Il secondo dibattito televisivo tra Obama e Romney

Il secondo dibattito televisivo tra Obama e Romney

Ieri sera Obama e Romney si sono affrontati alla Hofstra University, nello stato di New York, per il loro secondo dibattito televisivo. I primissimi sondaggi vedono il presidente prevalere ai punti. Analizziamo i vari momenti del dibattito

Il format del dibattito tv era diverso dal primo, si chiamava town hall meeting: i due avversari sono al centro dello studio, uno a destra l'altro a sinistra, in mezzo c'è il moderatore, Candy Crowley della Cnn, e devono rispondere alle domande del pubblico selezionato da Gallup scelto da un campione di elettori indecisi. I primissimi sondaggi danno la vittoria ai punti ad Obama. Effettivamente il presidente è sembrato più convincente e disinvolto del primo confronto: ha immediatamente aggredito Romney sin dalla prima domanda ed ha fatto in modo che il percorso andasse esattamente verso le posizioni che il suo staff aveva predisposto per il dibattito.

Lavoro e futuro. La prima domanda arriva da un giovane universitario che ha paura del suo futuro dopo la laurea. Obama ha accusato Romney di non essere capace di rilanciare il lavoro - soprattutto il settore manifatturiero - buttando sul piatto quando l'ex governatore voleva far fallire Detroit. Dopo la debole risposta di Romney, Obama ha continuato: «Romney dice di avere un piano in cinque punti. Romney non ha un piano in cinque punti: ha un piano in un punto. E il piano è far sì che chi sta meglio giochi con regole diverse da quelle che valgono per tutti gli altri».

 

Saltano le regole. Per il dibattito di stanotte gli staff dei due candidati si erano messi d'accordo praticamente su tutto - compreso il target di spettatori che dovevano partecipare al confronto - ma ad un certo punto si è capito che le regole sarebbero saltate. Quando viene posta la domanda sulle politiche energetiche, Obama e Romney praticamente si scontrano faccia a faccia interrompendosi a vicenda e sovrapponendosi uno nei confronti dell'altro. Sostanzialmente hanno strappato le regole facendo ognuno le domande all'avversario.

Tasse. Le capacità orali di Obama hanno avuto un forte riscontro nel momento in cui si è parlato di tasse. Il presidente ha ricordato le molte contraddizioni del piano Romney di tagliare il fisco ai più ricchi e come lo stesso sfidante sia spesso caduto nella trappola di non fornire dettagli attendibili delle sue proposte proprio perché irrealizzabili: «Romney è stato un imprenditore di grande successo. Se qualcuno venisse da lei, governatore, con un piano che dice “Ecco, vorrei prendere in prestito sette o otto miliardi di dollari, posso restituirglieli ma per adesso non posso dirle come, magari glielo dico dopo le elezioni”, beh, io dico che non avrebbe accettato una proposta così approssimativa. E non dovreste farlo nemmeno voi cittadini»

Donne e lavoro. Uno dei problemi maggiori per Romney in questa campagna è il basso attaccamento alle sue proposte da parte delle donne per quanto riguarda gli stipendi. Quando le domande sono cadute, come ovvio, sulla parità salariale tra uomini e donne (“Come volete risolvere la discriminazione verso le donne sul posto di lavoro?"), Romney ha avuto molto probabilmente un attacco di bile perché ha cercato in tutti i modi di sviare il discorso verso altri porti. Invece di parlare di stipendi alle donne come gli si chiedeva, Romney ha preferito soffermarsi sulla flessibilità degli orari con un aneddoto del suo passato di governatore del Massachusetts che, col senno di poi, probabilmente avrebbe volentieri fatto a meno (su Twitter le battute sono proseguite per ore). Cercando personale con delle precise competenze, il suo staff gli ha portato una lista di soli uomini, al ché, dice Romney: «Decidemmo allora di muoverci di più, di chiedere in giro, di darci da fare alla ricerca di donne che fossero qualificate abbastanza da poter far parte della squadra. Andai da diversi gruppi e associazioni di donne chiedendo aiuto. E loro ci portarono raccoglitori pieni di donne».

Motivazioni. Un elettore afroamericano indeciso: “Signor Presidente, ho votato per lei nel 2008 ma ora sono deluso, tutto è molto più caro. Perché dovrei votarla anche nel 2012?”. Romney ha fornito tutta una serie di dati scoraggianti sull'economia e poi ha concluso: «Io penso che lei sappia che gli scorsi quattro anni non sono stati buoni come il presidente li ha descritti e senta che i prossimi quattro anni non saranno granché migliori. [...] Il presidente ci ha provato, ma le sue politiche non hanno funzionato. È un grande oratore, descrive bene i suoi progetti e i suoi punti di vista. Ma stavolta possiamo guardare ai fatti. E i fatti dicono che non è stato in grado di tagliare il deficit, di riformare adeguatamente sanità e previdenza, di fermare la disoccupazione. Questo è il punto centrale di queste elezioni».

Cina e fondi pensione. Tra gli attacchi che Romney ha fatto a Obama, ce n'è uno in cui prende di mira l'atteggiamento del presidente sulla Cina, ritenuto debole e poco incisivo contro la sleale concorrenza cinese. Obama non si è perso d'animo, anzi ha snocciolato gli interessi economici che lo stesso candidato repubblicano ha in Cina: «Lei è l’ultima persona che potrà fare il duro con la Cina». Romney ha chiesto poi se il presidente controlla il suo fondo pensione che va direttamente in Cina, ma Obama, cinicamente, risponde così: «Non controllo spesso la mia pensione, non è alta quanto la sua».

Libia e politica estera. Non poteva mancare la domanda sulla politica estera americana e sugli scontri a Bengasi che hanno portato all'assassinio dell'ambasciatore statunitense Chris Stevens. La risposta di Obama era attesissima dagli spettatori ma soprattutto dagli analisti perché è questo il tema principale degli ultimi tempi in campagna elettorale. All'indomani dell'11 settembre, in conferenza stampa, Romney ha ferocemente criticato la Casa Bianca per aver capito tardivamente che l'attacco all'ambasciata di Bengasi non erano semplici scontri tra manifestanti, bensì un vero e proprio attacco terroristico contro gli Stati Uniti. Ieri sera il repubblicano ha nuovamente puntato sullo stesso episodio, attaccando direttamente il presidente di non essere stato capace di leggere gli avvenimenti. Obama si aspettava la critica di Romney, e la risposta è stata pronta e credibile. Ha ricordato che i quattro uomini morti in Libia erano i suoi uomini, li aveva mandati lui in Libia, persone che conosceva personalmente come conosceva le loro famiglie. Ha ricordato che le loro bare sono state accolte dal presidente non (solo) dai funzionari del Pentagono e dal Segretario di Stato Hillary Clinton. Poi è passato alle accuse a Romney: ha voluto strumentalizzare la morte di quattro americani per la sua campagna elettorale senza rendersi conto che sono innanzitutto uomini e non solo servitori dello stato. Romney ha replicato che Obama ha parlato di terrorismo solo due settimane dopo i fatti di Bengasi. L'ex governatore, con questa frase, con tutta probabilità si è giocato il dibattito di questa notte: Obama ha confermato di aver parlato di atto terroristico l'indomani dell'attentato, e come se non bastasse anche la moderatrice Candy Crowley ha confermato la tesi del presidente facendo un fact-checking in diretta.

Il 47 per cento. La domanda finale riguardava la caratteristica più fraintesa o distorta dei due candidati da quando hanno deciso di correre per la Casa Bianca. Romney ha pensato che sventolare di avere a cuore il 100% degli americani, cercando di smussare l'inevitabile domanda di Obama sul famoso 47 per cento di americani parassiti, facesse bene il suo gioco. Ma lo sfidante è parso fiacco e poco credibile nella dichiarazione, tanto che Obama in contro-risposta ha sollevato nuovamente la situazione: «Quando Romney ha detto, a porte chiuse, che il 47 per cento degli americani si considerano vittime che rifiutano di prendersi responsabilità, pensate alle persone di cui stava parlando. Pensionati che hanno lavorato tutta la vita. Veterani che si sono sacrificati per questo paese. Studenti che stanno cercando di realizzare i loro sogni, che poi sono i sogni del paese. Soldati che sono all’estero e combattono per noi. Persone che lavorano sodo ogni giorno».
Obama, invece, ha detto di non riconoscersi nelle parole dei repubblicani i quali lo accusano di essere nemico delle imprese in quanto non deve essere il governo a creare posti di lavoro ma le persone: «Credo che la libera impresa sia il più grande motore di prosperità che il mondo abbia mai conosciuto. Credo nell’autosufficienza delle persone, nell’iniziativa individuale e nel ripagare adeguatamente chi si prende dei rischi. Ma credo anche che tutti dovrebbero avere le stesse opportunità, che tutti dovrebbero fare la loro parte e che tutti dovrebbero giocare con le stesse regole. È così che si fa crescere l’economia. È così che abbiamo costruito la più grande classe media del mondo».

I sondaggi diffusi alla fine del dibattito - Cbs, Google, Ppp e Cnn - danno vincitore Obama con risultati netti anche se diversi. Stesso discorso per la maggior parte degli analisti, tanto che gli osservatori di Romney parlano di sostanziale pareggio anche se riconoscono che quello di stasera era un altro Obama rispetto al primo incontro. Obama è sembrato in ottima forma affrontando il suo avversario a viso aperto e non lasciando passare nessuna affermazione di Romney senza averlo prima bruciacchiato a dovere: un Obama molto diverso da quello con gli occhi bassi visto due settimane fa.

Tra meno di una settimana, il 22 ottobre, alla Lynn University di Boca Raton, in Florida, si terrà l'ultimo confronto tra i due candidati alla Casa Bianca in cui si parlerà esclusivamente di politica estera. Per questo gli osservatori ritengono che il dibattito della scorsa notte potrebbe essere quello che cambierà definitivamente gli assetti degli elettori: è stato infatti il dibattito in cui i due sfidanti hanno espresso il meglio di sé infrangendo molte delle regole che i due comitati hanno certosinamente costruito attorno al dibattito. Il 6 novembre gli americani andranno ad eleggere il 45esimo presidente degli Stati Uniti, le infrazioni di stanotte ci stavano tutte vista la posta in palio.

Qui il video integrale.

About the Author

Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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