Il Pd e Grillo non sono il paese che vogliamo essere

Il Pd e Grillo non sono il paese che vogliamo essere


Ancora polemiche per gli odg sulle nozze gay preclusi all'assemblea del Pd di sabato scorso. Sappiamo ciò che siamo, ma cosa vogliamo diventare dobbiamo ancora capirlo

«Sono favorevole al matrimonio tra persone dello stesso sesso. Ognuno deve poter vivere la propria vita con lui o lei tutelato dalla legge», scrive Grillo sul suo blog attaccando le parole di Rosi Bindi all'assemblea del Pd di sabato scorso. Anche se, ma forse il comico genovese se l'è dimenticato, fino all'anno scorso non era poi cosi amichevole con gli omosessuali. Nello stesso post, Grillo attacca con una ferocia e con un'inciviltà inaudita la Bindi (qualcuno, secondo me a ragione, ha scritto "peggio del peggior Berlusconi") solo per avere un audience. Io non credo che bisogna urlare più forte per farsi sentire meglio; come non credo affatto che bisogna essere volgari e irrispettosi per avere un titolo sui giornali. Credo invece che il rispetto, la civiltà, l'argomentazione delle proprie idee così come stanno senza bisogno di insultare nessuno per avere più visibilità, sia la migliore - oltre che l'unica - ragionevole  arma per la convivenza tra i popoli. Per come la vedo io, le idee di Grillo sono razziste e discriminatorie. Attenzione però: non sono un anti-Grillo, credo sia solo un incivile e che vada trattato come tale.

Entrando nel merito del discorso, sabato la Bindi ha precluso alcuni odg di Ignazio Marino, Paola Concia, Ivan Scalfarotto, Pippo Civati e un'altra quarantina di delegati, motivando la decisione con un concetto assolutamente falso e tendenzioso: «Non si poteva votare quel documento dal momento che con il primo, già votato, avevamo escluso le nozze tra gay perché la Costituzione non le prevede». Dire che il matrimonio gay è anticostituzionale è una balla: proprio due anni fa una sentenza della Consulta dichiarò che la legislazione delle nozze tra persone dello stesso sesso era un dovere del Parlamento, in quanto la Costituzione soffriva di un vuoto nell'Art. 29 - La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio" - ma non dice affatto che il matrimonio deve essere consentito solo a coppie in cui i partner hanno un sesso diverso. Per questo la Corte Costituzionale, in una storica sentenza del marzo 2010, stralciò i ricorsi del tribunale di Venezia e della Corte d'appello di Trento nei quali si chiedeva all'Alta Corte di decidere sul matrimonio omosessuale: la promulgazione di una legge così importante deve necessariamente legiferarla il Parlamento; la Corte, nella sentenza, invitava caldamente la politica ad agire in tal senso nel più breve tempo possibile onde evitare che sia la Consulta stessa a farlo al posto dell'organo competente.

Chi ha la pazienza di leggere i tre documenti alla fine di questo articolo - il documento della Commissione Diritti, gli odg di Concia e di Scalfarotto - noterà due piccoli ma importanti particolari: il documento approvato dall'assemblea specifica indica, in maniera più astratta e generica, quali sono i diritti civili che il Pd intende perseguire nella sua campagna politica; i due contributi di Concia e Scalfarotto, invece, entrano direttamente nello specifico perché se di diritti civili si parla, allora è meglio dettagliare bene quali siano i diritti delle coppie oggi e quali dovrebbero essere in un paese civile.

Possiamo sindacare tutto il tempo che volete e su ciò che vi pare giusto o sbagliato, ma il fatto che le coppie omosessuali oggi in Italia non hanno una benché minima tutela giuridica la dice lunga sull'arretratezza del nostro paese di fronte ai piccoli grandi drammi della nostra comunità. E la constatazione stessa che il primo partito di centro-sinistra italiano, un partito che ha avuto persino il coraggio di chiamarsi "Democratico", non abbia nemmeno voluto mettere ai voti due ordini del giorno che parlano di diritti per le coppie di fatto, la dice davvero lunga sul tipo di nazione che siamo e quanta fatica facciamo a percorrere i tempi. Se il Pd è un partito democratico, non oso nemmeno immaginare come siano tutti gli altri. E non mi riferisco alle parole di Grillo o di Di Pietro, ma ai fatti che ognuno di quei partiti ha portato in Parlamento e della forza che mette per far dibattere quegli emendamenti: perché a parole siamo bravi tutti, ma sono i fatti e la legge che ci rendeno forti e consapevoli di ciò che siamo e di ciò vogliamo diventare.

(per Lavika)


Bio autore

Si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona

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