Gli Stati Uniti verso il default

Gli Stati Uniti verso il default

Tutti i nodi vengono al pettine. Il nodo con il quale sta duramente lottando il presidente Obama è il collasso dell'economia americana dopo lo shutdown forzato dei repubblicani, sempre pronti ad alzare l'asticella delle pretese ad ogni  minimo alito di vento. Il pettine invece doveva essere lo speaker repubblicano della Camera John Boehner che in decine di interviste ha sempre ribadito che lui ci tiene davvero a discutere con il presidente Obama sulla situazione del paese e su come uscirne. Ad oggi rimangono solo parole al vento, anzi Boehner ha scelto di schierarsi con l'ala più radicale del suo gruppo parlamentare: il Tea Party.

Il pulpito arriva con la dichiarazione ad un famoso talk show domenicale: «Alla Camera non ci sono i voti per far passare un budget al quale non siano collegati dei tagli a Obamacare o ad altri programmi di welfare». In pratica: senza concessioni sulla riforma sanitaria non verrà superato il congelamento delle finanze federali. I democratici hanno immediatamente chiesto allo speaker di calendarizzare il voto per metterlo alla prova, Boehner invece ha scelto il Tea Party per evitare la conta. E c'è da capirlo.

Non ci credono i finanziatori del Gop (Grand Old Party) e i deputati repubblicani più moderati. Peter King, rappresentante newyorchese al Congresso, addirittura ha giurato che se il budget «Si votasse adesso lo voterebbero una cinquantina di repubblicani. Se poi il voto fosse segreto lo voterebbero in 15 secondi». Pensa te...

Ma la vera novità arriva dai gruppi di finanziatori più importanti. Più di qualcuno sta iniziando a stancarsi della paralisi economica causata dalle posizioni strettamente ideologiche del Tea Party, e sta cercando di tirarsene fuori. Tirarsi fuori significa chiudere i rubinetti dei SuperPac, i comitati politici che pompano soldi nelle casse del Partito Repubblicano sin dal 2010. La paralisi generata dell'estrema destra del Gop, ovvero i deputati eletti nel 2010 in alcuni dei distretti più radicali, è vista come un pericolo dalle varie associazioni degli industriali che alle primarie vogliono finanziare solo candidati più moderati. Non solo: molti donatori considerati "pesanti" - dal milione di dollari in su - hanno espresso la loro preoccupazione per la piega presa dal partito. E forse è per questo che al Congresso i repubblicani sono tornati all'antico attaccando non solo - e non più - l'Obamacare ma anche il Medicaid e il Madicare, le assicurazioni sanitarie pubbliche per poveri, anziani e bambini. Strano perché sono gli stessi scogli in cui si sono incagliati Casa Bianca e Grand Old Party negli ultimi tre anni.

Obama ne sente la pressione, tant'è che pare abbia promesso tagli - soprattutto in termini elettorali per i democratici - in cambio di un aumento delle tasse per i più ricchi. Ma anche qui si è fatto sentire il muro repubblicano: «Non alziamo le tasse» è stata ancora una volta la risposta di Boehner. Se le cose dovessero rimanere così, tra dieci giorni le casse federali si svuoteranno e Jack Law, il Segretario al tesoro, dovrà annunciare il default degli Stati Uniti e sarebbe il vero disastro: se l’America non paga il suo debito, gli investitori non comprano debito americano.

Ambienti della Sala Ovale dicono che il presidente sarebbe disposto ad accettare un aumento del debito per sole sei settimane, il tempo necessario - crede Obama - per arrivare ad una conclusione condivisa e non far fallire il paese. Un congruo gruppo di repubblicani sarebbe già pronto a votare un rinvio del genere. «Un provvedimento di più lungo termine sarebbe meglio per la stabilità economica e per l’occupazione», ha detto Gene Sperling, direttore del National Economic Council, concludendo: «L’era dei ricatti sul default è comunque finita». Ma Boehner sembra aver deciso di andare per la sua strada, qualunque sia il costo per gli americani.

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Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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