Il fatto che Mara Carfagna sia stata la candidata più votata in Italia la dice lunga sullo stato delle cose nel nostro Paese. Soprattutto quando dice «Un risultato così forte mi fa sentire ancora di più la responsabilità di essere un punto di riferimento per i campani», lavandosene le mani perché meglio un posto da Ministro – pur inutile e improduttivo – che quello di consigliere regionale.
Articoli con tag Campania
Ccà nisciuno è fesso
mar 31

[Idv by Felice Belisario]
Sabato scorso c’è stato il primo congresso dell’Italia dei Valori dopo dodici anni di attività politica a tutti i livelli, e anche se la lungaggine ha portato inevitabilmente ad una normale attribuzione patriarcale del comando dipietrista, il congresso ha sancito unanimemente come il capo indiscusso designato dai delegati fosse Antonio Di Pietro. Ancora una volta, ovviamente.
L’inizio 2010 per l’Idv non è stato così splendido come lo scorso anno, ma dato che siamo ancora all’inizio possiamo benissimo aspettarci un cambio di rotta in meglio per il movimento di Di Pietro. Con ciò non si può non affermare che la strategia politica è stata deficitaria sotto molti aspetti, non ultimo quello di non appoggiare Vendola in Puglia e decidere di farlo invece in Campania con De Luca. La linea politica del partito di Di Pietro è sempre stata quella di respingere chiunque sia sottoposto a processi – anche senza condanne – e quindi di ritenere la legalità il valore aggiunto della loro forza politica, tanto che li ha fatti prosperare nei consensi in questi ultimi anni. I dati vengono rinvigoriti dalle candidature di personalità eccellenti come De Magistris, eletto a furor di popolo alle ultime europee battendo in consensi persino Silvio Berlusconi nella rivitalizzata Campania ripulita dall’immondizia. E proprio De Magistris è stato l’ago della bilancia al congresso proprio perché si pensava che facesse da contrappeso allo strapotere dipietrista, ma così non è stato, e probabilmente è anche merito dell’ex magistrato di Catanzaro che non si è arrivati ad una specie di golpe all’interno dell’Idv.
Altra sinistra, altro partito. Il candidato alla regione Campania per il Pd è Enzo De Luca, attuale sindaco di Salerno pluri-indagato per falso in bilancio e truffa aggravata, candidato anche lui a suffragio universale dopo aver annullato le primarie in regione. Dato che mi reputo una persona coerente e quello che dico da tempo è assolutamente razionale, De Luca è innocente fin quando non verrà dimostrata la sua colpevolezza, ma lo reputo altamente impresentabile proprio per i due reati che lo vedono accusato. Del resto le alternative non erano tanto elevate da garantire un candidato presentabile: si era parlato tempo fa del bersaniano Agazio Loiero e ultimamente del bassoliniano Andrea Cozzolino, entrambi indagati poi discolpati da ogni accusa ai processi. Per cui, se i candidati si devono scegliere in base alle correnti di cui fanno parte, la scelta di De Luca è senz’altro la più logica.
Durante il congresso Di Pietro ha chiamato De Luca per far decidere ai delegati se e come appoggiarlo alle elezioni campane, anche perché l’Idv ha ufficializzato a livello nazionale la coalizione col Partito Democratico, e quindi non poteva desistere dal primo vero inghippo stagionale. La presentazione a Salerno del candidato Pd ha suscitato diverse prese di posizione all’interno del gruppo dirigente, e anche l’indiscusso Di Pietro si è dovuto piegare al volere politico più che personale (“L’alternativa è consegnare la regione ai casalesi”). Ma mentre la platea lo accoglieva con una standing ovation, alcune anime pure della dirigenza avevano già dato il niet alla sua candidatura. Tra questi c’era Luigi De Magistris, ed è in questa fase che si è sfiorato il golpe mai creduto.
Certo, dire golpe è pesante e mai detto ufficialmente, ma se si leggono i giornali delle ultime settimane, si capisce come l’aria all’interno del partito di Di Pietro non sia la più respirabile. Però si nota da parte di De Magistris la voglia di fare politica senza dar retta alle urla di piazza: anche se in rotta con la linea del partito, l’eurodeputato non si è dissociato ufficialmente dall’appoggiare De Luca, ma ha fatto capire che non lo voterà. Ed è in questa fase che un giornale c’ha ricamato su un bel po’.
La parsimoniosa abitudine di alcuni politici nostrani nel lasciare la carica di deputati europei per tornare in patria anche solamente come consiglieri regionali, li ha resi naturalmente incoerenti e inaffidabili. Però, se il discorso è valido per i deputati del centrodestra e del Pd, lo stesso dovrebbe essere nei confronti di chi, nell’Idv, è stato eletto a suffragio universale pochi mesi fa.
Il Fatto, tra domenica e lunedì, ha scritto ben quattro articoli sul congresso dipietrista e tutti e quattro gli articoli con un unico comune denominatore: la mancanza di coraggio di De Magistris e l’errore di Di Pietro nel candidare De Luca.
Paolo Zanca, all’indomani del congresso, annuncia felice che la “Madonna pellegrina è andata a giudizio” e che Di Pietro si è dovuto arrendere all’applausometro dei suoi delegati.
Peter Gomez scrive “dell’acclamazione barzelletta“, reputando De Magistris responsabile della candidatura di De Luca “a causa dei suoi tatticismi e della sua mancanza di coraggio” aggiungendo che “c’è modo e modo per appoggiare una candidatura del genere”, senza spiegarne però quali siano questi altri modi.
Dalle accuse demagistriane non poteva certo dissociarsi Marco Travaglio, il quale, ‘pensandoci prima‘, sostiene la sconfitta di Di Pietro e accusa l’europarlamentare di mancanza di coraggio ”temendo gli attacchi per una “fuga da Bruxelles” pochi mesi dopo l’elezione si è reso indisponibile”. ‘Ecco, forse un po’ di autocritica non dispiacerebbe nemmeno per Travaglio.
A questo punto Luca Telese fa un breve riassunto della storia dell’Idv, ma anche lui, da vero discepolo freudiano, accusa apertamente l’Idv di essere “un partito bambino, che sprizza energia e ingenuità da tutti i pori”. L’ingenuità sarebbe sempre quella di appoggiare De Luca perché indagato, naturalmente.
Sostanzialmente mi trovo d’accordo con gli articoli di Zanca e Telese – l’Idv ha sbagliato finora a rendersi l’unico partito moralista della politica italiana, ma appare evidente che se non si accettano compromessi, anche fastidiosi e a volte duri da digerire, la politica ti inghiotte senza speranze – trovo invece retorici e contraddittori i due di Travaglio e Gomez. I due ex dell’Espresso invocano da una vita che chi viene eletto in Europa non può, e non deve, dimettersi per interessi superiori in patria perché in questo modo si tradiscono gli elettori, quindi non capisco (e sì che lo capisco!) come mai, di colpo, le regole tanto invocate per gli altri non devono essere prese in considerazione da De Magistris, aggiungendo tra l’altro di essere privo di coraggio.
Se c’è qualcuno privo di coraggio, eventualmente sono proprio le due prime firme del Fatto e non l’europarlamentare campano. Anche perché, e qui subentra la natura strettamente politica, chi perde l’elezione a presidente regionale non viene nemmeno eletto consigliere, per cui De Magistris avrebbe perso l’Europa e la Campania. Sarebbe stata altamente improbabile una sconfitta per l’ex PM, ma quando si parla di elezioni – soprattutto in Campania con tutto ciò che comporta il territorio – mettere le mani avanti non è mai un danno ma casomai un passo avanti. Ma fallo capire al Fatto.
Bene, bravi, bis!
gen 26
Siccome non possiamo farci mancare nulla, ecco che anche in Campania si scontrano l’apparato contro l’inviso.
Vento di tempesta
dic 29
Il 2010 è l’anno delle elezioni in molte regioni, e il Partito Democratico in queste regioni finora guarda e aspetta. Se in Piemonte la governatrice uscente Mercedes Bresso ha superato il veto dell’Udc, e in Veneto Laura Puppato probabilmente sarà il nome che uscirà dall’urna del Pd, lo stesso non si può dire nelle tre regioni calde del centro-sud italiano. Infatti ad oggi non si sanno i nomi dei candidati presidenti regionali in Campania, Puglia e Lazio.
Soprattutto in Puglia, la battaglia tra i latifondisti della sinistra regionale è su chi sarà il nome da buttare nella mischia elettiva del marzo prossimo: da un lato c’è il forte Nichi Vendola – governatore uscente e leader di Sinistra Ecologia e Libertà – fortemente osteggiato dal partito di Angiolo Sanza e dall’Idv pugliese; dall’altro c’è Michele Emiliano, guerriero strettamente voluto da D’Alema, e benvoluto sindaco di Bari. L’ostracismo dell’Udc prima, e dell’Italia dei Valori dopo, hanno portato ad un triste strappo nella sinistra locale, tanto che il nome di Vendola non viene più associato al candidato unitario del centrosinistra, bensì a candidato di SEL e di un drappello di democratici in seno alla giunta regionale. Sono ormai settimane che si parla dei candidati in Puglia, e – tra lanci d’agenzia e interviste varie – ormai non si capisce più che pesci pigliare nel mare magnum del tacco italico.
Bersani invece che occuparsi in prima persona degli affari regionali, ha deciso di sparpagliare i suoi collaboratori in giro per l’Italia. In Puglia l’inviato è – come detto – Massimo D’Alema, il quale come prima mossa ha chiesto a Emiliano di candidarsi in Regione sfidando il governatore uscente. Dal canto suo il sindaco di Bari aveva chiesto qualche giorno fa l’unanimità dell’assemblea pugliese onde evitare rigurgiti di malintesi in campagna elettorale. I discorsi di Emiliano di questi giorni sono stati però alquanto contraddittori: un paio di giorni fa dava del kamikaze a Vendola dicendo che il Pd non si può consegnare nelle sue mani (“Io ho deciso di prendermi le mie responsabilità proprio per fermare i kamikaze. Sia chiaro: il Pd pugliese non può consegnare il proprio futuro politico nelle mani di Vendola“) mentre il giorno dopo, ad assemblea annullata e quindi senza unanimità, diceva apertamente : “proporrò all’assemblea di indicare un altro candidato ed in particolare Vendola“. Il pragmatismo, come dice Marco, potrebbe essere che le Primarie non si facciano nelle modalità normali, ma solo se si associa un candidato ad una coalizione. Ovvero, gli elettori che andranno alle urne sapranno già che scegliendo un candidato avranno anche scelto la coalizione. Per cui o si sceglie Vendola o si sceglie Emiliano, ma la coalizione sarebbe diversa perché diversa la concezione di governo. È dura, ma sarebbe l’unica alternativa usando le Primarie come scudo.
Il tarlo laziale è legato al doppio filo Marrazzo-Polverini. Mentre il centrodestra ha già indicato il suo candidato nel segretario dell’Ugl Renata Polverini, il centrosinistra – e il Pd nella fattispecie – non ha ancora sciolto le riserve se candidare il vice di Marrazzo, Esterino Montino, oppure scegliere in una rosa più ampia di perfetti sconosciuti ma sicuramente meno appariscenti dopo le note vicende legate all’ex Presidente della regione. Certo è che la candidatura della Polverini ha buttato nello scompiglio tutto il centrosinistra, tanto che si vociferava (soprattutto su Facebook) su una possibile candidatura della radicale Emma Bonino, voci poi rientrate e dichiarate come bufala, ma riportando nello sconforto chi credeva nella sfida tutta al femminile nella regione più travagliata d’Italia.
Tra le tante proposte fatte alla vigilia, la più accreditata era quella sul nome di Nicola Zingaretti, presidente della provincia di Roma e punta di diamante del Pd romano, il quale per potersi candidare dovrebbe dimettersi dal suo incarico. Ipotesi tramontata anch’essa perché Zingaretti avrebbe posto alcune condizioni, la prima delle quali era l’Udc in coalizione, ma che l’assemblea laziale ha immediatamente posto il veto chiedendo l’accettazione senza remore. Abbattute le due candidature più interessanti, al Pd non rimane che la carta Montino con tutto lo strascico di risentimento, nel nome della continuità, che si porterà dietro facendogli pesare l’annosa vicenda dell’ex governatore laziale. L’ennesima nota dolente è che a quanto sembra anche in Lazio sfuma l’ipotesi di Primarie.
Se la Puglia è diventato da poco il nodo più importante da risolvere nel breve periodo, la Campania è invece il nodo perenne del Partito Democratico nazionale e campano. In Campania è stato eletto segretario il trentacinquenne bersaniano Enzo Amendola, il quale appena ricevuto l’incarico si è subito messo in moto per riportare la regione in un binario nuovo e moderno: la prima cosa che ha chiesto ai suoi collaboratori è stata quella di dare un volto nuovo al Pd campano, e nel frattempo un politico diverso da candidare alle regionali di marzo. Il potere politico in Campania è detenuto ormai da anni dall’attuale presidente Antonio Bassolino, il quale, non potendosi ricandidare per via del doppio mandato, sta lavorando per portare uno del suo entourage alla presidenza. Il nome che Bassolino vorrebbe al centro direzionale è Ennio Cascetta, attuale assessore regionale ai trasporti e docente universitario presso l’Università degli studi di Napoli Federico II. Ma per ogni azione corrisponde una reazione. La reazione in questione è Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno e nemico storico di Bassolino. Peccato però che sul capo di De Luca pendono una serie di rinvii a giudizio che vanno dalla truffa aggravata al falso, quindi non lo pongono come il migliore dei candidati in una regione che vorrebbe fare della discontinuità la sua affidabilità. Del resto – ammesso e non concesso che De Luca fosse il candidato – Idv e Udc avrebbero comunque messo il veto, per cui anche in Campania si pone lo stesso problema delle regioni menzionate sopra. Chi sarà il candidato nei palazzi napoletani? Casini aveva scelto l’ex presidente di Confidustria Antonio D’Amato, senza sapere se lo stesso industriale avrebbe accettato l’incarico. Rimane una sola certezza: in Campania sono state fissate per il 24 gennaio le Primarie, presentando però i candidati entro e non oltre il 9 gennaio. Tra meno di due settimane.
Salta all’occhio come le scelte per i candidati regionali devono necessariamente passare dall’Udc o dall’Idv – due partiti che insieme non raggiunsero il 20 per cento alle politiche dello scorso anno – mentre il Partito Democratico, con il 30 e passa per cento dei consensi, ha potere decisionale quasi pari a zero. Prospettive poche, certezze nulle, decisioni zero: è l’aria che tira in Sant’Andrea delle Fratte in questo momento. Speriamo che una tempesta se la porti via al più presto.
[Update: a quanto pare Vendola e Emiliano si dicono d'accordo per le Primarie, e proprio in chiusura di questo post]
Benvenuti in Italia
nov 14

Nell’inchiesta risulta indagata anche la presidente del Consiglio regionale della Campania, Sandra Lonardo, destinataria di un provvedimento di divieto di dimora in Campania, dove svolge la sua attività istituzionale. Non solo: stamane sette carabinieri sono entrati nella villa della famiglia Mastella a Ceppaloni, nel Beneventano e ne sono usciti dopo qualche ora.
«Uno schifo – racconta Clemente Mastella – mi sono fatto passare i carabinieri e gli detto che non si dovevano permettere, che sono un parlamentare europeo, che stavano violando i miei privilegi».
Chi sfiducerà adesso Mastella, il Governo o l’Europarlamento?
In vacanza
lug 30
Dove andate in vacanza?
Tralasciando per un momento la tristissima storia degli aerei sperduti, anche quest’anno – come gli ultimi quattro – parto dal Friuli facendo tappa la prima settimana a Catania per salutare fratello uno (nuova arrivata compresa) e fratello due, mamma e suoceri e cognati (senza link eh!), una puntatina fuori città per salutare i nuovi amici e quelli lasciati ormai da secoli ma sempre nel mio cuore. Mi farò una settimana di ozio direttamente proporzionale alla stanchezza accumulata in questo ultimo anno (ed è tanta credetemi), quindi starò spaparanzato ad arrostirmi sotto il sole cocente fin quando non divento carne alla griglia.
La seconda settimana scappo verso “il Continente” per visitare per l’ennesima volta la Campania e le sue impressionanti bellezze (non l’immondizia, non iniziate con le solite storie): Capri, Napoli, Salerno, Caserta e la favolosa Reggia, la Costa Amalfitana (sorry, se dimentico qualcosa ricordatemelo voi)…
La terza settimana – ebbene sì, mi faccio tre splendide settimane al sole cocente del sud Italia – ritorno a Catania per farmi gli ultimi tuffetti nel mare della mia città e salutare i dimentichi del primo giro e dare appuntamento all’anno prossimo, se tutto va bene. Mi sembra ottimo come programma vero?
E voi? Cosa fate quest’anno? dove andate? Dai raccontate!
Figli di un dio maggiore
dic 5
E poi dicono che in politica non esiste l’amicizia: Bassolino ha ricevuto l’out out da Veltroni per andar via dalla Regione entro Natale. In cambio ha ottenuto la candidatura alle europee (dove chiaramente verrà eletto) prendendosi – di fatto – l’immunità parlamentare per tutte le schifezze che ha fatto in questi anni. La prossima puntata riguarderà il puttanaio napoletano diretto dalla Iervolino.
Nelle facoltà universitarie vengono chiamati “Baroni”, negli enti pubblici li chiamano “Raccomandati”: come si chiamano i politici che non si possono mai mandare a casa?
Risolto il problema rifiuti, Berlusconi si butta su un altra grossa bega da risolvere: Umberto Bossi.
Venerdì, sabato e perché no, anche domenica, si sono dati fiato alle trombe mediatiche per informare gli italiani che la monnezza da Napoli è stata spazzata via: le tre reti Mediaset (grande Fede con uno speciale servito ad hoc su Rete4), e le tre reti di Stato (mai affermazione è stata più azzeccata) hanno aperto tutti i tiggi con le parole del cavaliere.
Tutte le tv italiane sono contro il premier: e questo è un fatto, ma Silvio pensa sia molto meglio fare una conferenza stampa per l’occasione. Molto meglio.
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