Si è dimesso domani

Si è dimesso domani

Il governo Berlusconi è formalmente caduto ieri sera dopo il voto al rendiconto dello Stato approvato con 308 voti della maggioranza contro i 321 astenuti. Dopo una serata convulsa in cui si è detto tutto il contrario di tutto, il premier è salito al Colle non per rassegnare le dimissioni, ma per prendere ulteriore tempo e arrivare a dicembre con questo governo.


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La nota del Quirinale non lascia dubbi - una volta approvata la legge di stabilità, il Presidente del Consiglio rimetterà il suo mandato al Capo dello Stato - però ci si chiede, mi chiedo, il motivo di questo inutile rimando quando è palese che questo governo non ha più la forza per portare avanti una maggioranza ormai allo sbando.

Berlusconi si è detto preoccupato per le pressioni europee; è un dato di fatto, certo. Ma le pressioni arrivano puntualmente da agosto, non da oggi. Inoltre proprio ieri sera, a voto avvenuto, si è saputo che il Fondo Monetario domenica ha inviato al ministro Tremonti un questionario di 40 domande per fare chiarezza sulle misure che il nostro paese dovrà affrontare per risolvere la grave crisi economica. Berlusconi ha detto al Capo dello Stato che intende mantenere le promesse fatte ai partner europei, e non se ne andrà finché non porterà a termine tale mandato.

E' bello sentire da un capo di governo queste parole. Ma suona strano sentirle proprio da colui che in 17 anni da parlamentare - dieci anni al governo, quattro legislature - ha fatto quasi esclusivamente i propri interessi a scapito degli interessi del paese. Diceva De Gasperi: "un politico guarda alle prossime elezioni, uno statista guarda alla prossima generazione". Berlusconi sta assolutamente tra i primi.

Quindi io mi chiedo: il bene del paese coincide in qualche modo con il bene del premier - il Cavaliere, saputo che i numeri non c'erano, si è incontrato con i vertici delle sue aziende non con il suo gruppo parlamentare - oppure finalmente ha dato la precedenza all'Italia? Questa è la domanda che mi pongo sin da ieri sera e che non sono riuscito a darmi una risposta.

Il dubbio mi assale per tutta una serie di motivi. Vado ad elencarne qualcuno:

  1. Il FMI ha fatto capire che ci vorrà una quinta manovra per rientrare dal debito;
  2. La legge di stabilità praticamente non esiste, cosa si dovrà approvare settimana prossima ancora non si è capito;
  3. Il maxi-emendamento contiene tasse con il metodo ormai consolidato del taglio orizzontale della spesa pubblica;
  4. Il governo Berlusconi, quantunque legittimato fino allo scioglimento delle Camere, è pur sempre un governo in campagna elettorale, anche se ha chiesto alle opposizioni - anche loro in campagna elettorale -  una presa di coscienza non creando ulteriori ostruzionismi;
  5. Nella storia repubblicana degli ultimi decenni, ogni governo che ha messo nuove tasse esce sconfitto alle successive elezioni. Berlusconi ne è consapevole e ha sempre fatto gioco forza sulle tasse per vincerle.

Sarò sincero: non credo affatto che Berlusconi si arrenda così facilmente e - in un momento di amor patrio - metta il paese in cima ai suoi pensieri. Credo piuttosto che ci sarà l'ultimo colpo di coda dell'animale morente in cui farà crollare tutto il crollabile. Del resto non riesco a capire perché nel centro-destra non si voglia un governo tecnico che approvi le misure richieste dall'UE, è paradossale visto che da ieri siamo (non ufficialmente) in campagna elettorale.

E' pur vero che spetta a Napolitano gestire il dopo-crisi e il presidente della Repubblica non è il tipo che si lascia condizionare facilmente quando c'è da attuare la Costituzione. Però aspettiamo prima di dire "si è dimesso", anche perché - parafrasando il titolo di una trasmissione tv - "s'è dimesso domani", non oggi. E domani, per Berlusconi, è sempre un altro giorno.

[per Lavika]

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About the Author

Giornalista freelance, si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano, responsabile comunicazione Pd Cordenons e dei social media del Pd della provincia di Pordenone. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona, @PDCordenons, @PDFVG #PdCommunity

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