Romney vince ma non stravince

Romney vince ma non stravince

In Florida Mitt Romney porta a casa il 46 per cento dei voti e tutti i 50 delegati in palio, Newt Gingrich si ferma al 31. La notizia non è la vittoria di Romney bensì il fallito knock out di Gingrich dopo il South Carolina. Ed ecco dunque riaprirsi nuovi scenari.

La vittoria di Mitt Romney.
La vittoria di stanotte pareva tutt'altro che scontata dopo l'exploit di Newt Gingrich in South Carolina. Ma l'ex governatore del Massachusetts è riuscito nell'impresa di arginare inizialmente la deriva a destra dell'ala moderata dei repubblicani, e successivamente spingere all'angolo l'ex speaker della Camera bombardandolo con spot mirati e con una dialettica assolutamente nuova. La riuscita dell'impresa era tutt'altro che facile, ma nonostante l'endorsement di Sarah Palin e Herman Cain ma con l'ostilità all'establishment del partito a Gingrich, Romney ha avuto vita abbastanza facile in Florida vincendo con oltre 14 punti di scarto.

Quanti delegati.
Ieri i delegati sarebbero stati 99, ma sono stati dimezzati a 50 per sanzionare la decisione del partito repubblicano del Sunshine State di tenere la primarie a fine gennaio, contravvenendo alle indicazioni del partito nazionale che da anni lotta contro le votazioni intempestive. Ma aldilà di tutto anche 50 delegati in un colpo solo sono tantissimi (la Florida è ancora tra i pochi ad usare il winner-take-all, chi vince prende tutto), e creano un distacco difficile da colmare nei rimanenti 46 Stati. Al momento la suddivisione è la seguente: Romney 84 delegati, Gingrich 27, Paul 10, Santorum 8.

La vittoria.
Fondamentalmente, la vittoria in Florida è servita a Romney a dimostrare che è due spanne sopra gli altri. Nei confronti di Santorum e Paul è inevitabile, ma nei confronti di Gingrich c'era una specie di sudditanza politica con cui l'ex governatore doveva fare i conti. Con la vittoria di stanotte l'ha sicuramente messa da parte. Del resto l'unico modo che ha Gingrich per fronteggiare lo strapotere di Romney è nel Supertuesday del 6 marzo, giorno in cui saranno dieci gli Stati a votare contemporaneamente. Per le prossime tre settimane non ci saranno dibattiti televisivi né primarie, a parte un paio di caucus e le primarie in Missouri dove Newt non si è nemmeno qualificato. Per cui Romney ha tutto febbraio per consolidare il suo predominio arrivando al supermartedì con un margine talmente ampio che anche perdendo in tutti e dieci gli Stati rimarrebbe facilmente in testa per via dei delegati assegnati col proporzionale.

Il Supertuedsday.
E' vero che il supertuesday comprende i conservatorissimi Tennessee, Oklahoma, la Georgia di Gingrich e l'Alaska della Palin (ma anche Nevada, Colorado e Arizona territori amici al frontrunner) e nella somma si assegnano più delegati di quelli finora raggiunti, ma è altrettanto vero che Romney non è mai è stato così forte come adesso sia in termini di consensi che di finanziatori. La strategia di Romney il giorno prima della Florida era prendere più della somma dei due maggiori avversari: Gingrich si è fermato al 31,9 per cento, Santorum al 13,3 insieme fanno due punti in meno del 46,4 di Romney. L'unico modo per batterlo in questo momento potrebbe essere il ritiro di Santorum e l'appoggio a Gingrich. Nei discorsi di stanotte sia l'uno che l'altro hanno detto che sarebbero andati fino a Tampa, addirittura Santorum - da Las Vegas dove si trovava in vista delle primarie del Nevada - è convinto che Gingrich ieri abbia sprecato la sua occasione.

Quanto rimane in cassa.
Il problema di tutti naturalmente sono i soldi. Romney ha ancora in saccoccia 19 milioni di dollari, Gingrich solamente due, e Santorum non arriva nemmeno a uno. Obama ha la bellezza di 81 milioni da giocarsi direttamente alle presidenziali. A titolo esplicativo: ieri sera, mentre i repubblicani litigavano su chi era più conservatore dei quattro rimasti in gara, il presidente ha raccolto qualcosa come mezzo milione di dollari in una normalissima cena di rappresentanza. Solo per far capire chi è la macchina raccogli-dollari dei cinque.

L'ipotesi brokered convention.
Ma la parabola potrebbe arenarsi a Tampa in agosto. In Florida Jeb Bush non ha endorsato nessuno dei quattro candidati (Romney l'ha praticamente pregato, ma il governatore ha deciso di accompagnare il padre alla Casa Bianca). I maligni dicono per non inimicarsi nessuno in vista di una possibile vice presidenza; qualcuno altro pensa - e il sottoscritto è uno di questi - che l’ipotesi della brokered convention – ovvero che la convention riconosca la divisione interna e decida di scegliere un nuovo candidato buono per tutti – per quanto improbabile al momento, è la soluzione ideale per il figlio e fratello furbo della dinastia dei Bush.

Risultati dopo quattro Stati.
Quelle fatte finora rimangono solo delle supposizioni, perché Gingrich risulta ancora essere il frontrunner nel nazionale con il 30,3% di consensi, roba da poco certo, ma comunque pur sempre superiore al 27,8% di Romney.
La strada è ancora lunga fino a Tampa, e i candidati lo sanno. Nel frattempo ieri si è anche appreso che il Congresso ha deciso di dare la scorta del Secret Service proprio a Mitt Romney: un presagio?

About the Author

Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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