Romney 6, Santorum 3, Gingrich 1

Romney 6, Santorum 3, Gingrich 1

Mitt Romney si aggiudica il Super Tuesday vincendo in Vermont, Virginia, Massachusetts, Idaho e Ohio. Rick Santorum invece in Oklahoma, Tennesee e North Dakota. Newt Gingrich vince solo in casa, in Georgia, ed è praticamente fuori corsa. Ron Paul rimane ancora a secco. I primi commenti.

Romney 6, Santorum 3, Gingrich 1

Romney e Santorum si dividono il Super Tuesday

Il Super Tuesday non ha riservato sorprese confermando Mitt Romney come unico candidato in grado di arrivare a Tampa senza mai dare una svolta alla corsa verso la nomination repubblicana.

Romney ha vinto in sei Stati - Vermont, Virginia, Massachusetts, Idaho, Alaska e Ohio - Rick Santorum invece in tre - Oklahoma, Tennesee e North Dakota -, Newt Gingrich vince solo in casa, in Georgia, ed è praticamente fuori corsa. Ron Paul rimane ancora a secco, ma è l'unico a cui non pesa il senso continuo di sconfitta.

Romney sarà l'anti-Obama alla fine, ma nessun analista azzarda una possibile vittoria contro il presidente.

Nate Silver, del New York Times, scrive che il successo al supermartedì per Romney era largamente previsto sia nei contenuti che nella forma. Silver è anche critico. Romney ha ottenuto il 40% del voto popolare, oltre il 50% dei delegati, il 60% degli Stati. Sono numeri consistenti e che non si possono ignorare: Romney oggi è un candidato accettabile per i conservatori, ma niente di più. Inoltre se solo il 3% degli elettori avesse scelto un suo avversario, Romney avrebbe quasi sicuramente perso l'Ohio e l'Alaska martedì, il Michigan e il Maine a febbraio. Fortunatamente per Mitt non è successo. «Romney da tempo percorre una sottile linea che unisce la vittoria alla disfatta, cadendo sempre nel lato giusto», conclude Silver.

Dan Balz del Washington Post dice che il frontrunner avanza verso la nomination ma perde inesorabilmente terreno nei confronti del presidente. Come spesso accade la battaglia per la nomination rafforza quasi sempre il vincitore, ma miete anche molte vittime, compreso lo sfidante. Balz continua a fare il contropelo a Romney: perde consensi tra gli elettori indipendenti, decisivi a novembre; è in netto calo tra le donne e i latinos e non è molto amato tra i colletti bianche nemmeno quelli che non voterebbero mai per Obama. Un esempio per tutti: in Ohio, Virginia e Michigan, tre Stati da sempre considerati fondamentali per andare alla Casa Bianca, il vantaggio di Obama su Romney è superiore al 10%.

Michael Shear, sempre sul New York Times, scrive che la vittoria di misura in Ohio (38 delegati a 37) rappresenta un ulteriore passo verso la nomination, ma non nasconde l'incapacità dell'ex governatore di interfacciarsi con l'ala conservatrice repubblicana che rappresenta lo zoccolo duro del Gop. La sua fortuna, dice Shear, è che Santorum e Gingrich si rubano voti a vicenda e consiglia all'ex speaker della Camera di seguire la proposta del consigliere di Santorum, John Brabender, di abbandonare la corsa prima del voto in Alabama, Kansas e Mississippi: «Ci sono sondaggi che dimostrano che in un testa a testa contro Romney, gli elettori di Gingrich voterebbero in massa per Santorum - dice Brabender al Wall Street Journal - I conservatori e quelli del Tea Party devono prendere una decisione: vogliamo che Romney sia il candidato o no? Vogliamo continuare a dividere il nostro voto?»

Il New York Times è il giornale che commenta di più il Super Tuesday. Jeff Zeleny dice che le aspettative di Romney sono andate deluse specialmente in Ohio, dove Mitt sperava in un largo consenso per rilanciare la sua candidatura, perché vincere in un "battleground State" significava soprattutto rafforzarla al sud che continua a non amarlo. Zeleny è convinto che le debolezze di Obama salteranno fuori quando il Gop sceglierà il suo sfidante lasciando da parte le lotte intestine di queste primarie. Zeleny sperava che il Super Tuesday potesse finalmente far emergere l'uomo giusto, purtroppo però non è stato così, e ad avvantaggiarsene è ancora una volta il presidente. A supporto di questa tesi, Obama mercoledì scorso ha organizzato una conferenza stampa alla Casa Bianca con l'intento, assolutamente strategico, di oscurare le primarie del Grand Old Party attaccando i repubblicani per le loro posizioni "irresponsabili" a favore di una guerra contro l'Iran.

Secondo il Washington Post, Romney è ossessionato di attrarre i voti dell'elettore conservatore più di quello moderato che fondamentalmente è il suo elettorato-tipo. Difatti, rispetto a quattro anni fa, Mitt è convinto che saranno proprio gli ultra-conservatori che gli permetteranno di vincere le primarie e poi battere Obama a novembre. Ma l'uomo forte che sta cercando il Gop, in grado di vincere in Stati oltranzisti come il North Dakota e il Tennessee, non è Romney. Se invece cercano chi arriverà alla nomination senza mai strafare oltre misura, allora hanno in Mitt Romney l'uomo che stanno cercando.

Con la vittoria al Super Tuesday Romney è arrivato a 421 delegati nominali, mentre ne servono 1.144 per ricevere la nomination. La strada è ancora lunga.

About the Author

Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
free vector