Articoli con tag Alitalia

Il sindacato dei cittadini

Ieri sera sono andato a sentire cosa aveva da dire Renata Polverini a PordenonePensa. A dire la verità sono rimasto un po deluso dal dibattito di ieri sera. La Polverini, prima donna italiana ad essere eletta segretario di una organizzazione sindacale oltre che il più giovane segretario della storia, ha parlato molto di se’ e molto meno dei problemi reali che affliggono il Paese. Come dicevo mi aspettavo molto di più, non che ci sia stato qualcosa da ridire ai suoi commenti, tutt’altro, ma francamente mi aspettavo un attacco più diretto alle incapacità dei Governi (ho detto Governi, non Governo) di rispettare gli accordi presi e intraprendere la strada dell’innovazione a volte, anche, perché no, rischiando in prima persona – come lo facciamo noi lavoratori tutti i santi giorni – passando sopra una legge non funzionale, oltre che inaccettabile da tutte le sigle sindacali, creando che ne so’ un progetto comune buono per tutti. Il mio primo pensiero va alla scuola, alla recente trattativa per Alitalia, sulla detassazione degli straordinari e dei premi a tutti e non solo ai lavoratori meno abbienti, alla Social Card che bisogna essere poveri in canna per poterla avere, ai soldi alle banche anziché alla gente che ne ha bisogno, e potrei continuare all’infinito.

Messa in mezzo da un moderatore ad hoc, la Polverini ha prima parlato di se stessa con aneddoti e figure del passato, poi ha iniziato il suo discorso su come vorrebbe il sindacato italiano: per le donne e per le famiglie.
L’UGL oggi è probabilmente la quarta forza sindacale italiana (loro dicono la terza, ma non esistono statistiche in merito), dalla loro hanno il fatto di nascere “di destra” per spostarsi negli anni verso un’opposizione più accentrata e popolare. Una delle più importanti battaglie vinte recentemente è quella alla Pirelli-Bicocca nell’aprile dello scorso anno, dove i lavoratori – avendo all’interno l’RSU della CGIL – hanno chiesto e ottenuto dalla UGL di lottare assieme a loro per rivendicare i loro diritti. Tutto quello che la Cgil non ha saputo fare in tanti anni di sindacato interno, l’Ugl è riuscita in poco tempo: oggi gli iscritti della Bicocca alla Ugl sono circa il 45% con poco meno della metà degli RSU sotto la sua ala. Un dato di portata storica viste le percentuali a livello nazionale. Un dato importante da tenere conto è anche l’intromissione dei media per questo cambiamento di rotta: «Vi spieghiamo perché non rinneghiamo nulla, ma la realtà con la quale ci siamo spesso confrontati ha deluso gran parte delle nostre aspettative: abbiamo trovato di frequente un distacco netto tra sindacato e lavoratori, simile a quello che c’è oggi tra politica e cittadino, molto pensiero politico, grandi aree di superficialità e improvvisazione, autoreferenzialità e difficoltà a capire i veloci cambiamenti del mondo del lavoro in questi ultimi anni». Questo è un passaggio importante della lettera che i lavoratori hanno mandato al Manifesto dopo le loro dure prese di posizione espresse per il passaggio da un movimento sindacale di sinistra a quello della destra sociale. Di tutto questo ne ha parlato la Polverini ieri sera. Ma di concreto per l’immediato futuro? Poco più di nulla.

Crisi economica. L’Ugl è dell’idea che i vari Stati si devono fondere davvero nella Comunità Europea: si legge che la UE, tramite la Banca Centrale, si sta battendo per arginare la crisi. Poi si legge che la Germania fa questo, la Francia quest’altro, la Spagna agisce in questo modo. Quindi non è più una battaglia dell’Unione Europea, ma dei singoli Stati che ne fanno parte. Questa non è Comunità, ma aggregazione di Stati indipendenti.
La Polverini ha assolutamente ragione: non si può parlare di Unità quando gli Stati membri sono i primi a dare disposizioni indipendenti.

Tasse. La Polverini asserisce che una buona politica fiscale parte dagli incentivi alle famiglie e dalla rivalutazione delle donne. Non basta offrire servizi fittizi, ma serve creare una vera e propria politica per il cittadino: aumentare o perfezionare, nei casi in cui esistono, la facilità negli spostamenti casa-lavoro. L’esempio è quello di Roma: una donna che lavora deve 1) portare i bambini a scuola spesso in due scuole molto distanti tra loro; 2) farsi parecchi chilometri in macchina per arrivare sul posto di lavoro; 3) avere pochissimo tempo per arrivare in mensa o passare una pausa pranzo decente senza per forza sobbarcarsi tempo e fatica perché i tempi sono ristretti e la strada da fare diventa esagerata. Quindi offrire al cittadino più servizi che lo rendano felice di fare, cominciando con gli autobus per portare il cittadino a lavoro e finendo con i servizi per le famiglie tramite dei babysitter, infermieri per gli anziani e via dicendo.
Giusto ma in un certo senso discriminante: e se l’azienda è piccola e non fa numero per lo Stato?

Sindacati. Negli ultimi tempi si è vista una netta spaccatura tra le varie confederazioni sindacali: basta aspettare un anno o poco meno, e le cose ritornano come prima.
Cioè? Come prima in che senso.

Alitalia e America. La Polverini si vanta di aver detto in tempi non sospetti che l’alleanza con AirFrance proposta dal Governo Prodi non era così male, anche perché – e qui sono assolutamente d’accordo – l’obbligo del sindacato non è scegliere con chi allearsi, che spetta all’azienda, ma valutare le proposte fatte dal datore di lavoro: l’azionista di maggioranza decide con chi allearsi (in questo caso il Ministero delle Finanze e quindi il Governo) e il sindacato deve fare in modo che le proposte vengano rivalutate e perfezionate per dare maggior potere economico al lavoratore.
L’Ugl sarebbe stata l’unica confederazione a dare il suo parere positivo all’acquisizione di Alitalia da parte di Spinetta. Poi abbiamo visto com’è finita.
Il problema “America” è stato lungamente discusso non solo per quanto riguarda la crisi economica, ma anche – e spesso più del dovuto – per la loro politica di Welfare. In Italia tutto sommato esiste un Welfare mentre in America no, forse si inizierà a crearlo con l’arrivo di Obama alla Casa Bianca, ma è sempre un punto ancora da capire.

Qualcuno si è spinto oltre chiedendo fino a che punto la colpa della crisi mondiale sia americana. La Polverini ha risposto che la colpa parte dei mutui surprime, ma va molto oltre: se in Europa ci fosse stata una naturale propensione all’Unione (il discorso fatto prima), probabilmente – essendo più forti politicamente – l’Europa avrebbe reagito molto meglio dato che abbiamo un terzo del Pil mondiale. Pertanto, se l’Europa non fosse unita unicamente da una Banca Centrale che decreta solo il tasso di sconto, avremmo avuto molto più potere di decidere come e quando respingere la crisi attuale. Inoltre, partendo dal presupposto che la maggior potenza economica è comunque l’America, in questo momento possiamo solo arginare i danni (per merito dell’oculatezza retrograda delle nostre banche) e quindi possiamo aspettare che dagli Usa arrivino segnali positivi mettendoci in coda per prenderne le briciole.
Non so se sia giusto il suo punto di vista, dipende da molti fattori, ma credo assolutamente che l’Europa debba essere realmente unita anche se questo porterà ad un rapido e inevitabile calo dei Paesi più forti (vedi Francia e Germania) a favore dell’unità nazionale, ma del resto se vogliamo avere una Comunità Europea forte sia politicamente che economicamente, questa è l’unica strada da percorrere. E ribatto a chi lo dice che questa non è ne’ libertà ne’ indipendenza: è solo Comunità. E ancora non riusciamo a capirlo.

Finisco con un plauso ai giovani presenti: c’erano molti delegati dell’Ugl in sala, e vedevo che ammiravano la Polverini quasi in modo maniacale, ma direi che le cose lette sui giornali per quanto riguarda la sua popolarità tra i lavoratori più giovani corrisponde a verità (anche se equivocabile visto il poco rilevante numero di persone presenti). A me ha fatto una buona impressione, ripeto, mi aspettavo molto di più, ma probabilmente ero solo prevenuto, comunque è stato un ottimo modo per confrontarsi dal vivo con qualcuno degli esponenti sindacali del nostro Paese, quindi – per me – merita la piena sufficienza. Eppoi l’ho trovata molto umana, distante anni luce da come si vede in Tv e dalle interviste in giro. Davvero una buona impressione, anche se condivido solo in parte le sue argomentazioni.

La prossima occasione con PordenonePensa sarà per sabato 28 febbraio con Mauro Mazza direttore del Tg2. Si parlerà di giornalismo e di quarto potere, ponendo una domanda molto forte: “E se la casta fossero loro?
Probabilmente andrò a sentirlo e ne farò un altro resoconto, quindi aspettatevi un altro monologo ;)

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La strategia del chiedere

La strategia di Cai (adesso Alitalia) deve passare – secondo Letizia Moratti – da Lufthansa: «Le scelte strategiche per il Paese non possono essere lasciate nelle mani degli imprenditori». Il conflitto d’interessi viene aggiogato agli interessi privati: Cai è un’azienda privata, e come tale dovrebbe seguire gli interessi propri. La Moratti, ex imprenditrice trasformatasi in politico, chiede al Governo di trattare per conto di un’azienda privata. AirFrance ha detto sin dall’inizio di ritenere Fiumicino unico punto strategico italiano; Lufthansa, al contrario, ha dichiarato che terrà Malpensa come primo aeroporto italiano.

Il Governo non ha svenduto Alitalia a Colaninno e soci per renderla autonoma? Allora perché si prodigano tutti nel chiedere al Governo di intervenire, facendo in modo che Malpensa diventi l’aeroporto principale quando questo è un abominio di qualità e di scomodità? Allora come mai mi sembra che in tutta questa faccenda ci sia lo zampino della Lega – e quindi di Berlusconi – e la sua malattia nel tenere Malpensa come unico Hub italiano?

Update 6/1/09
Bossi litiga con Berlusca perché vuole Lufthansa, Fini litiga con Berlusca perché vuole AirFrance, Casini litiga con Berlusca perché vuole un giorno AirFrance l’indomani Lufthansa, Veltroni litiga con Berlusca perché è decisamente a favore della questione morale.

Che si sappia: noi della redazione – dopo una riunione fiume – siamo a favore di RyanAir.

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Com'è umano lei!

Credevo che Alitalia fosse in apnea fin da prima di essere regalata a CAI. L’attuale Governo di centro-destra aveva convinto tutti che la compagnia di bandiera doveva restare di “bandiera” perché il miglior offerente era sempre stato italiano, la CAI, appunto. Sappiamo ormai tutto di come sia stata smembrata la compagnia di “bandiera” e cosa rimarrà a Colaninno. Come sappiamo benissimo cosa resterà nelle nostre mani di una compagnia di “bandiera” che nessuno voleva sovvenzionare, men che meno noi cittadini. Quindi mi inorridisce che Fantozzi non sia più il mitico ragionier Ugo, ma l’ultimo tragico commissario dello sciagurato Affaire Alitalia.

Disponghi di me come meglio vuole! Mi concedi l’onore di essere il suo umilissimo servo! Com’è umano lei!


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Nessuno


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Per chi pensa che i piloti siano dei fannulloni

In questi giorni ci sono state varie lamentale da parte delle istituzioni sul comportamento dei piloti. Dopo aver letto l’intervista trascritta sul blog di Grillo, personalmente, mi sarei dato al brigantaggio se fossi stato un pilota. Nell’intervista si fa anche presente come lo sciopero di 14 giorni sia una balla, in quanto stabilito da un’assemblea di 200 persone su 18 mila lavoratori e passa. Prosegui la lettura »

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Pazzia

Non passa mese che Alitalia annuncia uno sciopero. Ha i conti in rosso, profondo rosso. Nessuno la vuole. Se fosse stata una società privata sarette morta e sepolta da almeno un decennio. E invece no! Essendo statale, ed essendo lo stato in questione l’Italia di pantalone, l’Alitalia continua ancora ad esistere con le stesse condizioni faraoniche degli ultimi decenni, indenne alle crisi e alle ristrutturazioni, perdendo giorno dopo giorno miliardi di euro pagati dal contribuente. Gli unici che hanno il coraggio di comprarla sono imprenditori che hanno formato la CAI (si dice che i debiti cadranno sui cintribuenti: credo sia l’unico modo affinchè qualcuno compri quella società). Si dirà: Air france si accollava anche i debiti!! Ma ovviamente i sindacati non la volevano. La CAI ovviamente non è voluta dai sindacati. Ogni mossa fatta da Prodi prima e da Berlusconi ora viene osteggiata dai sindacati.

Ed ora che succede? Si annunciano QUATTORDICI GIORNI di sciopero generale!

Se vivessimo in un paese serio, l’Alitalia sarebbe morta e sepolta da anni, al suo posto ci sarebbero i privati (meno pazzi degli statalisti inossidabili) e i contribuenti farebbero salti di gioia sapendo di non dover più pagare un carrozzone inutile diventato lo zimbello dell’Europa.


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Sindacati all'italiana

Sono sempre più sconcertato da Alitalia e dai sindacati, ma è possibile che in Italia debbano sempre succedere cose simili? Leggendo poi “la casta” e “la deriva” ti viene solo da piangere…


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Paradossi destabilizzanti

Repubblica e Report fanno lo scoop: Alitalia salva i manager, mentre Tremonti avverte che si dimetterà se non cambiano il provvedimento; dall’altra parte della barricata l’opposizione va in visibilio quando si scoprono gli altarini del governo, ma sostanzialmente fa poco:

“Dopo essere stato scoperto con le mani nella marmellata, Tremonti ora dice che la norma salva manager sarà cancellata, ma si tratta solo di lacrime di coccodrillo”.
Don Di Pietro

Il paradosso si raggiunge quando un ministro (essì, il termine è giusto) chiede one million of euro di risarcimento ad una comica che sarà pure disastrata di suo, ma che in un paese libero – e democratico – ha il diritto di dire quello che pensa senza rischiare la querela: e in difesa di questo “diritto di dire” (sottolineo il “diritto di dire”) dall’opposizione Pd non si è visto e sentito nessuno “disturbare” la maggioranza per la mancanza di diritti sanciti costituzionalmente: sembra sia diventato normale che il potere sbarri la strada alla democrazia.

Ecco, io vorrei andare alla manifestazione di Walter, il 25 ottobre prossimo. Ma mi chiedo che ci viene a fare lui, Walter, visto che l’opposizione proprio non ha voglia di farla.


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Il governo della gente

Parliamo di questo governo. Mi direte che scrivo sempre contro Berlusconi e il suo governo. Sì, fino a quando questo governo non farà almeno metà delle sue scelte (dicasi leggi) a favore della gente: ha tolto l’ICI, ha detassato gli straordinari, ha ripulito Napoli, ha mandato i militari in Campania a sconfiggere la camorra ed ha salvato Alitalia.

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L'Alitalia del yes we can

Quello che fa ridere pensare nella faccenda Alitalia, non è tanto il potere assunto dai sindacati nella vicenda (giusto o sbagliato hanno fatto il loro lavoro), ma quanto le persone che l’hanno salvata: il padre di un ministro ombra e lo zio di un altro ministro ombra, entrambi in quel gran casino che si chiama Pd. La politica clientelare continua a farsi avanti a suon di spallate. E che spallate…
E’ proprio vero: Yes we can!!

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