I bambini dal sesso ambiguo

I bambini dal sesso ambiguo

È boom di bimbi nati con disturbi di differenziazione sessuale, microcefali o affetti da altre deformazioni. A Gela la Procura ha aperto un'inchiesta perché il numero di malformazioni sui neonati è aumentato di sei volte rispetto la media nazionale.

Come può una coppia dal corredo genetico perfettamente sano e regolare dare alla luce un bambino con una grave deformazione genitale, con sei o quattro dita delle mani, senza un orecchio, con malformazioni agli arti o all'apparato digerente?

Gela, il sesto comune più esteso della Sicilia, si sta guadagnando il più irriguardoso e inquietante primato italiano: quello per le deformazioni neonatali. Dagli anni '70 ad oggi questo lembo di terra sembra esser stato maledetto da ipospadia e microcefalia. Solo nel 2002 i bambini affetti da patologie genetiche furono ben 512.

Febbraio 2014. È successo di nuovo, stavolta all’ospedale Vittorio Emanuele di Gela: qui è venuto al mondo un bambino il cui sesso è stato definito "ambiguo". Quel che si intende con "ambiguo" o "incerto" è che in questi casi gli organi genitali del neonato non sono ben sviluppati. Si tratta di bimbi che nascono senza una chiara identità sessuale, il cui sesso potrà essere stabilito solo grazie a indagini cromosomiche e ormonali a cui dovrà seguire un’operazione risolutiva che non può avere luogo dopo i sei anni di età. Pertanto alla nascita questi bambini non possono essere catalogati secondo i normali criteri anagrafici.

Questo fenomeno rispondeva un tempo ad una casistica di 1 su 5000 neonati. Oggi la percentuale è drammaticamente aumentata. Ne è prova l'aumento (+50%) degli interventi finalizzati alla "correzione" del disturbo. Quella che un tempo era definita un'anomalia rara, negli ultimi cinque anni si è manifestata con maggiore probabilità in tutta Italia. In un solo lustro sono stati eseguiti oltre 350 interventi solo al San Camillo-Forlanini di Roma (ospedale specializzato). Per correttezza tengo a specificare che l'aumento degli interventi non è unicamente dovuto ad un aumento dei casi, ma soprattutto ad una maggiore attenzione da parte dei genitori che, superata la vergogna che paralizzava le precedenti generazioni, oggi sono divenuti più combattivi e risoluti.

Eppure è un fatto che a Gela le malformazioni superano di ben sei volte la media nazionale, e dopo la nascita del "bambino dal sesso incerto" la Procura ha aperto un'inchiesta: tutti i sospetti cadono sull'azienda petrolchimica dell’Eni, che per tremenda ironia ha come simbolo un cagnolino a sei zampe.

È risaputo che le raffinerie rilascino sul territorio delle sostanze chiamate 'endocrine disruptors', ovvero distruttori endocrini. Si tratta di sostanze artificiali in grado di intaccare i recettori ormonali, causando tumori, difetti alla nascita e disturbi dello sviluppo.

Nel 2003, il geologo Giuseppe Risotti e il chimico Luigi Turrito, incaricati allora dal sostituto procuratore Serafina Cannatà, consegnarono una relazione secondo cui nella falda sottostante lo stabilimento giacevano 44mila tonnellate di gasolio proveniente dalle perdite dei serbatoi.

L'azienda si disse disposta ad un eventuale risarcimento nel caso venisse provata la loro responsabilità; ma tutti sanno che si tratta solo dell'ennesima inchiesta che presto verrà insabbiata. Negli ultimi trent'anni la situazione è peggiorata anziché migliorare. Pur avendo dismesso gran parte degli impianti del petrolchimico, le percentuali di malformazioni sono rimaste stabili e nessun risarcimento in denaro potrà mai restituire il bene più prezioso: il diritto di nascere sani.

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Il cinema, poi io e infine Bianchina

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