“Una giovane sposa in stato interessante arrivò in ospedale per un semplice attacco di appendicite, i medici dovettero applicarle del ghiaccio sulla pancia. Alla fine di questi trattamenti i medici le consigliarono di abortire il bambino, perché sarebbe sicuramente nato con qualche infermità, ma la giovane coraggiosa sposa decise di non interrompere la gravidanza e il bambino nacque: quella signora era mia madre e il bambino ero io”.
Se Bocelli lo invitassero a sedere alla destra del Santo Padre non sfigurerebbe per niente; ma se lo invitassero ad un convegno medico e lui recitasse questa breve filastrocca, beh, probabilmente nel migliore dei casi lo butterebbero fuori a calci.
Come mi insegna Malvino, nel 1958, anno di nascita di San Bocelli, l’aborto era illegale in Italia tranne particolari casi di rischio per la vita del bambino o della madre, e quindi non lo immagino il medico consigliare alla futura madre quale sia la mammana migliore di quel periodo. Per cui, mio caro San Bocelli, la smetta di dire fregnacce sui poteri sottonaturali del ghiaccio o addirittura del medico che predige il futuro. E visto che c’è, non ricicli la stessa filastrocca ogni anno per dar di che vivere ai portatori di croce: loro non ne hanno proprio bisogno, e lei, San Bocelli, rischia solo una pessima figura.
E suvvia: la storia di Beethoven è già stata usata molto volte, e finiamola su.











