L’ad Eni Paolo Scaroni indagato per una maxi tangente da 200 milioni

L’ad Eni Paolo Scaroni indagato per una maxi tangente da 200 milioni

La procura di Milano sta indagando su una presunta maxi tangente da oltre 200 milioni che Saipem avrebbe pagato per ottenere appalti in Algeria; Saipem è leader nell'engineering and construction ed è controllata al 43% da Eni. Ieri l'ad del Cane a sei zampe Paolo Scaroni ha ricevuto un avviso di garanzia proprio per quella maxi tangente. L'ipotesi di reato è corruzione internazionale finalizzata ad ottenere 8 contratti che il manager del gruppo petrolifero italiano firmò tra il 2007 e il 2009 per un valore di circa 11 miliardi.

Secondo gli inquirenti, i vertici di Saipem si sarebbero incontrati a Milano con l'intermediario algerino Farid Noureddine Bedjaoui per definire i pagamenti ai subcontractors clienti di Bedjaoui. Sempre secondo le informazioni trapelate dai fascicoli dei pm, Bedjaoui sarebbe a sua volta il tramite del potente ministro dell’Energia algerino Chekib Khelil, beneficiario ultimo delle mazzette e dispensatore poi dei contratti miliardari. I pm titolari dell'inchiesta hanno così disposto il sequestro delle email e dei dispositivi elettronici di Alessandro Bernini (ex direttore finanziario di Eni), Paolo Scaroni (attuale ad Eni) e Antonio Vella (responsabile Eni in Nord Africa). I tre naturalmente si sono dichiarati estranei, e fonti legali inoltre fanno notare che Eni, per il proprio core business, diversamente da Saipem, quando si muove in paesi extraeuropei, come in questo caso l’Algeria, non ha modo di gestire passaggi di denaro “intermedi”.

In una nota del colosso energetico si sottolinea come «già a fine novembre 2012, alla notizia dell'indagine per asserita corruzione internazionale in relazione a progetti di Saipem in Algeria, Eni si è immediatamente attivata raccomandando alla propria controllata Saipem, nel rispetto della sua autonomia in quanto società quotata, di mettere in atto tutte le più opportune azioni di verifica interna, di cooperazione con la magistratura e di discontinuità organizzative e gestionali, che hanno portato alle dimissioni e licenziamento di diversi ruoli apicali di Saipem coinvolti nelle attività oggetto di indagine». Difatti, all'inizio di dicembre, quando lo scandalo tangenti aveva aperto la prima breccia, portò alle dimissioni dell'allora ad di Saipem Pietro Franco Tali - e quelle di Bernini - sostituito da Umberto Vergine. Il nuovo ad ieri faceva sapere di non avere «evidenza di possibili altre implicazioni rispetto a quelle che già conosciamo da parte della procura di Milano. Saipem - continua Vergine - non ha previsto di effettuare alcun accantonamento per far fronte, eventualmente, all'evoluzione dell'indagine in corso».

Già settimana scorsa, a fronte delle indagini sull'Algeria, Eni aveva dovuto rivedere al ribasso le stime sulle previsioni di bilancio; circostanza che ha fatto ruzzolare il titolo in Borsa di oltre il 30% in una sola seduta con svariati miliardi di perdita. Tutto questo senza prendere in considerazione che uno dei grandi fondi d'investimento tenutari del 2,3% del pacchetto Saipem - si parla di Blackrock - ha venduto l'intero capitale 24 ore prima dell'allarme sui conti, dato che ha immediatamente insospettito la Consob  come chiaro sintomo di abuso di mercato. Se un fondo scappa, un altro fondo arriva. Il 29 gennaio, cioè il giorno in cui la società ha lanciato l'allarme conti, il fondo Massachuttes Financial Service Company è entrato nel capitale di Saipem con una partecipazione del 2,016% in gestione del risparmio. In questo caso il tempismo d'ingresso è stato quanto mai infelice.

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Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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