampia

Scampia, quartiere nord di Napoli, saccheggiato dalla camorra e distrutto dai media. Non è che non ha funzionato #occupyscampia, è che Scampia è così: senza aggiungere e senza togliere nulla. Un'ordinaria giornata di follia mediatica collettiva.

Scampia sta alla camorra come Saviano sta a Gomorra. Scampia come Napoli, come Palermo, come Catania, come New York. Incancrenita, ma viva. Doveva essere la giornata in cui Gomorra doveva risorgere dal sottobosco della mafia. Ne è nata l'inevitabile fuffa.

Vivere a Scampia significa combattere quotidianamente con l'indifferenza, l'omertà e la paura. Significa, per i napoletani onesti, battersi ogni giorno per alcuni princìpi basilari che per il resto del mondo sono la normalità: andare a lavorare, portare i figli a scuola, fare la spesa, uscire la sera.

Scampia come Beirut, oggi. Scampia con una voglia di legalità direttamente proporzionale alla realtà odierna fatta di lotta tra clan, guerra per la droga, e prostituzione. Scampia è quel quartiere dove l'arresto di uno spacciatore fa notizia perché era il boss che chiedeva al ragazzino la prova di coraggio come rito di affiliazione nel film di Garrone. La realtà di Scampia ruota attorno a Saviano, solo che la realtà supera di gran lunga la fantasia artistica.

Poi un bel giorno arriva Pina Picierno. La deputata, convinta che nel resto del Paese sia diverso, si accorge che a Scampia non si esce di sera e che i negozi sono chiusi di notte. Si arrabbia: non basta più diffondere pietismo e qualunquismo, bisogna piantar la tenda, a Scampia. Nasce “OccupyScampia”.

Nessuno le ha detto che a Scampia le strade non sono mai affollate e che i negozi chiudono alle otto di sera. Scampia è semplicemente un dormitorio come tanti: anche la mia città lo è, con meno morti ammazzati però. E allora la Picierno lancia “Riprendiamoci Scampia”. Solo che Scampia la devono riprendere gli scampesi, non i politici. Il coprifuoco che vede è autoimposto, nessuna movida a Scampia è possibile. Ed è così da sempre, non da ieri.

Pina Picierno lancia il suo messaggio sul social network, Twitter soprattutto. L'hashtag #occupyscampia fa il giro del mondo ed arriva in piazza Giovanni Paolo II, zona centrale del quartiere napoletano, ieri alle 17 in punto.

Ci sono tutti: la gente della rete, i politici locali e nazionali, le telecamere dei network, i giornalisti imbrillantinati, gli anchorman lobotomizzati, le anchorwoman botolinizzate, uomini e donne dello spettacolo. Mancano solo i festeggiati, gli scampesi. E così #occupyscampia fallisce miseramente.

Ma a Scampia la gente del posto vuole farsi occupare davvero. Solo che chiedono di essere occupati a telecamere spente, quando l'onda non ha più la cresta. Perché chi ha avuto dalla vita solo sconfitte, ha altre conquiste da festeggiare: la conquista di un lavoro quotidiano. Onesto se possibile, perché a Scampia si spara a qualsiasi ora, è la guerra che non ha bisogno del buio per farsi notare.

Ma il coprifuoco a Scampia non c'era il giorno in cui Pina Picierno è passata da quelle strade, e non c'era nemmeno il giorno prima e il giorno dopo. Per questo #occupyscampia non ha funzionato. Riprendiamoci Scampia, ma sul serio.

[per Lavika]

About the Author

Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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