Santoro fa il botto di share, ma Servizio Pubblico è lento

Santoro fa il botto di share, ma Servizio Pubblico è lento


Ieri sera ho guardato "Servizio Pubblico" di Michele Santoro e non sono stato il solo. Gli ascolti lo dicono chiaramente: stando ai dati diffusi sono stati all'incirca 2 milioni 241mila (9,22% di share) ad aver seguito la trasmissione sulle tv regionali ("areali" il termine esatto), mentre il dato di coloro che hanno scelto di seguirlo su Sky è di 644.000 spettatori (2,65% di share) per un totale di 2,8 milioni e l'11,87% di share.


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Numeri decisamente incoraggianti, molto più che il programma in sé, apparso un po' a tutti decisamente lento e privo di ritmo: la possibilità di rimandare quasi all'infinito gli spot pubblicitari nonché di posticipare la chiusura del programma, avvenuta una ventina di minuti dopo la mezzanotte (quasi un'ora in più della durata di Annozero su Rai2), è stata sfruttata in modo perfino troppo esagerato.

Deboli si sono rivelati anche gli ospiti con De Magistris e Della Valle poco brillanti e un Lavitola iper-dinamico (entra di diritto nella storia televisiva per la sua lavagnetta) usato quasi come fosse un tappabuchi e salutato in fretta e furia da Santoro quasi a temere che gli venisse rubata la scena.

E poi anche i lunghissimi monologhi di Marco Travaglio un po' meno in palla del solito, così come poco riuscite si sono dimostrate anche le vignette di Vauro dall'alto del suo trespolo che ha ricordato, e non poco, il recente "Tutti in piedi" di giugno. Insomma, quella "piccola rivoluzione" che diceva Santoro in apertura secondo me non c'è stata.

Ultimo cenno per l'interazione con il pubblico da casa affidata a Giulia Innocenzi: partiti con le più alte aspettative dopo le conferenze stampa in diretta streaming e la sottoscrizione popolare affidata alla rete, all'interno del programma si sono limitati a porre delle stringatissime domandine su Facebook quasi come fosse questo il valore aggiunto del popolo di internet. Assolutamente trascurato Twitter, sebbene #ServizioPubblico fosse uno dei trending topics della serata, così come i commenti del pubblico che poteva esprimersi solo in percentuale con le domande, quasi a senso unico, proposte su Facebook.
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E a proposito di senso unico, come hanno scritto già alcuni analisti, con l'addio di Santoro dalla Rai è venuto meno il senso di "martirio" che era un'incredibile leva di marketing per il suo programma. Come già sapevamo, citando le parole di Aldo Grasso, la condizione di martire è quella in cui Santoro si esprime al meglio. Oggi purtroppo (o per fortuna) questa condizione non c'è più e il conduttore è libero di fare la sua trasmissione come meglio crede senza ricevere telefonate di persone che si dissociano. E anziché essere un bene, almeno per questa prima puntata, ciò si è rivelato un handicap. Vedremo cosa succederà giovedì prossimo quando la curiosità iniziale sarà ormai passata, a meno che non ci si metta l'attualità politica ad offrire un involontario assist per quello che era (e che forse tornerà a essere) un "conduttore scomodo".


Bio autore

Si occupa di comunicazione politica per il Partito Democratico friulano. Gli piacciono le elezioni e le campagne elettorali, la politica americana e le primarie statunitensi. Twitter @giacomo_lagona

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