Articoli con tag Camorra

Un uomo qualunque

«Sì, giovedì scorso ho reso l’ultima testimonianza al tribunale di Nola in un processo a esponenti dei Foria di Pomigliano d’Arco. Cinque ore di controesame, mi hanno interrogato sette difensori di imputati. Hanno cercato di mettermi in difficoltà, fanno il loro lavoro. Io però non rinuncio al mio. E a guardare negli occhi mia moglie e i miei figli, a qualunque costo».

L’uomo qualunque si chiama Enzo Amoroso

[Via Il Post]

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Frase della settimana

“Il prossimo obiettivo del governo è sconfiggere entro i prossimi tre anni la mafia, la camorra e la ‘ndrangheta”

Le magie di Silvio Berlusconi

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Benvenuti in Italia

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Da un lato Casini approva il Lodo Alfano, dall’altro si candida un camorrista. Benvenuti nell’Italia di Berlusconi.

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Il clan degli onesti

Certo che noi italiani non ci facciamo mancare proprio nulla. Il PdL ha nelle sue file un camorrista affiliato ai casalesi, mentre il Pd – per non essere da meno -nel direttivo ha inserito un mafioso alcamese affiliato al clan Lo Piccolo. Quanta brava gente!

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Ancora censura?

Premettendo che non è l’unica bomba che circola in rete, ma solo la più recente, avevo due notizie da scrivere per “La rete risponde”: questa e il cambiamento di policy di Facebook. Del cambiamento repentino, quanto improvviso, di Facebook e delle sue clausole sulla privacy, se ne è già parlato tutto sommato approfonditamente da più parti, quindi mi è sembrato superfluo e ripetitivo scriverne ancora, mentre la notizia che mi accingo a commentare è non solo fresca fresca, ma soprattutto viene dall’Italia: Roma, Atac e Current vi dicono qualcosa?

Roma la conoscete tutti: la capitale, la città eterna, il posto dove si trovano le Istituzioni e via dicendo. L’Atac forse la conoscete un po’ meno perché è locale: è l’azienda municipalizzata dei trasporti romana. Current ormai è sinonimo di video-informazione condivisa ed è soprattutto conosciuto per annoverare tra i suoi fondatori Al Gore ex Presidente americano e recente vincitore di un Nobel per la pace. Ma cosa lega questi tre nomi? Li lega una campagna pubblicitaria.

Current è presente in rete (current.com) e sul canale 130 di Sky Italia. Su Current fanno un programma di approfondimento giornlistico che si chiama Vanguard, dove – a detta degli stessi produttori – i giornalisti che raccontano le storie non solo le raccontano, ma le vivono. Dal 10 marzo, Vanguard inizierà la nuova stagione trasmettendo due reportage sul binomio camorra/Chiesa e sugli aiuti americani alle fazioni anti-Iran. Essendo due prodotti altamente commerciali, i produttori di Current hanno deciso di pubblicizzare meglio l’evento con due manifesti nelle due principali città italiane: Milano e Roma. Hanno pensato, in accordo con l’agenzia che ha creato la campagna, di affiggere i manifesti nelle stazioni della metro delle due città, quello sulla camorra e quello sugli Stati Uniti, a partire dal 20 febbraio a Roma – settimana scorsa -, e dal 26 febbraio a Milano, domani.

Milano non si è creata nessun problema nel recepire il messaggio degli slogan (”Cosa succede quando la camorra entra in Chiesa?” e “Gli Stati Uniti stanno finanziando i terroristi?”) e delle due immagini (uno e due), mentre Roma ha mandato un comunicato stampa (poi corretto dal presidente) dichiarando l’impossibilità di affiggere i manifesti:

Con riferimento alla richiesta relativa alla campagna in oggetto, pianificata a Roma dal 20 Febbraio, ATAC, dopo aver attentamente valutato i probabili impatti sulla sensibilità dei cittadini e della città tutta, ritiene di non poterne dare autorizzazione all’esposizione sui propri mezzi.

Tale decisione trova fondamento nel difficile momento che la cittadinanza di Roma sta vivendo riguardo alla percezione della sicurezza personale e sociale, in considerazione del quale ATAC non può che coadiuvare l’Amministrazione comunale nell’evitare qualunque elemento che possa ulteriormente aumentare tale disagio.

Adesso sapete cosa lega i tre nomi. Veniamo alle discussioni in rete.

Current ha subito pubblicato la notizia chiamandola “Censura” e dai commenti (30+) si capisce che la rete da loro ragione. Ma la Rete non finisce coi soli commenti, si allarga e diventa quasi virale. La prima a parlarne è chiaramente Livia Iacolare nel suo blog, e la cosa rimbalza di blog in blog fino a diventare un’unica risposta alla censura romana (sembra sempre di più una censura, effettivamente).
Ne parlano, in linea diretta come leggo dai miei feed, Nicola che concorda “con chi considera questa motivazione inaccettabile, anche perché non c’è alcun legame tra le inchieste di Current e la cosiddetta emergenza sicurezza [...] Si tratta di una decisione censoria e Current la sta ovviamente e giustamente utilizzando per farsi ancora più pubblicità”, mentre Enrico parla come al solito con molta franchezza e si esprime in termini più politici: “Qualcuno ha detto censura? Personalmente sì, dico censura. E delle più gravi. Il fatto è che un’indagine sui rapporti (non esattamente conflittuali, anzi) tra Chiesa e camorra evidentemente a qualcuno non piace. E meno che mai una sulla faccia sporca della “war on terror” di Bush, che da queste parti ha trovato ciechi sostenitori nella parte politica ora al potere”.
Dario, proponendo le immagini incriminate, la butta sul tecnologico perché crede che “i media sociali, la filosofia di condivisione che c’è dietro e tutto lo spirito del “Web 2.0 non sono ancora arrivati nelle stanze del potere. E probabilmente verranno sempre accettati con difficoltà”.
Anche Layla Pavone – presidente dello IAB Forum – crede nella censura verso Current: “Una campagna che l’ATAC di Roma ha vietato di effettuare adducendo spiegazioni che mi preccupano moltissimo sia come cittadina che come professionista della comunicazione.”
Federico, evocando la libertà di parola, si fa una domanda che preoccupa parecchio non solo lui: “Il mio pensiero è sempre lo stesso: la libertà di parola viene soffocata ogni giorno di più in questo paese. E stiamo facendo poco, troppo poco per impedirlo. Chi controlla i controllori? Noi ne abbiamo il potere. Ma temo che sia così ancora per poco tempo.” Già: chi controlla i controllori?
E poi ci sono io, consentitemelo, con il mio Politically Incorrect Marketing :D
Non manca il solito bastian contrario! (ma Paul è fatto così, dice sempre quello che pensa :) )

Passando ai giornali, Repubblica cita invece le parole di Massimo Tabacchiera, presidente dell’Atac: “Immagini pesanti, inopportune, che avrebbero potuto offendere la sensibilità dei cittadini, peraltro in un momento di grave tensione sociale, e per di più in una città come Roma, che è sede della Chiesa cattolica. La campagna utilizzava immagini inopportune e non adatte ad essere apposte sui mezzi pubblici”. Con una precisazione però: “Nella scelta non ha avuto un ruolo il problema della sicurezza”. In realtà ci sono due contraddizioni nelle parole di Tabacchiera: la prima è che uno dei reportage di Vanguard non parlava esplicitamente del connubio Chiesa e camorra, ma voleva esporre la storia di un prete che combatte la camorra, non la segue. La seconda contraddizione è prettamente linguistica: il comunicato stampa dell’azienda dei trasporti dice che i manifesti non possono essere approvati perché avrebbero provocato dei disagi nella sicurezza (nel difficile momento che la cittadinanza di Roma sta vivendo riguardo alla percezione della sicurezza personale e sociale), mentre il loro presidente dice l’esatto contrario. Delle due l’una. Prende sempre più piede la parola “censura”.
Il Sole riporta il comunicato stampa dell’azienda senza però commentare la notizia, tranne che sul titolo: Roma “censura” Current TV“, mentre Wired Italia scrive che “Bibbia e fucile spaventano Roma e l’Atac decide di censurare Current TV”. Il Tempo di Roma sta dalla parte dell’Atac: “ha rinunciato alla campagna pubblicitaria di Current.tv che chiedeva di vestire gli autobus romani con manifesti raffiguranti la Bibbia e un fucile. L’accostamento delle immagini deve essere sembrato un pugno nello stomaco”. Mi sa che l’articolista non ha visto ne’ le immagini ne’ la campagna.

Concludo questo lungo articolo pieno di link, ma non potevo fare altrimenti, con una mia legittima considerazione: sono convinto che la campagna di Vanguard sia stata – in qualche modo – censurata dal Comune (il presidente è eletto politicamente), ma credo allo stesso modo che Current ci stia giocando su un po’ più del lecito. E’ assolutamente giusto fare campagna pubblicitaria per un prodotto che costa tempo, fatica e pure soldi, ma è altrettanto vero che è stata montata una campagna anti-censura fuori dall’ordinario. Tante volte un ente boccia una qualsiasi richiesta e si parla subito di censura salvo cadere dopo tre minuti nell’oblio, ma quante volte il richiedente si chiama Current e conosce bene la Rete? Alla prossima settimana ;)

[Articolo pubblicato per la rubrica "La rete risponde" su Citynews]

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Saviano è un po Di Pietro

Ego te absolvo a peccatis tuis in nomine Patris, Filii et Spiritus Sancti.
No, non mi sono fatto prete di colpo, voglio solamente l’assoluzione di voi tutti se quoto in pieno il post di Paul – compresa la parte “Saviano sia un bel po’ furbo” – e sancisco apertamente che in certi casi è realmente come dice, soprattutto in coda di stampa

Io non so se Di Pietro non lo caga più nessuno o semplicemente non abita più lì: le luci abbaglianti ora sono spente.
Forse la casa è sfitta, se magari Saviano è interessato posso però informarmi, eh.


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Rifarsi una vita

“Sai, questa bolla di solitudine inespugnabile che mi stringe fa di me un uomo peggiore. Nessuno ci pensa e nemmeno io fino all’anno scorso ci ho mai pensato. In privato sono diventato una persona non bella: sospettoso, guardingo. Sì, diffidente al di là di ogni ragionevolezza. Mi capita di pensare che ognuno voglia rubarmi qualcosa, in ogni caso raggirarmi, “usarmi”. E’ come se la mia umanità si fosse impoverita, si stesse immeschinendo. Come se prevalesse con costanza un lato oscuro di me stesso. Non è piacevole accorgersene e soprattutto io non sono così, non voglio essere così. Fino a un anno fa potevo ancora chiudere gli occhi, fingere di non sapere. Avevo la legittima ambizione, credo, di aver scritto qualcosa che mi sembrava stesse cambiando le cose. Quella mutazione lenta, quell’attenzione che mai era stata riservata alle tragedie di quella terra, quell’energia sociale che – come un’esplosione, come un sisma – ha imposto all’agenda dei media di occuparsi della mafia dei Casalesi, mi obbligava ad avere coraggio, a espormi, a stare in prima fila. E’ la mia forma di resistenza, pensavo. Ogni cosa passava in secondo piano, diventava di serie B per me. Incontravo i grandi della letteratura e della politica, dicevo quello che dovevo e potevo dire. Non mi guardavo mai indietro. Non mi accorgevo di quel che ogni giorno andavo perdendo di me. Oggi, se mi guardo alle spalle, vedo macerie e un tempo irrimediabilmente perduto che non posso più afferrare ma ricostruire soltanto se non vivrò più, come faccio ora, come un latitante in fuga.

Eh già!


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Il governo della gente

Parliamo di questo governo. Mi direte che scrivo sempre contro Berlusconi e il suo governo. Sì, fino a quando questo governo non farà almeno metà delle sue scelte (dicasi leggi) a favore della gente: ha tolto l’ICI, ha detassato gli straordinari, ha ripulito Napoli, ha mandato i militari in Campania a sconfiggere la camorra ed ha salvato Alitalia.

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Orgogliosi di essere democratici

E’ inammissibile che il capo dell’opposizione non denunci i gravi fatti accaduti nel casertano in questi giorni di cui si è parlato in tutto il mondo. Non è altresì ammissibile che lo stesso capo dell’opposizione non chieda in Parlamento le dimissioni del viceministro Nicola Cosentino indagato per essere il referente governativo del clan dei casalesi. Non è tollerabile che il capo dell’opposizione non manifesti a favore della legalità nella città teatro della strage. E’ impensabile che il capo dell’opposizione non ritenga opportuno richiedere un dibattito parlamentare per discutere sull’impensabile possibilità che un uomo di camorra sieda sui banchi del governo. Ed è auspicabile che lo stesso capo dell’opposizione chieda di essere ricevuto al Quirinale dal Presidente della Repubblica, per esprimere la propria preoccupazione sui gravi esiti di una possibile infiltrazione camorristica nella politica. E’ possibile pensare che il capo dell’opposizione, ritenuto suo dovere farlo, metta da parte le ideologie di partito e si faccia carico di una sfiducia ai governatori della sua stessa coalizione, laddove la camorra è padrona indiscussa con beneplacito dei politici locali con Luigi Cesaro, capo del PdL locale e Bassolino del Pd e Governatore in Campania, davanti a tutti.

Un capo dell’opposizione che si rispetti ha dalla sua i fatti: per molto meno tantissimi premier e capi di Stato esteri si sono dovuti dimettere, tra questi – solo per citarne alcuni – vi sono Richard Nixon, Willy Brandt, e, ultimo ma più recente, Ehud Olmert, leader israeliano dimessosi recentemente per problemi di corruzione nel suo staff, di cui rimangono vive nella mente democratica di ognuno di noi le sue parole poco prima di dimettersi: «Sono fiero di appartenere a uno Stato in cui un premier può essere investigato come un semplice cittadino. Un premier non può essere al di sopra della legge, ma nemmeno al di sotto».

Un leader di un opposizione che faccia davvero opposizione, pur dimostrando oggettivamente di sbagliare su più fronti, ma soprattutto non sapendo cogliere il lato principe di fare opposizione in un Paese democratico, a questo punto avrebbe già dato le proprie dimissioni.

Io, come semplice cittadino ed elettore dei nostri politici, spero, un giorno o l’altro, che i nostri governanti siano rispettosi delle nostre leggi e si possano sentire fieri di essere italiani con lo stesso orgoglio che Olmert nutre per il suo Israele. La mia non è una vana speranza, ma una fervente fede nella democrazia.

L’Italia è una democrazia: cercate di comprenderlo anche voi che state in Parlamento.


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Antitrust

Berlusconi manda i militari in Campania. L’Europa manda degli osservatori per accertare che le regole antitrust siano state rispettate: il Governo vorrebbe debellare la camorra in un paese dove convivono pacificamente tutte le mafie europee. E la concorrenza?


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