Articoli con tag Ayatollah

Il matematico che sfidò il potere

Un ragazzo iraniano - Mahmoud Vahidnia, studente universitario nonchè vincitore delle Olimpiadi Internazionali di Matematica – si permette di criticare apertamente l’Ayatollah Khamenei durante l’incontro annuale della maggiore carica spirituale con studenti, professori e intellettuali di tutto il Paese, riuniti all’università di Teheran.
Ne nasce un dibattito di venti minuti dalle mille domande: ”Voglio dirle alcune cose, perchè nessuno può permettersi di criticarla in questo Paese? Non è ignoranza questa?”. Lei ritiene di non fare errori? Perchè l’hanno trasformata in una sorta di idolo irraggiungibile che nessuno può sfidare?”.
Intanto, per i giovani iraniani, il piccolo genio della matematica è già diventato un mito, un eroe nazionale che si è opposto al potere. Di lui, non si hanno più notizie dall’uscita dell’università. Secondo alcuni, potrebbe essere stato già arrestato.

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Disarmate gli oppositori

Questi sono giorni funesti per l’Iran: da un lato gli Ayatollah credono di capire cosa pretendono i protestatari ma lo fanno con la milizia basiji pronta a dar fuoco tutto attorno, dall’altro ragazzi di tutte le età chiedono solamente un minimo di dignità quando vengono chiamati alle urne per eleggere il proprio presidente.

Gente di tutte le condizioni sociali scendono in piazza per protestare contro i brogli elettorali del Comitato Supremo. Il loro leader è uno dei due candidati alle presidenziali, quel Mir-Hossein Mousavi che di certo non è uno stinco di santo, ma in confronto a Mahmoud Ahmadinejad, attuale presidente e vincitore ufficiale di queste elezioni, diventa un esempio da poter seguire. In Iran c’è in atto uno sterminio di massa perpetrato contro chi vuole solo il diritto ad esprimersi con la propria testa, contro ragazzi e ragazze uniti sotto la stessa bandiera verde dell’Islam e della libertà. Non è una lotta contro la religione – chi protesta è a favore del fondamentalismo islamico degli Ayatollah – ma solo a favore della legalità, della democrazia e della libertà di poter eleggere da soli i propri rappresentanti.

Invece l’organismo supremo che controlla il paese vuole persone non pensanti che credono ciecamente ai loro vizi e bagordi. La gente è già così, non si devono preoccupare di questo: in Iran la legge è quella degli Ayatollah, quindi l’unica regola da seguire è la loro, e la gente è disposta a seguirla se in cambio gli si da’ un minimo di libero pensiero.

Si dice che le elezioni sono state regolari. Si dice che Ahmadinejad abbia vinto con uno scarto di undici milioni di voti. Si dice che a Teheran gli oppositori abbiano fatto esplodere il mausoleo di Khomeini con un attacco kamikaze.

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Queste informazioni sono dettate dal regime. Infatti in certe zone i voti sono stati più degli elettori, infatti le linee telefoniche le tv e l’accesso alla rete è chiuso per volere del regime, infatti i video che mostrano le morti per strada o i blog che parlano del massacro iraniano provengono per lo più dall’estero trascritti sui social network come Twitter o, in Italia, da FriendFeed (grande il lavoro di Ezekiel).

I morti in Iran sono centinaia: è notizia di oggi che Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace 2003 e avvocato per i diritti civili, ha dichiarato che perseguirà in sede legale i basiji e il regime iraniano in quanto responsabili dei massacri. Zhila Bani Yaghoub, attivista per i diritti delle donne, e il marito Bahman Ahmadi Amouee, giornalista, sono scomparsi e non si sa che fine abbiano fatto. Nei giorni scorsi è stata arrestata Faezeh Hashemi, figlia di Akbar Hashemi Rafsanjani, ex presidente iraniano e sostenitore di Mousavi. A Teheran l’editore del giornale Etemad Melli è stato arrestato e la sede del giornale è stata data alle fiamme.

L’Onu è incapace di far qualsiasi cosa, e le uniche organizzazioni che possono accogliere i feriti sono le ambasciate straniere: fino a ieri solamente quella italiana e quella canadese non hanno dato il loro consenso ad accogliere i profughi, ma in tarda serata si è saputo che quella italiana era ancora chiusa perché gli iraniani non avevano dato il nullaosta per le accoglienze, oggi sembra tutto a posto ed anche nella nostra ambasciata iniziano ad arrivare i primi protestatari.

Intanto sta facendo il giro del mondo il video di Neda Agha Soltan, una studentessa di filosofia 28enne, colpita dai cecchini alla gola morta tra le braccia del padre. Le immagini sono talmente forti che ne è nato un caso talmente importante da renderlo addirittura enciclopedico per Wikipedia.

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Ma non è il solo caso, sono migliaia i video che girano su YouTube sulla rivolta iraniana, e purtroppo non si fermeranno qui: ogni giorno tra le 3 e le 4 del pomeriggio i manifestanti si riversano per le strade costringendo i miliziani ad usare la forza per disperderli. L’onda verde si batte per disarmare gli oppositori. Ma gli oppositori non sono i manifestanti: è il regime degli Ayatollah.

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Tutto regolare

«Il presidente ha vinto con uno scarto di 11 milioni di voti, se anche ci fossero state delle irregolarità, come si sarebbero potute falsificare tutte quelle schede? Solo i nemici del Paese parlano di brogli, bisogna fermare le manifestazioni fomentate dall’esterno.»

L’ayatollah Khamenei ne è proprio sicuro, del resto compilare a mano 11 milioni di schede non è mica facile :(

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Voglia di libertà

In Iran ci sono state le elezioni. Esattamente come in tutti i paesi democratici si eleggeva il presidente – Mahmoud Ahmadinejad presidente uscente, e Mir-Hossein Mousavi candidato dell’opposizione – e i membri del Parlamento. Ha vinto democraticamente Ahmadinejad con un largo consenso di voti, mentre Mousavi siederà nei banchi del Parlamento per fare un opposizione costruttiva e moderata. La popolazione iraniana, appreso dalle tv pubbliche e private la vittoria di Ahmadinejad, ha festeggiato tutta la notte in ogni parte del Paese. Tra qualche giorno il giuramento del neopresidente davanti alle massime autorità del Paese, gli Ayatollah.

http://tehrandaily.files.wordpress.com/2009/06/iranian_protest_election_results_31.jpgQuello che ho appena scritto è tutto falso: ha vinto Ahmadinejad solo perché gli ayatollah hanno voluto così. Anzi, l’ayatollah ha voluto anche la testa di Mousavi per il solo e semplice motivo che una parte della popolazione è andata in piazza a manifestare durante la sua campagna elettorale, per il semplice motivo che Mousavi ha fatto campagna assieme alla moglie – a differenza di Ahmadinejad che la moglie la tiene al guinzaglio -, per il solo motivo che Mousavi stava avendo un consenso maggiore rispetto al candidato già scelto dagli ayatollah: stava battendo Ahmadinejad, e questo non andava bene.

La gente ha invaso le strade come una gigantesca onda verde: il verde dell’Islam, l’onda delle riforme. Repressione con la forza, scontri tra i manifestanti e la polizia, battaglie cittadine stile guerriglia urbana, spari da una parte all’altra, linee telefoniche e cellulari oscurate, internet inaccessibile, i giornalisti stranieri espatriati nei loro paesi d’origine, Mousavi arrestato assieme ai suoi sostenitori. E poi morti, tanti morti, e feriti, tanti feriti. Ancora non si sa quanti siano perché impossibile il conteggio.

Tutto solo per un minimo di libertà.

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