Articoli con tag Berlusconi

Pupe e cavalieri

Cioè, quelle mille pupe e quei duecento ragazzotti non erano per il cavaliere ma per il suo ospite straniero? Non c’è più religione!

[Via Macchianera]

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Frase della settimana

«Non si capisce come mai in 18 anni Berlusconi non sia mai stato condannato definitivamente… è vero che ha governato e quindi ha avuto a disposizione la possibilità di farsi le leggi per sé… ma non mi sembra poi che sia riuscito a fare così tanto per salvarsi, altrimenti dopo 18 anni sarebbe salvo… se dopo 18 anni il Governo è costretto a fare numeri da circo per mettere al riparo Berlusconi vuol dire che non è stato poi così invadente nella giustizia…»

Alessandro Sallusti, vicedirettore de Il Giornale

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I comandamenti dei finiani

Secondo Italo Bocchino Berlusconi dovrebbe lasciare ad un governo tecnico formato da, ehm, «i partiti di Fini, Casini e Rutelli e i moderati del Pd»

“A questo punto la partita per Berlusconi diventa veramente difficile. Se va alle urne rischia tutto e rischia molto, se sta fermo minacciando reazioni che non può fare rischia il logoramento nazionale e internazionale. L’unica strada che ha è appellarsi al Parlamento come gli ha consigliato Casini per varare un nuovo governo con un profilo alto e riformatore e una maggioranza più ampia, costruendo una nuova coalizione che comprenda i partiti di Fini, Casini e Rutelli e i moderati del Pd ormai delusi. Sappiamo che per Berlusconi questa strada è quasi impossibile da intraprendere perché dovrebbe sostituire la logica della monarchia aziendale con quella della democrazia repubblicana, condividere scelte con logiche politiche e dar vita a un esecutivo fatto di ministri politici che darebbero un’altra fisionomia al governo che oggi è semplicemente un “governo del Presidente”. Sappiamo che questa ipotesi gli fa accapponare la pelle, ma è l’unica che ha per sopravvivere alla crisi implosiva che ha aperto da solo.”

E poi dicono che fu solo Mosè a ricevere i comandamenti…

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Frase della settimana

“Dopo 15 anni che ce lo mette nel culo, non è che ci possiamo salvare con un Bocchino…”

Un Giacomo Deperu assolutamente fuori le righe ma inevitabilmente realista

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Il confessionale

Berlusconi: ‘Signor parroco, mi vorrei confessare’
Parroco: ‘Certo figliolo, qual è il tuo nome?’
Berlusconi: ‘Silvio Berlusconi, padre.’
Parroco: ‘Ah! Ah! Il presidente del Consiglio!?’
Berlusconi: ‘Si, padre.’
Parroco: ‘Ascolta, figliolo, credo che il tuo caso richieda una competenza superiore. E’ meglio che tu ti rechi dal Vescovo.’

Così Berlusconi si presenta dal Vescovo, chiedendogli se può confessarlo.
Vescovo: ‘Certo, come ti chiami?’
Berlusconi: ‘Silvio Berlusconi’
Vescovo: ‘Il presidente del Consiglio? No, caro mio, non ti posso confessare: il tuo è un caso difficile. E’ meglio che tu vada in Vaticano.’

Berlusconi va’ dal Papa.
Berlusconi: ‘Sua Santità, voglio confessarmi.’
Papa: ‘Caro figlio mio, come ti chiami?’
Berlusconi: ‘Silvio Berlusconi’
Papa: ‘Ahi! Ahi! Ahi! Figliolo! Il tuo caso è molto difficile per me.Guarda qui, sul lato del Vaticano c’è una cappella. Al suo interno troverai una croce. Il Signore ti potrà ascoltare.’

Berlusconi, giunto nella cappella, si rivolge alla Croce: ‘Signore, voglio confessarmi.’
Gesù: ‘Certo, figlio mio, come ti chiami?’
Berlusconi: ‘Silvio Berlusconi.’
Gesù: ‘Ma chi? Il Presidente del Consiglio?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘L’ex amico di Craxi ?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘L’inventore dello scudo fiscale per far rientrare dalle isole Cayman e da Montecarlo tutti i soldi che i tuoi amici hanno sottratto al fisco?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘L’amico dei Neo-Fascisti e Neo-Nazisti, particolare che si è dimenticato di riferire al Congresso americano?’
Berlusconi: ‘Ehm… si, Signore.’
Gesù: ‘Quello che ha abbassato dell’1% le tasse dirette e costretto comuni/province/regioni ad aumentare le tasse locali del 45% per tenere aperti asili, trasporti, servizi sociali essenziali?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Quello che ha ricandidato 13 persone già condannate con sentenza passata in giudicato?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Quello che ha modificato la legge elettorale in modo che siano le segreterie di partito a scegliere gli eletti e non più I cittadini ?’
Berlusconi: ‘Si, signore..’
Gesù: ‘Quello che ha omesso qualsiasi controllo sull’entrata in vigore dell’Euro permettendo a negozianti e professionisti di raddoppiare i prezzi in barba a pensionati e lavoratori a reddito fisso?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Quello che ha abolito la tassa di successione per I patrimoni miliardari e subito dopo ha cointestato le sue aziende ai figli?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Quello che ha quadruplicato il suo patrimonio personale e salvato le sue aziende dalla bancarotta da quando è al governo e che dice che è entrato in politica gratis per il bene degli italiani?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Quello che ha epurato dalla RAI I personaggi che non gradiva?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Quello che ha fatto la Ex-Cirielli, la Cirami e la salva-Previti?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Quello che ha fatto una voragine nei conti dello stato e ha cambiato 3 volte ministro del tesoro?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Quello che ha dato, a spese degli italiani, il contributo per il decoder digitale per permettere al fratello di fare soldi con una società che li produceva?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Quello che ha depenalizzato il falso in bilancio ed ha introdotto la galera per chi masterizza i DVD?’
Berlusconi: ‘Si, signore.’
Gesù: ‘Quello che ha permesso alla Francia di saccheggiare la BNL e si è fatto prendere a pesci in faccia quando ENEL ha tentato di acquisire una società francese?’
Berlusconi: ‘Ehm… sono sempre io, Signore.’
Gesù: ‘Figlio mio, non hai bisogno di confessarti. Tu devi solamente ringraziare.’
Berlusconi: ‘Ringraziare???? E chi, Signore?’
Gesù: ‘Gli antichi Romani, per avermi inchiodato qui. Altrimenti sarei sceso e t’avrei fatto un CULO COSI’!!!’

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Best case scenario

Lo scenario migliore lo disegna alla perfezione Fabio Chiusi:

Se si dovesse arrivare alla crisi di governo gli scenari possibili sono essenzialmente due: nel primo la colpa ricade su Fini, nel secondo su Berlusconi. Quale dei due si verificherà dipende dalle contigenze, anche se è molto probabile si verifichi il primo dato lo strapotere mediatico del Cavaliere. Se la colpa della crisi dovesse finire sui finiani (ad esempio, attraverso un voto di fiducia non concesso sulle quattro questioni fondamentali che il PDL sta per porre sul tavolo) questi ultimi avrebbero tutto l’interesse a evitare le elezioni. Che, inevitabilmente, sotto i colpi martellanti della propaganda e della mistica del tradimento, finirebbero per perdere. Rischiando di sparire, e allo stesso tempo di consegnare il Paese per un’altra intera legislatura al duo Berlusconi-Bossi, che questa volta non avrebbe più alcuna dissidenza interna e potrebbe procedere a fare dell’Italia uno Stato principalmente presidenzialista e federalista, in cui il dissenso – che venga da magistratura o giornali – sarebbe sempre meno tollerato. Ma anche se in qualche modo si evitassero le elezioni, ad esempio attraverso un governo tecnico, la reazione dei berluscones e dei leghisti sarebbe terribile: mesi di campagne diffamatorie contro i dissidenti, attacchi violentissimi a tutte le principali Istituzioni nel nome della “Carta materiale” e della “sovranità popolare”, manifestazioni di piazza e padani coi fucili in mano, pronti alla secessione. O almeno, questa sarebbe l’idea di Italia trasmessa a reti unificate. Non certo uno scenario favorevole ai finiani. A meno che non riescano insieme all’opposizione a modificare radicalmente la legge elettorale, ma a tutt’oggi questa è fantapolitica (Bossi e Calderoli solo qualche giorno fa – dopo anni in cui ne hanno parlato come di una “porcata” – l’hanno definita “perfetta“).

Nel caso invece la colpa della crisi dovesse ricadere su Berlusconi (magari dimissionario dopo gli ennesimi tentennamenti interni alla coalizione), i finiani avrebbero forse qualche margine di speranza in più quanto all’esito elettorale. Ma anche qui, a prescindere dai sondaggi – che ondeggiano dall’1,5 a oltre il 10% e dunque non significano nulla – resta del tutto incomprensibile la collocazione del partito di Fini nello scacchiere politico: a destra di Berlusconi? Al centro con Casini e Rutelli? O ancora: in un nuovo Cln (l’idea era di Casini, non dimentichiamolo) con tutti quanti si oppongano a Berlusconi, compreso il PD – che ha già rivelato, per bocca di diverse alte sfere, di gradire? Le posizioni sui temi etici, la legalità, la libertà di espressione e di stampa – solo per dirne alcune – non aiutano. Un bene nell’ottica post-ideologica di un pensatoio come Farefuturo, ma forse un male di fronte a quella ben più semplicistica della massa dei votanti.

Insomma, in questo momento i finiani sono il vero e proprio ago della bilancia. Chiarire al più presto le loro intenzioni, in modo inequivoco e semplice abbastanza perché il potenziale elettorato capisca, non può che giovare al futuro del Paese. Che in questo momento non ci sta semplicemente capendo più niente, preso com’è tra i fuochi degli scandali infiniti e del battibecco sterile – quando invece vorrebbe solo reimparare a sperare che il futuro sia meglio del passato. Siamo giunti al punto in cui si deve abbandonare il bipolarismo oppure no? E’ ora di modificare l’assetto fondamentale dei poteri dello Stato o va bene così com’è? O più semplicemente: si può fare davvero politica mantenendo questo sistema, oppure lo dobbiamo riformare radicalmente? La risposta a queste domande passa oggi anche attraverso la strategia di Gianfranco Fini. Ma se dovesse sbagliare le sue mosse, si tornerebbe al plebiscito su Berlusconi. Lo scenario che preferisce, e che ci ha portato fino a questo (indesiderabile) punto.

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Caccia grossa

Berlusconi non trema per lo scontro con i finiani, ma ha molta paura di cosa potrebbe portare una vittoria “ai punti” con l’ex amico e cofondatore.

Oggi il peggior nemico del premier si chiama Bossi, e non per un suo eventuale tradimento al leader del Pdl – finora il suo miglior alleato – ma per i numeri che la Lega potrebbe riportare da elezioni anticipate tanto richieste da Berlusconi come arma di distruzione finale. Non a caso la Lega sembra aver superato il Pdl al nord come voti, ed infatti la campagna acquisti del premier verso i finiani “moderati” propende verso una strategia di alleanze più propria alla politica berlusconiana che leghista.

Del resto Berlusconi tende la mano a Casini, notoriamente malvisto da Bossi, ma non nasconde nemmeno una mano tesa verso Rutelli e l’Api proprio per fronteggiare l’escalation finiana se quest’ultimi dovessero fondare – come pare possibile – un partito da contrapporre al Pdl. Ma perché allora la Lega sarebbe il nemico da non sottovalutare?

Perché Berlusconi avrebbe promesso a Roberto Maroni – parlando col Senatùr – di diventare il vicepremier unico e, in caso di salita al Colle, la leadership del Governo. Per la Lega sarebbe un vero trionfo, ma se Berlusconi dovesse disattendere la parola data, Bossi non ci penserebbe due volte a mandarlo a quel paese come fece anni fa.

Si era parlato anche di un governo di transizione con Tremonti premier, ma Bossi, a cena col superministro per il suo compleanno, ha chiaramente fatto capire che “Tremonti non accetterebbe mai”, perché sarebbe solamente un “governo tecnico cocomero, verde fuori e rosso dentro”. Il verde è padano, ma rosso? Dunque anche Bossi ha paura di un eventuale governo di “unità nazionale” (parola in voga a Casini non per nulla) e propende invece per nuove elezioni forte del consenso popolare di cui disporrebbe.

Del resto Berlusconi teme per le sue leggi ad personam, e il solo motivo di governo tecnico lo fa sudare copiosamente. In ballo c’è il legittimo impedimento di cui la Consulta si pronuncerà a dicembre per la costituzionalità; il Lodo Alfano costituzionale è ormai una priorità di questo Governo, e se dovesse saltare anche questo salterebbe l’ultimo (l’unico?) appiglio che ha il cavaliere per sottrarsi ai suoi molteplici impegni con la giustizia.

Quindi non rimangono che elezioni anticipate appena riprendono i lavori parlamentari – si parla di novembre appunto per supportare un eventuale voto al Lodo Alfano prima della pronuncia definitiva della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento – col rischio, fuorché assurdo, che la Lega rubi 70 seggi al nord tra Camera e Senato al partito del premier. Ed è per questo motivo che Berlusconi ha i sudori freddi e i suoi peones stanno facendo tabula rasa nelle liste elettorali del centro e del sud per partecipare alla prossima legislatura.

Di contro si inizia pure ad intravedere un cambio di tendenza. Molti deputati meridionali stanno facendo l’occhiolino all’Udc (che nel frattempo è diventato il Partito della Nazione, tanto per ribadire ancora una volta che in Italia cambiano al massimo i nomi ai partiti, ma non le persone) e a Futuro e Libertà di Fini con la speranza, tutt’altro che nascosta, che da gruppo parlamentare diventi un partito a tutti gli effetti. Sacre sono state le affermazioni di questi giorni di due finiani doc come Briguglio e Bocchino i quali, in molte interviste, hanno assicurato che a breve nascerà il nuovo partito. Gianfranco Fini, nel frattempo, sta muto forse occupato dalla campagna stampa del capo tramite Il Giornale e Libero.

L’unica soluzione possibile sarebbe un risanamento della frattura tra i due fondatori del Pdl Berlusconi e Fini, ma a quanto pare nemmeno Gianni Letta è riuscito a far disotterrare l’ascia di guerra nei venti minuti a colloquio con Fini ai funerali di Cossiga.

La querelle estiva continua, mentre le opposizioni non riescono a fornire una valida alternativa da sbattere sul tavolo del Parlamento.

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Creare uno scandalo per coprirne un altro

Oggi Il Giornale pubblica i documenti che testimonierebbero come le affermazioni del Presidente della Camera sulla casa a Montecarlo sarebbero delle menzogne. I dati riportati dal giornale di Paolo Berlusconi sono «fatture, contratti e nome e cognome dei testimoni», solo che a differenza dei giorni scorsi – dove c’erano le testimonianze anonime di chi aveva avuto a che fare con la “coppia presidenziale” – Feltri pubblica delle interviste a persone in carne ed ossa che raccontano come e quante volte la compagna di Fini sia andata nel mobilificio, spesso assieme al Presidente e al loro designer, per acquistare una cucina e facendo richiesta per uno spedizioniere che portasse i mobili «all’estero»:

Testimoni non anonimi che raccontano quello che hanno visto, che ricordano cosa accadeva in quel negozio di mobili alle porte di Roma nell’arco dell’anno passato, dove Elisabetta Tulliani si vedeva spesso e Fini almeno due volte. Mica in segreto, alla luce del sole. Testimoni che ricordano come si cercasse uno spedizioniere che portasse «all’estero», oltre ai mobili, anche materiali per ristrutturazioni. E poi fatture e progetti relativi a uno degli ambienti arredati, che portano la data dell’inizio di quest’anno. In coincidenza temporale con quanto affermato da chi si occupò dei lavori di ristrutturazione dell’appartamento di Boulevard Princesse Charlotte, 14, nel Principato di Monaco. Ossia Stefano Garzelli della Tecab, che a questo quotidiano aveva già raccontato lo scorso 30 luglio di «un legame» tra Giancarlo Tulliani e la società off-shore Timara Limited, proprietaria della casa, poiché il «cognato» di Fini avrebbe seguito personalmente i lavori, che sarebbero cominciati nel 2009 e finiti «sei-otto mesi dopo», ossia «qualche mese fa, parliamo di quest’anno».

A tal riguardo, la società che vendette ai Tulliani la cucina da quattromila e rotti euro, smentisce seccamente che abbiano avuto a che fare con la spedizione della mobilia da Roma, sede del mobilificio, all’appartamento di Boulevard Princesse Charlotte 14, nel Principato di Monaco:

«La società Castellucci Maria Teresa, con esercizio in Roma via Aurelia Km 13,400, in relazione alle notizie di stampa apparse su alcuni quotidiani precisa di non aver mai effettuato trasporto o montaggio di mobili acquistati presso il proprio esercizio da Roma a Montecarlo, nell’interesse di Elisabetta Tulliani o suoi familiari o dell’onorevole Fini».

Il Giornale puntualizza ancora una volta che non si sarebbe trattato solo della cucina ordinata da Elisabetta Tulliani per l’appartamento monegasco, dato successivamente in locazione al fratello Giancarlo, ma che sia stato spedito anche materiale “delicato e riservato”:

«A quel punto l’azienda cominciò a mettersi in moto per trovare uno spedizioniere disposto a curare un trasporto, delicato e riservato, a Montecarlo».

E non basta nemmeno l’ennesima smentita della Castellucci per smontare la tesi secondo la quale Fini e consorte erano da tempo proprietari dell’appartamento monegasco:

«Un conto è sostenere che il presidente Fini, o i suoi famigliari, sono stati in passato nostri clienti, un altro è dire che per loro conto abbiamo portato dei mobili a Montecarlo, cosa che non è assolutamente vera».

Insomma, il Giornale ha fatto lo scoop e probabilmente ha pure ragione, ma non credo sia del tutto normale seguire la strada dello scandalo per coprirne un altro.

Ad esempio: cosa c’è sotto l’acquisto di Villa San Martino, residenza ufficiale ad Arcore, che Silvio Berlusconi comprò nel 1980 per soli 500 milioni di lire, quando ne valeva almeno il triplo? E come mai il tutore legale della nobile Anna Maria Casati Stampa di Soncino – la ragazza che nel 1970 resta orfana all’improvviso e tragicamente (il padre si suicidò dopo aver ucciso la moglie, Anna Fallarino, e l’amante di lei perché gli chiedono un miliardo di lire per ritirare alcune foto compromettenti già consegnate ai giornali) ed eredita tutto il patrimonio del casato tra cui villa San Martino ad Arcore – è quel Cesare Previti che fino a poco tempo prima curava gli interessi della famiglia Fallarino per appropriarsi dei beni dei Casati Stampa?

Previti convinse la ragazza a vendere con fare suadente: “Ma come sei fortunata, c’è un certo Berlusconi che vuole comprare, 500 milioni…”. La minorenne replica che è un po’ poco, e Previti la rassicura: “Mavalà, in fondo gli diamo solo la villa nuda, la cappella e un po’ di giardino intorno…”. Previti lasciò intendere che arredi, pinacoteche, biblioteche, il parco, tutto sarebbe rimasto a lei mentre invece stava vendendo tutto. E quel tutto aveva un valore di oltre tre miliardi di lire.

Berlusconi acquistò l’intero pacchetto per una manciata di riso: ne vogliamo parlare?

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Berlusconi e il pizzino di don Vito Ciancimino

Ci sarebbe la prova che Berlusconi era affiliato a cosa nostra tramite Vito Ciancimino e Bernardo ProvenzanoFelice Cavallaro sul Corriere di oggi fa lo scoop:

«Dei 100 milioni ricevuti da Berlusconi, 75 a Benedetto Spera e 25 a mio figlio Massimo. Caro Rag. (Bernardo Provenzano, ndr) bisogna dire ai nostri amici di non continuare a fare minchiate… E di risolvere i problemi giudiziari…»

Cento milioni regalati da Berlusconi all’allora capo di cosa nostra Bernardo Provenzano, in un pizzino di don Vito Ciancimino risalente al 2001. Il “pizzino” lo nascondeva chissà dove Epifania Scardino – moglie del vecchio sindaco di Palermo e madre dell’attuale primo teste dei pm palermitani Massimo Ciancimino – che oggi lo ha consegnato ai Magistrati che indagano sui rapporti decennali tra Mafia e Stato. La vecchia signora Ciancimino ha confermato che il marito conosceva il premier da lunga data:

«Si, mio marito incontrava negli anni Settanta Berlusconi a Milano… Ma alla fine si sentì tradito dal Cavaliere…»

Se i giudici Di Matteo, Guido e Ingroia dovessero trovare riscontri positivi su quest’ultima novità, si aprirebbe l’ennesimo caso sulle presunte affiliazioni mafiose di Berlusconi fin dalla sua discesa in campo, tanto che Ciancimino Jr, dopo aver ricevuto la lettera col proiettile destinata al figlio cinquenne, aveva espresso il desiderio di tacere per diventare un “eroe“:

«Fate pure, a me interessa solo raccontare la verità, ormai… Così, tacendo, diventerò anch’io un “eroe”»

Sul Fatto Quotidiano, Marco Lillo puntualizza su un caso davvero strano:

“Ora, se autentico, il nuovo pizzino conferma che quell’abitudine non finì con la discesa in campo del Cavaliere. Tanto che altri regali in contanti sarebbero arrivati al successore di Riina (allo scopo di “mantenere buoni i rapporti” con la mafia). Un fatto che, se provato, spiega bene perché Berlusconi nel 2006 fu l’unica carica istituzionale italiana a non complimentarsi per la cattura di Provenzano”.

Sta di fatto che nel 2001 le politiche diedero 61 seggi su 61 in Sicilia alla coalizione del cavaliere, e come dice Lillo, quattro anni fa Berlusconi era dispiaciuto o aveva paura che il boss parlasse?

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Basta con i personalismi!

Insomma Berlusconi ha detto basta a chi rende la politica qualcosa di personale.

Meno male che Silvio c’è……………

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